Questo non è altro che un blog con la funzione di "raccoglitore" di tutti i post di Alexander McDowell, un personaggio inventato da Juditta e che agisce nel Gioco Di Blog Ordinary World. Ogni fatto ed avvenimento è di fantasia ed ogni riferimento a fatti o avvenimenti realmente accaduti è casuale. L'aspetto di Alexander è quello dell'attore Wentworth Miller, ma a parte l'aspetto, il personaggio non ha alcuna attinenza con Wentworth.
Nome:Alexander Christian
Cognome: McDowell
Data di Nascita: 26 Agosto 1977
Età: 30 anni
Occhi; Blu
Capelli: Neri Corti
Segni Particolari: Una cicatrice sul sopracciglio sinistro. Glie l'ha
causata Frederick, il fratello maggiore, nell'ultima crisi, che ha avuto prima
di essere ricoverato.
Storia: Alexander Christian McDowell è il quarto
fratello della famiglia McDowell, come ogni figlio mezzano è cresciuto
in maniera indipendente, senza soffrire di gelosie nei confronti dei fratelli
maggiori, nè di Mike, il fratello minore, ha una passione smodata
per la sorellina, con la quale però non ha un buon rapporto.
Sarcastico e cinico, risulta fin troppo brusco a volte, non si lascia avvicinare
molto facilmente, diffidente per natura ha imparato a fidarsi del suo sesto
senso, che non fallisce quasi mai.
Laureato a Yale, ha cominciato a lavorare subito dopo la laurea, presso
l’azienda dove aveva fatto lo Stage. L’azienda è una
delle più grandi nel settore, è la stessa che si è
occupa degli Spot Nike e Coca-Cola. Ha girato il mondo, per lavoro, visitando
le città più belle, e i posti più emozionanti, anche
solo per trovare l’ispirazione adatta.
Ma ora, è stanco della sua vita da nomade, e ha deciso di trasferirsi
a New York, in pianta stabile, insieme al fratello Mike e la sorella Antea.
Insieme al suo staff, ha voluto aprire un ufficio tutto suo, considerando
anche il fatto che molti dei suoi clienti hanno deciso di seguirlo, perché
sanno che lui nel lavoro ci mette la propria anima.
Ama moltissimo le moto e i motori, come ogni membro della famiglia McDowell,
possiede una Honda cbr nera, con la quale va spesso a correre in pista,
o semplicemente fare lunghi giri per rilassarsi e ritrovare la giusta concentrazione.
Ha un’altra passione quella per i film, possiede oltre 200 dvd originali,
che lo seguono ovunque, e ama leggere, non ha generi preferiti, anche se
predilige i classici come Shakespear e Baudeleire, ma logicamente questa
cosa la sanno veramente in pochi.
Se in giusta compagnia ama divertirsi e lasciarsi andare.
Sentimentalmente è tornato libero da un annetto, dopo una relazione
che durava da troppi anni, si era innamorato della donna sbagliata, che
pretendeva troppo senza mai dare niente in cambio.
Alexander è un tipo passionale, e in una relazione, come nel lavoro
mette tutto se stesso, non pretende neanche tanto, solo sincerità
e fedeltà. Incredibilmente romantico (sa nascondere alla perfezione
questa sua peculiarità) spesso stupisce le proprie ragazze con viaggi
a sorpresa, e appuntamenti particolari, senza mai cadere nel banale o nello
scontato.
Ama: Se stesso, la sua moto, il suo lavoro, la sua famiglia.
Odia: La sua vita, il suo cinismo, e la gente che vive solo perchè è obbligata a farlo.
Colore Preferito: Verde Smeraldo.
Numero Fortunato: 3
Portafortuna: Ancora non ce l'ha.
Sogno nel Cassetto: Avere una famiglia propria.
Città Preferita: Vienna.
Moto: Honda VFR [Foto]
Cellulare: Nokia N93i [Scheda]
Pc: Sony VAIO VGN-TX3XP/L [Scheda]
Macchina: Celica S 2800 (Cilindrata) [Foto]
Nome: Milena Nott
Età: 55 Anni.
Professione: Giudice Supremo della Corte Marziale
Descrizione: Abita a Washigton, dove lavora da oltre venti anni come Giudice della corte Marziel. La sua professione l'ha portata spesso ad assentarsi da casa, ma ha fatto il possibile per non far mancare niente ai figli. Donna molto formale e rigida, solo in famiglia si lascia un po' andare. Ha ricevuto da sempre un'educazione militare, non solo perchè è entrata in marina alla giovane età di venti anni, ma anche perchè il padre era un ex Generale con quattro stelle in pensione. Adora Mike, e anche se le madri non dovrebbero avere preferenze, lui è l'eccenzione che gli fà confermare la regola. Non solo perchè ha intrapreso una carriera d'avvocato ma anche perchè dei sette figli è quello che sente piu vicino.
Nome: Nicholas McDowell
Età: 57 Anni
Professione: Generale dei Marins Americani, a capo di una Tasc Force 'segreta' di Anti-terrorismo.
Descrizione: è in servizio attivo in Iraq dal Novembre 2001. Torna rare volte in patria, e sempre per pochi giorni, ma spera ardentemente che gli diano un congedo permanente. Sente molto la mancanza di casa, anche se per la patria farebbe di tutto. Appassionato di moto e macchine è lui che ha trasmesso questa passione ai figli. Ha un piccolo vizio, quello di controllare la fedine penali dei partner dei propri figli. Spigliato e ironico ama la lettura e la buona musica. Tiene tantissimo a ciascuno nei sette figli, anche se a volte dimostra un debole per la 'piccola' Antea. L'unica femmina della numerosa famiglia.
Nome: Fredreric McDowell
Età: 36 Anni
Professione: Disoccupato
Descrizione: Fedreric è il maggiore dei sei fratelli, ha 36 anni, e da 10 anni è rinchiuso in un ospedale psichiatrico, il migliore di tutta l'America. Quando era più piccolo, ha subito un grave Shock, che prima gli ha fatto perdere momentaneamente l'uso della parola, e quando tornò comincià ad avere vere e proprie crisi, con scatti d'ira e violenza. I fratelli non vanno spesso a trovarlo, l'unica che riesce a reggere la situazione è la piccola Antea che almeno una volta al mese sparisce per una giornata intera senza dare spiegazioni e va a trovare suo fratello. Negli ultimi anni sembra essere migliorato tantissimo, e Antea spera che ben presto lo lascino libero di tornare a casa insieme ai fratelli.
Nome: Tomas McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Tomas è il secondo genito insieme a suo fratello Leonard, della famiglia, ha 33 anni ed è tra i Piloti di Rally più consociuti in America, corre insieme a suo fratello, e non si fà mancare un tornero, anche minore, ha la passione per i motori, come tutti i componenti della famiglia. Si è sposato molto giovane, a 25 anni ha una figlia di 3 anni, Mary Rose. Abitano a Washigton, anche se, a casua del suo lavoro è spesso fuori casa.
Tom è un ragazzo all'apparenza inavvicinabile, schivo e meschino, ma è solo una maschera che porta, non ama moltissimo affezionarsi alle persone, perchè convinto che prima o poi tutti gli volteranno le spalle. Vuole bene realmente solo alla propria famiglia e alla moglie.
Nome: Leonard McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Leonard, 'Leo' per gli amici è l'opposto del fratello, solare giocoso e simpatico, è il classico 'bonaccione' tutti lo adorano fin da subito, e lui non può che esserne felice, infatti, anche se non lo ammetterebbe neanche sotto tortura, ama stare al centro dell'attenzione.
Anche lui ha le sue radici a Washigton, dove convive con una ragazza ormai da 5 anni, stanno pensando seriamente al matrimonio, ma vogliono ancora far passare qualche tempo.
Nome: Samuel 'Sam' McDowell
Età: 22 Anni
Professione: Studente iscritto alla facoltà di Veterinaria di New Yor. Con Specializzazione di "Animali Marini"
Descrizione: Samuel studia veterinaria, con specializzazione in 'Animali marini'. E' il più piccolo della famiglia McDowell, è cresciuto viziato e coccolato da i genitori ma sopratutto dai cinque fratelli maggiorni, e Antea non gli ha mai fatot mancare coccole e ogni tipo di premura. Si fa chiamare da tutti "Sam" non ama chi usa il suo nome per intero, vispo e solare è sempre disposto a ad aiutare il prossimo. Molto ordinato e preciso non ama il disordine. Divertente e con la battuta pronta è sempre disposto a scambiare quattro chiacchiere in compagnia. Espansivo e estroverso non ama gli spazzi aperti, nonostante abiti al Wayland Park non ama il caos cittadino. Torna in città solo per studiar ee dare gli esami, altrimenti preferisce la vita nell'oceano.
