Premessa

Questo non è altro che un blog con la funzione di "raccoglitore" di tutti i post di Alexander McDowell, un personaggio inventato da Juditta e che agisce nel Gioco Di Blog Ordinary World. Ogni fatto ed avvenimento è di fantasia ed ogni riferimento a fatti o avvenimenti realmente accaduti è casuale. L'aspetto di Alexander è quello dell'attore Wentworth Miller, ma a parte l'aspetto, il personaggio non ha alcuna attinenza con Wentworth.

Alexander Christian McDowell

Nome:Alexander Christian
Cognome: McDowell
Data di Nascita: 26 Agosto 1977
Età: 30 anni
Occhi; Blu
Capelli: Neri Corti
Segni Particolari: Una cicatrice sul sopracciglio sinistro. Glie l'ha causata Frederick, il fratello maggiore, nell'ultima crisi, che ha avuto prima di essere ricoverato.

Storia: Alexander Christian McDowell è il quarto fratello della famiglia McDowell, come ogni figlio mezzano è cresciuto in maniera indipendente, senza soffrire di gelosie nei confronti dei fratelli maggiori, nè di Mike, il fratello minore, ha una passione smodata per la sorellina, con la quale però non ha un buon rapporto.
Sarcastico e cinico, risulta fin troppo brusco a volte, non si lascia avvicinare molto facilmente, diffidente per natura ha imparato a fidarsi del suo sesto senso, che non fallisce quasi mai.
Laureato a Yale, ha cominciato a lavorare subito dopo la laurea, presso l’azienda dove aveva fatto lo Stage. L’azienda è una delle più grandi nel settore, è la stessa che si è occupa degli Spot Nike e Coca-Cola. Ha girato il mondo, per lavoro, visitando le città più belle, e i posti più emozionanti, anche solo per trovare l’ispirazione adatta.
Ma ora, è stanco della sua vita da nomade, e ha deciso di trasferirsi a New York, in pianta stabile, insieme al fratello Mike e la sorella Antea. Insieme al suo staff, ha voluto aprire un ufficio tutto suo, considerando anche il fatto che molti dei suoi clienti hanno deciso di seguirlo, perché sanno che lui nel lavoro ci mette la propria anima.
Ama moltissimo le moto e i motori, come ogni membro della famiglia McDowell, possiede una Honda cbr nera, con la quale va spesso a correre in pista, o semplicemente fare lunghi giri per rilassarsi e ritrovare la giusta concentrazione.
Ha un’altra passione quella per i film, possiede oltre 200 dvd originali, che lo seguono ovunque, e ama leggere, non ha generi preferiti, anche se predilige i classici come Shakespear e Baudeleire, ma logicamente questa cosa la sanno veramente in pochi.
Se in giusta compagnia ama divertirsi e lasciarsi andare.
Sentimentalmente è tornato libero da un annetto, dopo una relazione che durava da troppi anni, si era innamorato della donna sbagliata, che pretendeva troppo senza mai dare niente in cambio.
Alexander è un tipo passionale, e in una relazione, come nel lavoro mette tutto se stesso, non pretende neanche tanto, solo sincerità e fedeltà. Incredibilmente romantico (sa nascondere alla perfezione questa sua peculiarità) spesso stupisce le proprie ragazze con viaggi a sorpresa, e appuntamenti particolari, senza mai cadere nel banale o nello scontato.

Fauvorits

Ama: Se stesso, la sua moto, il suo lavoro, la sua famiglia.

Odia: La sua vita, il suo cinismo, e la gente che vive solo perchè è obbligata a farlo.

Colore Preferito: Verde Smeraldo.
Numero Fortunato: 3
Portafortuna: Ancora non ce l'ha.
Sogno nel Cassetto: Avere una famiglia propria.
Città Preferita: Vienna.

Possiede

Moto: Honda VFR [Foto]
Cellulare: Nokia N93i [Scheda]
Pc: Sony VAIO VGN-TX3XP/L [Scheda]
Macchina: Celica S 2800 (Cilindrata) [Foto]

La Famiglia McDowell

Nome: Milena Nott
Età: 55 Anni.
Professione: Giudice Supremo della Corte Marziale
Descrizione: Abita a Washigton, dove lavora da oltre venti anni come Giudice della corte Marziel. La sua professione l'ha portata spesso ad assentarsi da casa, ma ha fatto il possibile per non far mancare niente ai figli. Donna molto formale e rigida, solo in famiglia si lascia un po' andare. Ha ricevuto da sempre un'educazione militare, non solo perchè è entrata in marina alla giovane età di venti anni, ma anche perchè il padre era un ex Generale con quattro stelle in pensione. Adora Mike, e anche se le madri non dovrebbero avere preferenze, lui è l'eccenzione che gli fà confermare la regola. Non solo perchè ha intrapreso una carriera d'avvocato ma anche perchè dei sette figli è quello che sente piu vicino.