Premessa: E' lo Staff Migliore al mondo
Summer Dupree viene assunta da Alexander nel momento in cui la sua agenzia accetta di occuparsi della campagna pubblicitaria della rivista Runaway, per occuparsi delle relazioni tra il suo ufficio e il settore fotografico. Ambiziosa e buona lavoratrice Summer è una ragazza ostinata e decisa che non si tira mai indietro davanti alle sfide e alle nuove proposte. Appena assunta però prenderà una bella sbandata per il suo capo, cosa che la porterà, a volte, a essere un po’ troppo piena di attenzioni nei suoi confronti.
Richard Willis ha 34 anni e lavora da sempre nel settore pubblicitario, essendo questo il mestiere praticato anche da suo padre e dal fratello maggiore. Creativo, arguto e fantasioso Richard è la mente dello staff di Alexander, sempre capace di trovare slogan e descrizioni originali e pungenti per ogni prodotto di cui devono curare la campagna pubblicitaria. Sposato da 4 anni lui e la moglie stanno aspettando ora il loro primo figlio, una bambina che dovrebbe nascere a fine agosto 2007.
Mylo Sullivan è il più giovane tra i collaboratori di Alex, è un ragazzo che ha una passione smodata per l'infromatica e per la programmazione, ha uno spiccato senso per gli affari, e apprende velocemente tutto, infatti lui mira a prendere molto presto il posto di Alex. A ogni costo, e in ogni modo. Gentile e ironico, molto spesso Mylo si trasforma nel giullare di corte, sopratutto quando i tempi di consegna stringono e la tensione è alle stelle.
Allyson Matthews è una delle collaboratrici più 'Anziane' di Alex, lavora con lui dalla bellezza di 9 anni, e ha deciso senza pensarci due volte di seguirlo a New York, si occupa insieme ad Alex, del settore creativo, e dell'innovazione, e anche come PR, sempre disposta a portare nuovi clienti.Allyson non è solo una collaboratrice, ma è anche la migliore amica del ragazzo, ormai i due riescono a capirsi anche con un solo sguardo.
Donovan Pratt, 'Dane' per gli amici è il classio genio, creativo e molto 'strano' è un vulcano di idee, piantagrane di professione spesso esaspera tutto il team. Si lamenta per ogni cosa, e sopratutto ha una fissa per il caffè italiano, se non è italiano impazzisce (più di quanto già non lo sia in realtà).
amanda
amber
bar
conferenze
eve
famiglia
i gatti
lavoro
new york
teppiste
Appartamento 4A
- Eve
Philips
-
Amanda Philips
-
Kathleen Philips
Appartamento 4C
- Scarlett Bynes
Appartamento 4D
-
Leiandros Nox
-
Jared Nox
Appartamento 7A
- Brian
'Synyster' Foster
-
Zachary Badley
- Frank
Nowell
Appartamento 7D
- Peter
Harnett
-
Jane Holsen
-
Melanie Caine
- Pete
e Malanie
Appartamento 8B
-
Lenore Cutteridge
-
Hayley Cutteridge
Appartamento 9D
-
Alexandra Collins
- Jordan Reeves
Appartamento 11D
-
Samuel Townsend
Appartamento 12A
-
Blaine Foley
- Ian
Foley
Appartamento 12B
-
Johnathan Lewis
Appartamento 12C
-
Keira Bailey
- Jake
Bailey
-
Chris Marshall
Appartamento 12D
-
Antea Calliope McDowell
-
Mike JonathanMcDowell
-
Alexander Christian McDowell
-
Amber McCartey
La compagnia
- In
Good Company
A Stylish Diaries Maker production;
Immagini di Wentworth Miller provenienti da SweetandTalented;
Hosting by Splinder e Altervista;
Talkin' this and that again; Let's break it down for a minute. Creamer © Limp Bizkit.
{06 Novembre}
Dal giorno di Halloween ho una nuova prospettiva di vita.
[Ok non esageriamo.]
Dal giorno di Halloween vado con più piacere al lavoro.
[Cosi va bene. Meglio.]
Eve Philips mi ha baciato. E questa sarà la frase che gli rinfaccerò per il resto delle nostre vite. Non sono stato io a baciarla, lei ha fatto la prima mossa. Ok, lo so benissimo che non dovrei ghignare come un cretino a questa semplice affermazione, ma è più forte di me.
Mi ha baciato Lei. Non ci sono ne ‘ma’ ne ‘forse’, lei mi ha baciato per prima.
Però riconosco una cosa, ho cominciato io a corteggiarla, anzi no, ancora non ho neanche iniziato a corteggiarla come si deve, e lei mi ha baciato…
[Ok La smetto. Ma mi ha baciato lei!]
Il mio ego non è stato mai cosi bene in vita sua.
[Confermo. Sto benissimo!]
Scendo dal letto, e credo di avere dipinta in volto l’espressione più ebete al mondo. E non riesco neanche a capire come mai quel bacio mi è rimasto cosi impresso, sono passati quasi dieci giorni, e di baci ce ne sono stai altri…
[Non quanti ne avrei voluti io]
Ma quello di Halloween ha un qualcosa di speciale, sarà perché mi ha baciato lei… E poi era il primo bacio!
[Cazzo Smettila! Stai diventando patetico!]
Entro in bagno, sono le sette di mattina e regna un silenzio quasi surreale in questa casa, che in genere è l’alcova del caos. So che stanotte Antea è rientrata alle cinque, ho sentito la porta di camera sua cigolare a quell’ora. Mi preoccupa, è troppo serena e felice, esce troppo spesso e non ha versato neanche una lacrima. Sta fingendo, ci sta mentendo su tutta la linea. Spero solo che si sfoghi con qualcuno, non voglio che si chiuda in se stessa.
Mike è uscito cinque minuti fa, Jake lo ha lasciato in un bel casino.
Amber, credo che sia a dormire da Chris, la porta della sua camera è aperta e il letto è rifatto.
Perfetto ho tutto il tempo del mondo per prepararmi.
Non appena esco dal bagno sento il cellulare squillare.
Guardo il display, e avrei preferito morire annegato sotto la doccia.
“Kim?” Dico non appena decido di rispondere.
“Allora ce l’hai il mio numero” Sento una voce irritata strillare dall’altro capo dell’orecchio.
“Ti ho per caso detto, che avrei richiamato io” Dico inserendo l’auricolare Blutooth all’orecchio, e accendendolo.
“Si Alexander!” Risponde seccata, sorrido sentendo pronunciare il mio nome per intero.
“Ho avuto molto da fare Kim” Biascico cominciando a farmi la barba.
“Sono tre settimane che devi chiamarmi!” Mi ricorda petulante.
“Tesoro mio, ho un lavoro e una vita da portare avanti” Sbuffo cominciando a stufarmi di questa telefonata.
“E io non faccio parte della tua vita?” Chiede incrinando la voce.
“Ah certo, sei stata un’ottima scopata” Rispondo talmente pacato, che lei stessa ci mette due minuti buoni a inglobare l’insulto.
“Come ti permetti eh? Sei solo un lurido stronzo, bastardo, idiota!” Urla sconvolta.
“Hai dimenticato puttaniere” Aggiungo serafico chiudendo la telefonata.
L’avrà capita, certo ci sono andato giù pesante, ma amen. Una che m’invita a salire a casa sua dopo che le ho raccolto la patente da terra, non credo che debba definirsi in altri termini.
[Se lo sapesse Eve, che non sei per niente come credi te, di essere]
Getto l’asciugamano ormai bagnato a terra, giornata rovinata. Ma cosa c’entra Eve in tutto questo?
Ok mi ha baciato, ci siamo baciati un altro paio di volte. Stop.
Ok è bella da togliere il fiato, e riesce a tenermi testa.
Ok la penso gran parte della giornata, e l’altra parte la passo insieme a lei al lavoro.
Ok questa scusa delle due settimane, è stata un tacito compromesso per darci del tempo per conoscerci.
*
Oggi ho preso la macchina, piove a dirotto, e odio bagnarmi. Mi da un fastidio cane, soprattutto perché sono anche di pessimo umore, la telefonata di Kim mi ha rovinato la mattinata. Ma cosa vuole da me? S’è fatta uno dei migliori giri con il sottoscritto e non vedo dove sta tutto il resto.
Le donne dovrebbero saper distinguere il sesso dall’amore. Con una che conosco da due ore, non potrei mai fare l’amore, ma dell’ottimo sesso si.
“Buongiorno” Dico a Milo e Ally che stanno rifinendo gli ultimi dettagli per la seconda campagna Adidas.
“’Giorno” Biascicano a mezza voce, chini sul portatile senza neanche staccare gli occhi per salutarmi. Scuotendo la testa mi dirigo in ufficio, dove Summer sempre meno vestita mi accoglie, spiegandomi tutti gli appuntamenti del giorno.
Nessuna videoconferenza, nessuna riunione: pensavo peggio.
Il tempo scorre velocemente, soprattutto ho impiegato venti minuti buoni a tediare Eve su Msn. Ieri sono stato io a pranzo su da Runaway, oggi è lei che deve scendere. Io ho ancora una sua scarpa. Sono in vantaggio.
“Alex, scusa se disturbo” Summer si presenta nel mio ufficio con uno sguardo funereo.
“Problemi Summy?” Dico mostrandomi preoccupato.
“No solo che c’è una certa Kim, che s’è messa a sbraitare che doveva parlare con te!”
Alzo gli occhi al cielo. “Falla entrare” Sospiro, sistemandomi la cravatta.
Non faccio in tempo a fare altro che Summer viene travolta da un ciclone avvolto in una pelliccia bianca.
“I conigli ringrazieranno” Dico a bassa voce, dipingendomi in viso il sorriso meno convincente del mondo. Se fossi in un telefilm, stile Ally McBeal, avrei già cercato la leva per la botola. E ciao Kim!
“Volevo vedere se di persona avevi il coraggio di ripetermi tutto” Mi dice con aria di sfida.
Ma è possibile che tutte le pazze scriteriate me le becchi io?
“Tesoro mio” Dico ironico, appoggiandomi a sedere sulla scrivania, incrociando le gambe all’altezza delle caviglie. Porto una mano al mento. “Come dire… Non m’interessa niente di te?” Pronuncio scandendo le parole lentamente. “Chiaro come concetto?” Aggiungo tagliente.
“Ma perché!” Sbotta lei nervosa. “A letto c’era feeling!” Aggiunse subito dopo in un sospiro isterico.
“Ah madonna santa! Mi spiace per te, ma non c’era feeling, ora a costo di sembrare un mostro, è stata una botta e via!” Dico quasi esasperato.
Mi spiace per lei, se pensava che tra noi ci fosse feeling, vuol dire che le sue esperienze non sono per niente eccezionali. Anzi.
“Esci con un’altra, vero?” Chiede quasi con le lacrime agli occhi…
No non sopporto le donne che piangono, non quelle che conosco fisicamente e basta. [Orrore]
“Si esco con un'altra donna..” Rispondo tranquillamente, stupendo anche me per l’affermazione.
Fermo il mondo un secondo.
Sto uscendo con Eve Philips. Ci stiamo frequentando è questa la semplice verità, niente menzogne o scommesse. Solo io e lei, e una scarpa presa in prestito forzato.
[Non è cosi spaventoso ammetterlo…]
“Anche lei è solo una scopata?” Chiede acida, di chi la sa lunga.
“No.. La frequento da tre settimane e neanche l'ho sfiorata.. Lei non si svende.. Ora scusa ma ho da fare” Concludo leggermente accigliato.
“Sei un pezzo di…” Ma ecco che la mia attenzione viene attratta da due occhi verdi, e dei boccoli castani scuro.
“Kim ha da fare” Sospiro seccato facendole segno di uscire dall’ufficio. Lei con gli occhi rossi e uno sguardo superbo esce dall’ufficio. Scuoto la testa divertito.
“Le mille donne di McDowell...” Sorride serena, dieci a uno che ha sentito l’ultima parte del discorso, è per questo che non è entrata brandendo un’ascia. Chiude la porta dietro di se, e mi si avvicina. “Luise ci vuole spedire a un'altra conferenza a dicembre, ci stai o hai impegni con quella con cui ti vedi?” Mi sussurra all’orecchio, posandomi una mano delicatamente sulla spalla.
“Sai quella con cui mi vedo è amante dei gatti ma magari mi lascia venire alla conferenza..”Dico fingendomi abbattuto e sospirando.
Lei sorride maliziosa e mi bacia, un bacio passionale e dolce allo stesso momento. “Permesso concesso... Ti avverto che però qualche gatto lo porto...” Aggiunge ironica. Allungo le braccia e le cingo la vita.
“Se vuoi porto kim, come pappagallo dovrebbe funzionare…” L’abbraccio forte e la bacio.
[Bisogno continuo e costante di sentire le sue labbra sulle mie]
“Se proprio vuoi portarla... Non ti nascondo che avrei preferito solo noi due... Posso anche lasciare a casa i gatti” Ride sfiorandomi una guancia con la punta del naso. Sa essere incredibilmente eccitante, sensuale e dolce nello stesso momento. Mi farà uscire di testa presto. “E comunque prima o poi questa storia me la devi spiegare...” Aggiunge con tono serio.
“Ancora è presto per spiegartelo…” La bacio, cercando di cambiare discorso. “Comunque preferisco passare il mio tempo con te, Kim ha lo spessore di una penna..” Commento tranquillamente e sincero. Anzi di un foglio, anzi meno… Non ha spessore.
“È una fortuna sapere che raggiungo almeno quello di un evidenziatore Alex..”
Poi mi chiedo come non faccio a perdere la testa per una cosi. Sarei folle a non interessarmi a Eve.
“Tom, porti un drink a quella signorina? Lo stesso che ha ordinato prima” Dico porgendo un bigliettino al barista, che sorridendo annuisce. In due minuti il messaggio è stato recepito, e mi sta arrivando la risposta. La leggo, e sorrido.
Mi alzo prendendo il mio bicchiere di Jack tra le mani, e mi avvicino a Eve.
“Posso signorina?” Chiedo appoggiando una mano sulla spalliera della sedia.
“Cosa le fa credere che sia signorina?” Chiede con fare altezzoso, ma divertito.
“Che non c’è nessun principe azzurro dalla lucente armatura, a difendervi dalla mia presenza” Spiego tranquillamente, ostentato un sorriso sereno.
“Oh prego si accomodi” Scuote la testa “Cosi lei è quella tipologia di uomo, che vede la donna solo tra le mura di casa?” Mi domanda pungente, prendendomi in contropiede.
“Non ho detto questo…” Dico inarcando il sopracciglio.
“Invece si, specificando non il fatto che non porto una fede al dito, ma dal fatto che hai specificato che sono sola senza il marito come guardia del corpo” Beve un sorso dal suo drink e prosegue “Hai mascherato un pregiudizio maschilista con un complimento” Termina soddisfatta, sfoggiandomi il suo ghigno migliore. Vuole la guerra, e guerra sia.
Rimango in silenzio a fissarla, devo riuscire a capire la sua tattica, ho capito solo una cosa: sta giocando pesante.
“Posso sapere il suo nome?” Chiedo rigirando il bicchiere tra le mani, facendo cosi scortare i cubetti di ghiaccio.
“Eve” Mi porge la mano, io la prendo e vi poso un leggero bacio.
“Piacere Alexander” Aggiungo guardandola dritto negli occhi. “Allora, che ci fa qui una signorina tutta sola?”
“Un appuntamento mancato” Sospira tranquillamente.
“Oh, un indicibile errore mancare a un appuntamento, soprattutto se c’è una cosi bella signorina tutta sola” Dico melenso, la cosa stona un po’ con il mio atteggiamento normale.
“Oh niente di cosi trascendentale, chi lo sa magari in questa serata potrei trovare una compagnia migliore…” Dice con fare allusivo. “Se magari non occupasse lei il posto libero, sa gli uomini sono molto territoriali, se rimane un altro po’ sarò costretta a cambiare tavolo, o la sua colonia mi renderà meno appetibile al resto del bar.”
[Due a zero per Eve]
Scherza divertita. Chiaro messaggio che la tattica dell’invito anonimo non ha funzionato, sapevo che non dovevo spruzzarci il mio profumo.
“Meglio per me, potrò avere l’onore di passare una serata in buona compagnia” Ribatto sicuro di me. Questo gioco comincia a piacermi.
“Tom puoi portarci per Jack Daniels con il ghiaccio?” Chiede Eve verso il barista che annuisce.
“Ah…” Scuoto la testa contrariato.
“Cosa?” Chiede lei inarcando il sopracciglio.
“Non è buon segno quando una giovane signorina conosce il nome del barista e ha confidenza con lui…” Dico con finto cipiglio severo.
[Uno a Due. Palla al centro]
Lei apre la bocca per ribattere, ma la richiude subito scoppiando a ridere. Infondo le abitudini sono dure a morire, Eve frequenta questo bar ormai da anni, è una sorta di luogo di ritrovo. Da quando lavoro in quest’edificio ci vengo spesso con Donovan e Allyson, e anche Eve con altri colleghi, beviamo un aperitivo tutti insieme e ascoltiamo la musica che spesso è cantata dal vivo.
Miranda si chiama la cantante ed ha una voce straordinaria, ogni tanto per farci quattro risate cantiamo anche noi, o addirittura balliamo un po’ per divertimento. Tom ormai è quasi uno di noi.
“Cosa fai nella vita Alexander?” Mi chiede tranquilla, osservando Miranda cantare una canzone lenta.
“Canto!” Dico prontamente, se tanto devo giocarmela me la gioco per bene.
“Canti…” Ripete lei annuendo.
“Si, creo Jingle pubblicitari” Rispondo prontamente.
“Quindi si suppone che tu abbia una bella voce…”
“Oh, mi dispiace deluderti, ma ho un tremendo mal di gola” Tronco sul nascere ogni richiesta di dimostrazione.
“Bella scusa…” Mi sfida sarcastica. “Cosi se voglio una dimostrazione, dovrò rincontrarti una volta passato il mal di gola..” Marca moltissimo le ultime tre parole. Rimango interdetto. Ora mi spaventa, come diamine può aver capito la mia tattica? Che sia cosi banale?
“Ok se avrò gravi conseguenze vocali, ti farò causa” Dico alzandomi, gustandomi lo sguardo stupito di Eve.
Dopo un minuto di organizzazione mi posiziono al centro del palco, e mi schiarisco la voce, senza distogliere lo sguardo da Eve. Ho scelto una canzone un po’ particolare: Your Song – Elton John.
Ballerei la polka sopra un tavolo, vestito da catwoman, pur di dar ragione a Eve. Mai e poi Mai.
La canzone ha un testo stupendo, e sento vicino il giorno in cui potrei cantarla realmente a Eve, e non solo come messa in scena. Infondo devo riconoscere che in lei c’è qualcosa di eccezionale.
[Sei romantico da fare schifo. Riacquista un po’ di dignità]
Non appena finisco la canzone e dopo un paio d’inchini in risposta agli applausi, mi avvicino a Eve e la prende stretta tra le mie braccia e la bacio. Un bacio come si deve, un bacio come avrei dovuto darglielo appena arrivato. La sento sorridere.
“E fai cosi con ogni donna che incontri al bar?” Mi chiede mostrandosi stizzita.
“E te ti fai baciare da tutti quelli che ti cantano una canzone?” Chiedo prontamente, per poi scoppiare a ridere entrambi.
[Tre a Tre. Palla al centro.]
“Certo che l’approccio iniziare è stato pessimo” Commenta Eve non appena usciamo dal bar.
“Eve, io sono un uomo. Da quando in qua noi ci azzecchiamo alla prima?”*
Dico serafico, passandole un braccio intorno alle spalle. “E ricordati sempre che: Il numero di respiri che fate in vita vostra è irrilevante. Quello che conta sono i momenti che il respiro ve lo tolgono.”* Recito solenne, questa frase che non mi ricordo neanche da dove l’ho memorizzata. Un cioccolatino, o qualche film idiota.
“McDowell dopo questa citazione, sei bocciato!” Dice lei esterrefatta. “Mi sei caduto proprio in basso sul finale!” Aggiunge allibita, pizzicandomi un fianco.
“Allora professoressa, quando mi darà ripetizioni?” Dico malizioso.
“Mi spiace con la bocciatura si rimanda tutto all’anno prossimo…” Sospira serafica.
“Come sta Antea?” Chiede osservando la sua macchina parcheggiata al fianco della mia.
“Fin troppo bene, ma sai io con lei non ho un bel rapporto!” Dico facendo le spallucce, e chiudendo il box del garage.
“Dai che le passerà” Mi prende a braccetto e ci avviciniamo all’ascensore.
“Oh si, sono sicuro di si, ma io ho un discorso in sospeso con te!” Entro nell’ascensore, e prima che Eve possa dire o fare qualcosa l’attiro a me baciandola, apro l’occhio destro premo il tasto del quarto piano, e mi perdo in quelle labbra che bacherei giorno e notte.
Non so quanto tempo sia passato, ma dei colpi di tosse ci riportano alla realtà.
Apro gli occhi, e mi ritrovo due volti sconvolti davanti a me, e non sono due volti qualsiasi: ma Amber e Amanda che ci stanno fissando cosi: -.-
Guardo Eve, gli lancio un messaggio chiaro e tondo: Panico!
Lei ricambia lo sguardo accennando un sorriso: Imbarazzo!
“Voi non avete visto niente” Dice Eve sventolando il dito indice davanti al volto delle due giovani ragazze.
“Possiamo trattare” Interviene Amanda con gli occhi luccicanti, che si vede già sommersa da regali per il suo silenzio.
“Esatto: trattiamo” Gli da man forte Amber, da quando hanno fatto pace quelle due sono una la spalla dell’altra, insomma: indistruttibili, più temute del Padrino in persona.
“Che ne dite se trattiamo davanti a un bel gelato da Freezy?” Chiedo sfoggiando un sorriso sincero.
“Alex sono le undici e mezzo, loro domani hanno scuola e noi lavoro” Mi rimprovera Eve.
“Si giusto! Nate non aspetta altro che gli dica che vi ho beccati a sbaciucchiarvi in ascensore! Come sedicenni!” Gongola Amanda. "Anzi no, Nate è troppo poco. La Signora Patty!"
“Anche Antea e Mike hanno bisogno di una bella notizia…” Le da man forte come sempre la mia sorellina.
“Vedi Eve? Davanti a un gelato saranno più ragionevoli” Dico rientrando nell’ascensore, e dopo che sono tutte entrate premo il tasto del garage, e osservo quelle che son diventate le mie tre donne. Bell’affare, mi dovrò mettere in straordinario per comprare il loro silenzio. Ma va bene cosi…
*
{14 Novembre}
“Così allora state insieme!” Esclama Ally fermandosi davanti al Wayland.
“Non proprio, ci frequentiamo” Specifico serafico.
“Si beh, te sei già innamorato, solo che ancora il tuo ego lo deve ammettere!” Risponde sibillina, girandosi verso di me.
“Sai che non lo so? Eve è diversa dalle altre… Ma non so…” Mi mordo il labbro inferiore
“Hey non eri te quello che voleva cambiare vita?” Mi chiede tranquilla, sorridendomi.
“Si che c’entra… Eve non conosce il vero Alex…” Ed è questo che mi preoccupa.
“Come no? Le hai dannato la vita per mesi!” Ride scuotendo la testa.
“Ally sai benissimo come sono fatto, sai che non so stare fermo, sai che non so stare zitto, sono stronzo ed egocentrico…” Dico sbattendo la testa lateralmente sul vetro del finestrino due volte.
“Ma sai anche essere romantico, disponibile e sopportabile” Sospira. “Alex. Hai deciso di stabilirti a New York, per un motivo ricordi? Mettere la testa a posto, e a quasi 30 anni suonati dico che è anche ora…”
“Antea mi ucciderà” Sospiro abbattuto, mi domando perché tutte queste cose non si sistemino con un colpo di bacchetta e via.
“Hey non aumentare i problemi, già Milo a lavoro ti fa torcere, Antea è lei, sai benissimo che quando smetterà di soffrire per Frederick verrà da te. Sei stato il suo punto di riferimento per quattordici anni…”
“Voglio prendere la moto e fare la coast to coast in una settimana, fondere il motore e riprenderne una nuova al ritorno” Ammetto facendo spuntare un sorriso alla mia migliore amica.
“McDowell scordati che torno con te! Nove anni fa avevo solo diciotto anni e una testa vuota!” Esclama dandomi un lieve pugno sulla spalla.
“Magari ci porto Eve!” Dico massaggiandomi la parte colpita.
“Ottimo modo per farti mollare in tronco!” Sospira. “Una settimana sempre in sella a una moto, dormire nei posti più improbabili, ed esposti alle intemperie del deserto! Perché non lo fai come viaggio di nozze?” Mi prende in giro.
“Ma è stato cosi traumatico?” Chiedo sbalordito, non l’ho mai pensata sotto quest’ottica. Per me era il viaggio della vita, quello che mi ha permesso di osservare i posti più belli al mondo.
“Alex lo sai che sei bravissimo a cambiare discorso?” Mi fa notare Ally, certo che lo so, è la mia arma migliore insieme al silenzio.
“Ally che ti devo dire?” Sono esasperato, non lo so, non m’interessa, non voglio fare i progetti. Le scadenze si danno a dei lavori, e non alla vita; voglio continuare a vivere alla giornata.
“Che stai scappando dalle responsabilità?” Mi prova.
“Non ti azzardare neanche a dirlo…” Dico categorico. “Non sono mai scappato, soprattutto dalle responsabilità. Ho solo voluto la mia indipendenza.” Specifico accigliato.
“Certo ma qui si parla del tuo rapporto con Eve, non del tuo passato burrascoso” E ritorna sull’argomento. Non riesco a seminarla, è troppo cocciuta. È la mia anima gemella, anzi no, è me al femminile.
“E te con Gregory?” Se devo combattere, combatto ad armi pari. Mostro il mio ghigno migliore.
“Ah quanto sei stronzo!” Risponde allibita. “Risponderò solo quando te mi dirai che farai con Eve”
Eccola lì, ci risiamo. Ma se la strozzo, e occulto il cadavere in cantina?
“Da quando la mia vita sentimentale t’interessa cosi tanto?” Chiedo tagliente.
“Da quando Donovan usciva con quel trans, e se ne è reso conto solo dopo due settimane” Annuisce seria. “Non ci sono poi cosi tanti scoop nell’ufficio, se non Summer che ti viene dietro, ma sai che roba…”
“Ah ecco, quindi sono il tuo “Truman Show”, mi devo mettere in posa quando ti guardo?”
“Non proprio, voglio vedere come riesci a complicarti la vita da solo” Guarda l’orario. “Ora vai si fa tardi!” Sospira accendendo di nuovo il motore della macchina.
“Mi raccomando muori lentamente nel sonno” Dico mettendo il piede fuori.
“E te Alex impiccati” Mi risponde subito prima che chiudessi lo sportello della macchina.
Salgo a casa stanco morto, sono le ventidue e sono fuori da stamattina alle otto.
“Sono a casa” Dico sapendo che almeno Amber e Mike siano presenti.
“Hey Diavolo!” Amber mi viene incontro abbracciandomi, questa ragazza è cambiata tantissimo, ora è pure affettuosa con noi.
“Hey Strega!” La stringo forte a me, e le do un bacio in testa.
“Com’è andata la giornata?” Chiede addentando una mela verde.
“Un casino totale.” Sospiro abbattuto.
“E non è finita qui” Sorride maliziosa.
“Parla, o giuro che ti rinchiudo nell’armadio di Mike” La minaccio serio, cosa già avvenuta una volta quest’estate. Quando era insopportabile, l’ho presa come un sacco di patate, e l’ho depositata nella cabina armadio di Mike. Per venti minuti. Fantastica giornata quella…
“C’è una certa Kim, Mike l’ha fatta entrare, ti sta aspettando da un ora…” Mi dice sorridente.
È un incubo. Mi perseguita. Aiuto.
“Oh perfetto” Esulto con la vitalità di un castoro morto annegato.
“Alexander finalmente!” La sua voce untuosa e stridula mi fa accendere il sistema nervoso: pessimo segno. Vado in cucina e la vedo amabilmente seduta sullo sgabello della MIA cucina, che parla con MIO fratello. Devo ricordargli le regole basilari: non far entrare le pazze squilibrate.
“Kim che ci fai qui?” Dico seccato posando la giacca sulla tavola.
“Magari volevi chiedermi scusa…” Scende dallo sgabello, e mi si spalma addosso peggio della marmellata, sotto un occhio allucinato di Mike.
“Andiamo di là” La strattono con poca delicatezza, vorrei ficcarle la testa nel forno e accenderlo.
“Alexander mi fai male” Sibila stizzita, attraversiamo il salone ignorando Amber e Antea che mi fissano allibite, pure loro. Arrivo alla porta d’ingresso ed esco, afferrando al volo la sua pelliccia e la borsa.
“Se volevo farti bene ti davo cinquanta dollari” Sbuffo seccato chiamando l’ascensore.
“Ma si può sapere che ti prende?” Mi chiede ansiosa, con gli occhi lucidi.
Ah! Lo so io che mi prende, mi prendono gli istinti omicidi altro che.
“Ora lo vedrai…” Arriviamo al piano terra, e trovo Jim che ci osserva in maniera preoccupata, credo di avere una maschera d’odio dipinta in volto.
“Jim, vedi questa signorina?” Chiedo indicandogli Kim. “Se solo osa rimettere piede al Wayland chiami la polizia” Lo so che esagero. Lo so benissimo. “E avrà una bella denuncia a carico, con ordinanza restrittiva” Senza permettere alcuna risposta dalle due parti la trascino fuori dal palazzo.
“Sparisci Kim dalla mia vista per sempre!” Dico risoluto.
“Ma Alexander io volevo solo…” Prova a dire iniziando a piangere. Ok è troppo.
“Sei stata una dannata scopata e basta, una volta, che ero pure su di giri per via dell’alcool, niente più. Hai lo spessore di una penna, sei interessante quanto un albero!” Dico categorico. “Non provare a cercarmi più, ne a casa ne al cellulare. Sparisci dalla mia vita” Sospiro rientrando, lasciandola piangere su se stessa fuori dal palazzo.
Saluto Jim che ancora è interdetto per quello che è accaduto pochi secondi fa. Non ho voglia di dare spiegazioni, soprattutto a chi non ne ha il diritto di riceverle.
Odio questa serata odio l’insistenza di quella ragazza. Odio che abbia invaso il mio spazio. Non amo che la gente frequenti casa mia, non amo che mi si bracchi come se fossi un ricercato. Odio chi s’impiccia dei fatti altrui senza motivazioni, spinti solo dalla curiosità.
*
{16-17 Novembre}
“Non prendere impegni per il 18 sera” Entra in camera mia Mike, senza neanche bussare. Figurati se in questa casa esiste la Privacy.
“Come mai?” Chiedo stiracchiandomi le braccia, e portandole fin dietro la testa. Sto aspettando Amber per farle vedere Fight Club, non lo ha mai visto, e devo rimediare a questa sua mancanza.
“È il compleanno di Eve, ne fa 29” Dice Mike malizioso. “Come non lo sapevi?” Chiede fingendosi scandalizzato. Cazzo no, che non lo sapevo.
“Che si fa?” Chiedo ignorando i commenti idioti di mio fratello.
“Cena da Turn Over” Prende una mia polo blu dall’armadio.
“Fai pure con comodo eh…” Dico tranquillo. “Ok, ci sarò…”
Com’era quella maledizione, anzi imprecazione in Aramaico? Porca Puttana! Ecco, è Americano ma rende l’idea benissimo. Rischiavo di perdermi il compleanno di Eve. Ok. Calma. Pensa.
“Eccomi Diavolo” La voce di Amber mi desta dai miei pensieri, e con la tuta, e una maglietta di Chris che è almeno 3 volte più grande della sua.
“Ti odio Megera!” Dico stizzito, lei sa benissimo che frequento Eve, e non poteva avvertirmi del suo compleanno?
“Si beh, sentimento reciproco, ormai è palese no?” Ribatte salendo a caproni sul letto, e sistemandosi vicino a me, appoggiata con la schiena alla testiera del letto.
“Perché non mi hai detto del compleanno di Eve!” Dico offeso e oltraggiato.
“Scusa che ne so io, che ti sbaciucchi con una e non gli chiedi nemmeno quando è nata…” Risponde pacatamente, ostentando un sorriso malizioso.
“Impiccati…” Ribatto tranquillamente spingendola lontano da me.
“Oh qualcuno è stato colto impreparato?” Mi punzecchia lei tornando vicino a me. So cosa sta facendo, vuoi usufruire della mia spalla per dormire, è stato cosi per: Kill Bill, Pulp Fiction e Le Iene. Ma Fight Club se lo vedrà tutto a costo di metterle lo scotch sulle palpebre.
“Non sono impreparato” Metto subito bene in chiaro. “So perfettamente cosa regalarle” Soffio sibillino, spingendola lontana da me.
“Hey!” Si ribella l’ennesima volta. “Si può sapere che ti prende?” Dice piazzandosi esattamente dove era prima.
“La ditta ‘Appoggi’ è fallita il mese scorso” Dico guardandola con la coda dell’occhio. “Sono stanco di essere il tuo cuscino personale!” Aggiungo facendole una linguaccia: è bello tornare giovani di 16 anni.
“Senti, Mike è troppo muscoloso” Inizia a dire mentre mi bevo un sorso di coca-cola. “Tu sei più flaccido, morbido, insomma comodo!”
Flaccido? Morbido? Mi strozzo con la coca-cola e inizio a tossire, magari ho sentito male.
“Che hai detto?” Dico respirando quel minimo che mi serve per poter sopravvivere.
“Mike è più muscoloso, troppo scomodo!” Ripete marcando bene le parole: infierisce pure.
“Te senti…” Mi dice toccandomi la spalla e parte dei pettorali. “Sei più flaccido e morbido, più comodo insomma!”
Oltraggio alla Corte. Attentato. Olocausto Nucleare. Mai, e ribadisco mai, nessuna mi aveva offeso cosi. Mi alzo di scatto facendo scivolare Amber di lato.
“Arrivo subito” Dico lapidario uscendo dalla stanza. Vado nella stanza di Mike, e lo vedo allacciarsi i Jeans, e mi osserva inarcando il sopracciglio. “Non metterti la maglia!” Gli ordino avvicinandomi a lui. “Rilassa i muscoli” Sbuffo osservando il torace di mio fratello, e soprattutto la spalla.
“Alex stai bene?” Chiede Mike leggermente preoccupato.
“Taci devo testare una cosa” Dico scuotendo la testa, appoggio la mano sinistra sulla spalla di Mike, e la mia mano sulla mia. Al tatto sono leggermente più morbido io è vero. Ma non sono flaccido. Ah.
Torno nella mi stanza fulminando Amber che scoppia a ridere.
“Che ridi?” Mi butto sul letto, e prendo il telecomando del lettore dvd.
“Conosco ben poche persone vanesie come te.. E lavoro con i modelli più schizzati del mondo!” Aggiunge ridendo divertita. “Sei uno spasso Alex, veramente… Il tuo testosterone può fare sonni tranquilli… Hai un fisico perfetto” Mi da un pacca d’incoraggiamento sulla spalla.
“Hn” Scuoto la testa osservandola con la coda dell’occhio.
Mi giro verso Amber, la vedo dormire come un angelo sulla mia spalla. Mi domando perché mi chiede di vedere i film, e poi si addormenta automaticamente a venti minuti esatti dalla fine. Mi alzo lentamente mettendola per bene stesa nel letto, la osservo qualche secondo, ne ha passate veramente tante, spero che ora stia più in pace con se stessa.
“Si è addormentata vero?” Chiede Mike fermandosi sulla soia della porta, annuisco ed esco dalla mia stanza, ci dirigiamo entrambi in cucina.
“Allora che regalo fai a Eve?” Mi chiede sornione Mike, preparando due bicchierini davanti a noi.
“Credo un paio di Stivali, li ha visti in una delle pubblicità che ho creato, e gli erano piaciuti” Dico tranquillamente.
“E…” Mi versa della Vodka Liscia ghiacciata.
“E niente…” Dico secco io. Già lo sanno Amber e Amanda, e non voglio che si sappia ancora in giro, è una cosa troppo bella e particolare per poterla rivelare già. È come se avessi comunque un ulteriore rifugio dal mondo stando con Eve.
“Tu non me la racconti giusta” Dice bevendo in un sorso il suo secondo bicchierino.
“Facciamo che proprio non te la racconto eh!” Dico ridendo, sbadigliando.
“Icy dice che sei un grandissimo gnocco sai?” Io e Amber usciamo dall’ennesimo negozio di scarpe, uscire con lei è una torture ovunque va c’è qualcuno che la riconosce, che le chiede una foto, un autografo o un bacio a stampo con il rossetto.
“Ah ringraziala…” Dico sorridendo.
“Preferisce te a Mike, Mike per lei è troppo bambolotto” Continua tenendomi stretto il braccio, mentre io da bravo gentleman, sto tenendo tutte le buste, e io che ero uscito per un misero paio di stivali, che tra l’altro ancora non ho trovato…
“Ok, il mio ego ringrazia Icy e te…” Dico sbuffando. Sono in giro da tre ore, ho visto ogni sorta di negozio e ancora niente.
“Stanco vero?” Chiede lei non appena raggiungiamo la mia macchina.
“Snervato, più che altro” Ammetto tranquillamente. “Ti accompagno alla caffetteria e vado all’Emporio di Armani appena fuori città…” Dico dirigendomi verso la caffetteria dove ha appuntamento con Amanda e Chris.
*
{19 Novembre}
“E il pacchetto?” Mi chiede Eve non appena le porte dell’ascensore si chiudono.
“Che pacchetto?” Dico io inarcando il sopracciglio.
“Quello con l’altro stivale!” Esclama come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
“Ah quel pacchetto!” Annuisco sornione.
“Alex, non sapevo che avessi un traffico illecito di pacchetti, altrimenti lo specificavo prima” Soffia lei divertita, uscendo dall’ascensore velocemente, per evitare un mio pizzico.
“Spiritosa, veramente, quanto un mal di denti…” Dico sbuffando.
“Hey McDowell, non lo sai il detto?” Mi chiede girandosi verso di me, e facendo qualche passo all’indietro. “Chi va con lo zoppo…” E mi indica con un gesto del braccio. “Impara a zoppicare!” Aggiunge girandosi di scatto e scattando verso la porta, in meno di due secondi è già fuori del palazzo. Osservo Jim che ci guarda divertito.
“Buona giornata Jim” Dico uscendo dalla porta a vetri.
“Allora che si fa?” Dice sorridente, è veramente bella i capelli scompigliati dal vento, la sciarpa bianca in lana grossa avvolto intorno al collo, e un piumino nero lungo fino alle caviglie, il naso leggermente arrossato per il freddo e un sorriso contagioso.
“Una bella passeggiata al Central Park” Dico non appena attraversiamo la strada, e ci dirigiamo al Lake Wayland.
“Mi sta” Annuisce guardando il cielo grigio sopra di noi. “Aria di neve!” Esclama con gli occhi luminosi.
“Si la sento anche io!” Dico rimanendo a fissare lo spettacolo davanti ai miei occhi: Eve che è intenta a osservare il cielo sopra di noi, sembra quasi una bambina.
In pochi minuti raggiungiamo il bar. “Aspettami qua” Dico entrando, e riuscendo qualche minuto dopo.
“Caffé?” Chiede prendendo il bicchiere che le sto porgendo.
“No, con la neve ci sta bene una bella cioccolata calda, Maxi” Dico bevendone un sorso.
“Waaaaa buonissima” Esclama lei.
È strano come tutto sembri così normale, come se avessi passato tutta la mia vita a prepararmi per questi momenti di serenità assoluta. Come la risata di Eve sia così contagiosa da far ridere anche a me, come mi sento a mio agio con lei in qualsiasi occasione, e di come sia geloso se solo qualcuno le si avvicina. Sembra che tutta la mia vita passata un po’ burrascosa mi abbia condotto fino a questo momento. Ultimamente sto riflettendo un po’ troppo su me e Eve, e ammetto che il pensiero di condividere con lei, il resto della mia vita un po’ mi spaventa… Non è che non voglio impegni, ma una vita insieme comporta routine, comporta stabilità… Tutte cose che.. Non so nemmeno più io cosa. Sono diviso a metà, entrambe le metà desiderano Eve, ma una è propensa a vivere giorno per giorno, e l’altra invece vorrebbe stabilirsi, smettere di arrivare in cima al burrone, per poi saltare giù o tirarsi indietro all’ultimo secondo.
“Alex non hai sentito nemmeno una parola di quello che ho detto vero?” Mi giro di scatto verso Eve, e mi ritrovo a pochi centimetri dal viso di Eve. Mi perdo in quegli occhi castani dalle sfumature verdi smeraldo, che mi sembra di conoscere da una vita. Senza pensarci due volte la bacio, con la mano libera le accarezzo lentamente la guancia, e quanto è più facile dialogare cosi… Se solo riuscisse a capire quanto mi stia sconvolgendo la vita, quanto io sia migliore con lei… Risponde al bacio qualche secondo dopo, il tempo di riprendersi da un attacco ‘frontale’.
In questo preciso momento esistiamo solo io lei, niente fratelli o sorelle, colleghi impiccioni o gente scomoda, una raffica di vento la fa tramare un po’, mi stacco da quelle labbra di perdizione, e la fisso sorridente, le do due baci lievi sulle labbra, e le passo un braccio intorno alle spalle, attirandola a me.
“E questo per cos’era?” Chiede appoggiando la testa sul mio cappotto nero.
“Eve, credevo che ormai avessi capito cosa sono i baci!” Scherzo prendendomi un pel pizzico il fianco. “Stai diventando manesca sai?” Le faccio notare con aria fintamente stizzita.
“Si in maniera proporzionale a quanto tu sei antipatico!” Risponde prontamente, come sempre oserei dire. Sento qualcosa sfiorarmi il naso, e subito dopo un’altra, e un’altra ancora. Alzo gli occhi al cielo, e noto dei grandi fiocchi bianchi scendere lentamente su noi.
“Nevica!” Esclama staccandosi da me e facendo due passi avanti veloci, apre le braccia e alza lo sguardo al cielo, gira su se stessa un paio di volte, mi fermo ad osservarla.
“Vuoi fare una corsa?” Le propongo porgendogli la mano, lei mi fissa qualche secondo negli occhi.
“Perché no” Dice prendendomi la mano, io inizio a correre, con lei al mio fianco, sembriamo due liceali folli, attraversiamo parte del parco, arriviamo più o meno all’altezza dell’ ala Washington.
“Ok, io ho corso!” Dice appoggiando una mano sul ginocchio, ha il fiato un po’ corto come me. “Ma ora devi spiegarmi il perché!” Aggiunge alzando lo sguardo e fissandomi intensamente. “E prega di avere una spiegazione più che ottima McDowell!” Mi minaccia con un sorriso adorabile.
“Per questo!” Le indico un punto alle sue spalle. Lei si gira e comincia a ridere.
“Un giro in carrozza sotto la neve?” Chiede divertita. “Non ti facevo cosi romantico!” Mi prende in giro, ma posso notare che è felice, i suoi occhi brillano di luce propria.
“Mi sei sembrata Lorelai alla prima neve!” Mi avvicino a lei e le cingo la vita. “E in una puntata di Gilmore Girls c’è un pezzo dove Luke e Lorelai fanno un giro in carrozza per Stars Hollow…” Comincio a spiegarle “Quindi ho pensato, ami la neve… Ami il parco, perché non usufruire di un bel giro in carrozza…” Le do un lieve bacio sulla punta del naso.
Ci avviciniamo a una carrozza trainata da due cavalli bianchi, aiuto Eve a salire, e mi avvicino al cocchiere, gli chiedo il giro completo, due ore in giro per la città su una carrozza.
“Almeno queste coperte sono caldissime!” Dice Eve coprendo anche me, non appena mi son seduto, le passo un braccio sulle spalle, e l’attiro a me. Entrambi ci perdiamo nei nostri pensieri, mentre la neve continua a cadere e ricoprire tutto di bianco.
“A che pensi?” Chiede sistemandosi meglio appoggiata a me.
“A tutto e niente” Dico prendendole ad accarezzare i lunghi capelli.
“Sei sempre cosi criptico McDowell” Sbuffa divertita. “Hai un codice di sblocco, o devo andare a tentativi?”
“Eve quando mai ti ho voluto rendere la vita semplice?” Le chiedo divertito.
“Mai da quando ti conosco…” Risponde tranquillamente.
“Appunto, e secondo te anche se avessi un codice di sblocco, te lo direi?” Le chiedo con fare malizioso e serafico allo stesso tempo.
“No, credo proprio di no” Sbuffa ridendo. “E immagino che cercherai di rendermi le cose impossibili vero?” Chiede lei sconsolata, già sapendo la risposta che non tarda ad arrivare.
“Certo” Le dico stringendola a me.
“Bene questa è una dichiarazione di guerra!” Batte un pugno chiuso sul palmo della mano aperta.
“Attenta che gioco in casa, con la guerra!” Le dico sibillino dandogli un bacio sulla testa.
“Attento te McDowell, noi Philips siamo di tempra dura…” Si raddrizza rimanendo sempre però accoccolata nel mio abbraccio.
“Vediamo chi dei due la spunta?” Le chiedo divertito.
“Ci sto! Lotta all’ultimo segreto!” Soffia lei ridendo, e di nuovo quella risata contagiosa, quella a cui non saprei mai resistere e infatti mi ritrovo a ridere a mia volta, cosi un po’ per tutto e un po’ per niente…
“Allora McDowell. Ora ti porrò una serie di domande alle quali tu dovrai rispondere sinceramente ok?” Dice risoluta.
“Ok un corno!” Esclamo esterrefatto. “Da quando in qua le regole le fai te?” Le chiedo osservandola con la coda dell’occhio. “Una domanda a testa, e ci possiamo avvalere solo una volta, della facoltà di non rispondere…” Statuisco io determinato.
“Si beh ma cosi…” Scuote la testa. “Ok hai ragione, tanto se t’impunti, è finita, sei più testardo di un mulo a volte!” Si stacca dall’abbraccio e si gira verso di me, e io mi giro verso di lei. “Pronto?” Mi chiede sorridente.
“Si certo…” Mi passo una mano sulla testa. “Ora tocca a me, a farti una domanda” Dico pensieroso.
“Eh? Cosa?” Chiede lei inarcando il sopracciglio.
“Ah due domande devo porti!” Dico gongolando.
“Ma non vale!” Esclama lei indignata.
“E certo che vale, abbiamo detto una domanda a testa, mica una domanda personale a testa…” Faccio le spallucce, e le do un piccola spinta con il dito sulla punta del naso.
“Non c’è gusto a giocare con te” Ribatte lei allibita.
“E chi sta giocando, in guerra tutto è lecito…”
Comincio a pensare a che domande porgli, devo fare quelle strategiche, quelle che riescono a farmi capire il più possibile di lei. Infondo con piccole e semplici cose, riesci a capire il comportamento delle persone. Come se ad esempio preferisce il cinema ad un film a casa, se preferisce una mostra al museo o uno spettacolo a teatro.
“Partiamo con qualcosa di banale…” Dico ancora pensieroso. “Cosa ne pensi del teorema della Fisica Quantistica, dove si usa il calcolo della Matematica Combinatoria!?” Chiedo tranquillo, riservandomi la ormai famosa occhiataccia Philips, credo di avere l’abbonamento.
“Mi spiace che sprechi cosi le tue domande, avanti con la seconda!” Dice sorridente.
“Colore preferito?” Domando portandole dietro l’orecchio una ciocca di capelli ribelle.
“Verde…” Posiziona le sue gambe sopra le mie, e si ricopre con la coperta. “Il tuo?”
“Blu Cobalto” Rispondo di getto, ce ne sono mille di colori che mi piacciono, ma credo che il Blu Cobalto sia il mio preferito, è il colore del Mare quando è calmo e profondo.
“Bel colore, ora capisco perché la campagna Arquette era tutta di quel colore!” Commenta, stupendomi non poco, perché quella campagna l’ho fatta almeno due anni fa.
“No quella è stata colpa di Donovan, sai com’è no? Quando si fissa su una cosa, è impossibile farlo ragionare, pensa per la campagna dei fiori, quella cittadina si è ritirato fuori i suoi vestiti da Hippy!” Dico facendola ridere, da Donovan queste cose sono più che possibili. Anzi mi stupirei se fosse il contrario, è il vero genio quell’uomo, senza schemi e logicità…
“Preferisci il Cinema o un Film a Casa?” Chiedo avvicinandomi a lei, e baciandola lievemente sulle labbra.
“Allora… Dipende, solitamente il cinema, soprattutto nei Week-End magari…” Si fa pensierosa. “Se è dopo una giornata di lavoro, soprattutto se pesante, preferisco stare a casa” Aggiunge tranquilla.
“Bella risposta mi piace, su questa cosa andiamo d’accordo!” Esclamo stupito.
“Oh, ecco perché nevica!” Dice alzando lo sguardo al cielo.
“Scontata come battuta Philips, meno cinquanta punti!” Dico facendo il segno con la mano del pollice capovolto.
“Macchina o Moto?” Chiede stupendomi, non me l’aspettavo questa domanda.
“Moto assolutamente, ora il perché non te lo so spiegare…” Comincio a dire, ma lei alza la mano repentinamente davanti al mio viso facendomi segno di tacere.
“Non ti ho chiesto il perché!” Mi riprende giocosamente.
“Questo è un affronto!” Dico oltraggiato dalla sua sfacciataggine.
“Meno chiacchiere, più domane!” Aggiunge risoluta.
“Film Preferito?” Se mi tira fuori qualcosa come: Gli Aristogatti, mi catapulto fuori dalla carrozza in mezzo alla strada.
“Dirty Dancing” Risponde tranquillamente. Non male, c’è di peggio… Molto di peggio!
“Il tuo?” Sospira stringendosi la sciarpa al collo.
“Ecco non ne ho uno preferito, ne ho vari, comunque credo Fight Club”
“Quel film è straordinario!” Esclama.
“Oh si, è una genialità assurda, credo che sia uno di quei film che hanno segnato la storia…” Le spiego il mio punto di vista, le critiche e gli apprezzamenti, e noto con piacere che la pensiamo uguale. Questo recupera i cinquanta punti persi per la domanda precedente.
“Domanda” Mi ricorda sorridente.
“Gruppo preferito?” Certo che sono l’originalità fatta uomo in questo preciso istante. La mia genialità mi sta abbandonando, dovrò recuperarla con il retino da pesca…
“Aerosmith” Si gira l’ennesima volta, ora è appoggiata a me con la schiena, e la tengo stretta a me per la vita. “Ora ho una domanda io per te…” Gesticola qualche secondo, e poi prende un bel respiro. “Piatto Preferito, e dopo, hai qualche allergia alimentare?”
Rimango in silenzio, passi il piatto preferito, ma l’allergia alimentare da dove sbuca?
“Sai perché te lo chiedo?” Prende a parlare notando il mio silenzio prolungato. “Perché magari una sera cucino, e potrei cucinarti qualcosa a cui sei allergico, e non vorrei darti qualcosa che poi ti spedisce dritto all’obitorio…”
Oddio. Oddio. Oddio. O D D I O. No, non ci riesco. Scoppio a ridere, talmente tanto che sento i muscoli del torace contrarsi con forza. Non riesco a smettere, neanche quando Eve tenta di darmi un cazzotto sulla spalla, niente non riesco a smettere.
“Alex!” Mi riprende leggermente piccata dalla situazione.
“Ok scusa” Mi asciugo una lacrima solitaria che scende dall’occhio destro, accennando l’ennesimo inizio di risata, ma riesco a trattenermi. “Allora…” Faccio un bel respiro. “Il mio piatto preferito è il tiramisù, e non ho particolari allergie, non credo di averne.. Magari poi scopro di essere allergico alla tua cucina…” Aggiungo ridendo ancora, mi ha fatto tenerezza quell’affermazione.
“Ah quanto sei simpatico, migliori sempre più!” Ribatte girandosi totalmente verso la strada.
“Cosa ne pensi della guerra in Iraq?” Le chiedo sapendo che è una domanda da un milione di dollari, ma devo sapere come la pensa…
“Sono convinta che qualcosa andasse fatto” Prende un bel respiro. “Ero d'accordo con il mandare le truppe, adesso come adesso però non mi chiede più se sia stato giusto o meno perchè ormai quel che è fatto è fatto…” Mi stringe il braccio che le ho messo intorno alla vita. “Penso che l'unica cosa adesso sia tenere conto dei soldati che sono lì mettendo da parte le critiche e supportando semplicemente la gente che fa il suo lavoro…” Aggiunge in fine. Ok, devo dire che una risposta migliore non potevo aspettarmela. Concordo su tutta la linea, anche se qualche pensiero leggermente più marcato ce l’ho. Un po’ tanto più marcato.
“Baro e ti pongo una seconda domanda… Quando hai cambiato idea sul mio conto?”
Lei inclina la testa all’ indietro e tenta di fissarmi per qualche secondo. “Perché l'ho cambiata?” Chiede mettendosi a ridere. “Sinceramente non so precisamente quando l’ho fatto… Comunque ho scoperto alla conferenza di Miami che passare del tempo con te, è piacevole…”
"lo sapevo che volevi portarmi a letto! Lo sapevo che eri cotta di me.. Che tutto il tuo essere insopportabile era una bieca mossa.." Dico galvanizzato dal pensiero, so che non era precisamente questo quello che intendeva Eve, ma comunque gli si avvicina no? Su per giu, il succo del discorso è questo…
“Eh già mi hai proprio scoperta...” Mi dice allibita. “Ma sentiamo, genio, tu quando avresti cambiato idea su di me?”
“Non credo di averla mai cambiata.. Anzi.. Forse ho cominciato ad averne una il periodo della conferenza.. Prima eri semplicemente quella bella del piano inferiore.. Poi hai cominciato a tenermi testa, a batterti per le tue idee.. E alla conferenza ti sei permessa il lusso di essere te stessa.. Senza schemi o muri..” Dico tranquillo, senza nascondere pensieri o altro.
“Forse nessuno dei due è così male come sembra dopotutto... E forse, dico forse non siamo così terribili insieme, anche se buona parte della redazione avrebbe a che ridire viste le nostre litigate in riunione...”
"Quello dipende dal fatto che hai idee pessime.." Ribatto serenamente, sicuro di quello che dico.. "E io ho buon gusto.." Puntualizzo, giusto per mettere i puntini sulle i.
“Sì ovviamente McDowell, ho molto da imparare da te...” Acconsente ironica, anzi anche senza che la guardi so che espressione ha, proprio questa: -.- “Comunque non mi scappi ho un'altra domanda... Mike mi ha detto che sei un giramondo... New York è una tappa di passaggio o qualcosa di più?”
Devo ricordarmi di dire a Mike di stare zitto. Cosi a prescindere.
“Bella domanda.. E la risposta non lo so se sia altrettanto interessante.. Ho viaggiato così tanto, che non sapevo più cosa fosse una casa.. Ho girato i posti migliori al mondo.. E New York, voglio che sia il traguardo.. Non lo so Eve ora come ora è il posto dove voglio essere..”
Sapessi le volte che me lo sono chiesto. Alla fine ho viaggiato cosi tanto che potrei reputarmi fortunato, ma la stabilità è pesante da reggere, più di quanto uno s’immagini…
“Risposta soddisfacente direi... Se ti dovesse venir voglia di andartene magari avverti, tanto per non svegliarsi una mattina e scoprire che non ci sei più...” Scherza, ma so, me lo sento che lo pensa realmente. “New York comunque non è così male, ci vivo da ormai otto anni e non è ancora diventata noiosa se ti può essere di consolazione...” Aggiunge strappandomi un sorriso sincero.
“Se dovessi mai partire senza avvertire, ti porterei dietro con me.. Tra scarpa e stivale troppo tempo devi passare ancora con me.. Mica sconto le pene io..” Ma ecco la domanda del secolo, quella che mi dirà più di tutte le domande precedenti. “Eve sei diventata la donna che volevi essere, fin da bambina? O c'è qualcosa che rimpiangi..”
“Ho sempre avuto una certa passione per la moda, penso che mia madre si ricordi ancora quando a dieci anni tagliavo e ricucivo i miei vestiti...non mi dispiaccio ad essere sincera. Sarei ipocrita a dire che non mi vado bene, certo magari qualcosa lo cambierei, ma nel complesso la mia vita mi piace, mi piace avere Amanda da tenere d'occhio, mi piace che Kath adesso viva con noi, mi piace la gente che incontro al lavoro e nella vita, si direi che sono molto vicina a come ho sempre voluto essere....”
“Bella risposta.. Determinata e sincera..”
“E tu? Tu e il tuo ego vi piacete?” Chiede divertita.
Un attimo che chiedo.
Ok posso rispondere.
“Il mio ego sta alla perfezione, ha trovato il suo posto, e direi che sta bene.. Io anche sto bene.. Ho avuto una vita con tutto quello che ho sempre voluto.. Belle donne, un lavoro che è la mia passione più grande, ho girato il mondo.. E posso dire che ho pochi rimpianti.. Un paio credo.. Ma per il resto, sto da Dio” Sorrido. Un attimo. Fermate il mondo. Ho appena commesso l’errore più gigantesco del mondo. "Scusami.. Sono Dio.." Dico sibillino, correggendo lo sbaglio. Infondo devo essere sincero no?
Lei si gira di scatto e mi dà un pizzico forte sul fianco. “Ma sentitelo lo Splendido!” Sbuffa sonoramente.
“Signor Wood, alla prossima giri a destra e ci lascia davanti al complesso Wayland?” Il cocchiere annuisce, e approfitto del momento di distrazione di Eve per baciarla e lasciarla senza fiato.
Dopo due secondi arriviamo a destinazione, pago il cocchiere, e aiuto Eve a scendere.
“Sei sleale però” Soffia fingendosi oltraggiata.
Saliamo a casa di Eve, ci dovrebbe essere Amber, mi ha detto di passarla a chiamare, cosi salivamo a casa insieme.
“Mio dio!” Esclama Eve notando cosa guardando Amanda e Amber, che ci fanno cenno di rimanere in silenzio.
“Tu puoi chiamarmi Alex, Eve” Le dico a un orecchio, meritandomi in premio una tallonata sullo stinco.
“Certo che Jess è veramente un fico!” Esclama Amber, che ha gli occhi a forma di cuore.
“Ma che scherzi? È Divino! E poi dai.. In confronto all’uomo inutile…” Ribatte Amanda, con gli occhi luccicanti. Stanno dando proprio la puntata delle slitte… Quando si dice il Destino…
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* Citazioni tratte da: Hitch, Lui si che le capisce le donne.