Nome: Nicholas McDowell
Età: 57 Anni
Professione: Generale dei Marins Americani, a capo di una Tasc Force 'segreta' di Anti-terrorismo.
Descrizione: è in servizio attivo in Iraq dal Novembre 2001. Torna rare volte in patria, e sempre per pochi giorni, ma spera ardentemente che gli diano un congedo permanente. Sente molto la mancanza di casa, anche se per la patria farebbe di tutto. Appassionato di moto e macchine è lui che ha trasmesso questa passione ai figli. Ha un piccolo vizio, quello di controllare la fedine penali dei partner dei propri figli. Spigliato e ironico ama la lettura e la buona musica. Tiene tantissimo a ciascuno nei sette figli, anche se a volte dimostra un debole per la 'piccola' Antea. L'unica femmina della numerosa famiglia.

Nome: Fredreric McDowell
Età: 36 Anni
Professione: Disoccupato
Descrizione: Fedreric è il maggiore dei sei fratelli, ha 36 anni, e da 10 anni è rinchiuso in un ospedale psichiatrico, il migliore di tutta l'America. Quando era più piccolo, ha subito un grave Shock, che prima gli ha fatto perdere momentaneamente l'uso della parola, e quando tornò comincià ad avere vere e proprie crisi, con scatti d'ira e violenza. I fratelli non vanno spesso a trovarlo, l'unica che riesce a reggere la situazione è la piccola Antea che almeno una volta al mese sparisce per una giornata intera senza dare spiegazioni e va a trovare suo fratello. Negli ultimi anni sembra essere migliorato tantissimo, e Antea spera che ben presto lo lascino libero di tornare a casa insieme ai fratelli.

Nome: Tomas McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Tomas è il secondo genito insieme a suo fratello Leonard, della famiglia, ha 33 anni ed è tra i Piloti di Rally più consociuti in America, corre insieme a suo fratello, e non si fà mancare un tornero, anche minore, ha la passione per i motori, come tutti i componenti della famiglia. Si è sposato molto giovane, a 25 anni ha una figlia di 3 anni, Mary Rose. Abitano a Washigton, anche se, a casua del suo lavoro è spesso fuori casa. Tom è un ragazzo all'apparenza inavvicinabile, schivo e meschino, ma è solo una maschera che porta, non ama moltissimo affezionarsi alle persone, perchè convinto che prima o poi tutti gli volteranno le spalle. Vuole bene realmente solo alla propria famiglia e alla moglie.

Nome: Leonard McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Leonard, 'Leo' per gli amici è l'opposto del fratello, solare giocoso e simpatico, è il classico 'bonaccione' tutti lo adorano fin da subito, e lui non può che esserne felice, infatti, anche se non lo ammetterebbe neanche sotto tortura, ama stare al centro dell'attenzione. Anche lui ha le sue radici a Washigton, dove convive con una ragazza ormai da 5 anni, stanno pensando seriamente al matrimonio, ma vogliono ancora far passare qualche tempo.

Nome: Samuel 'Sam' McDowell
Età: 22 Anni
Professione: Studente iscritto alla facoltà di Veterinaria di New Yor. Con Specializzazione di "Animali Marini"
Descrizione: Samuel studia veterinaria, con specializzazione in 'Animali marini'. E' il più piccolo della famiglia McDowell, è cresciuto viziato e coccolato da i genitori ma sopratutto dai cinque fratelli maggiorni, e Antea non gli ha mai fatot mancare coccole e ogni tipo di premura. Si fa chiamare da tutti "Sam" non ama chi usa il suo nome per intero, vispo e solare è sempre disposto a ad aiutare il prossimo. Molto ordinato e preciso non ama il disordine. Divertente e con la battuta pronta è sempre disposto a scambiare quattro chiacchiere in compagnia. Espansivo e estroverso non ama gli spazzi aperti, nonostante abiti al Wayland Park non ama il caos cittadino. Torna in città solo per studiar ee dare gli esami, altrimenti preferisce la vita nell'oceano.

Lo Staff con Cui Lavoro

Premessa: E' lo Staff Migliore al mondo

Summer Dupree viene assunta da Alexander nel momento in cui la sua agenzia accetta di occuparsi della campagna pubblicitaria della rivista Runaway, per occuparsi delle relazioni tra il suo ufficio e il settore fotografico. Ambiziosa e buona lavoratrice Summer è una ragazza ostinata e decisa che non si tira mai indietro davanti alle sfide e alle nuove proposte. Appena assunta però prenderà una bella sbandata per il suo capo, cosa che la porterà, a volte, a essere un po’ troppo piena di attenzioni nei suoi confronti.

Richard Willis ha 34 anni e lavora da sempre nel settore pubblicitario, essendo questo il mestiere praticato anche da suo padre e dal fratello maggiore. Creativo, arguto e fantasioso Richard è la mente dello staff di Alexander, sempre capace di trovare slogan e descrizioni originali e pungenti per ogni prodotto di cui devono curare la campagna pubblicitaria. Sposato da 4 anni lui e la moglie stanno aspettando ora il loro primo figlio, una bambina che dovrebbe nascere a fine agosto 2007.

Mylo Sullivan è il più giovane tra i collaboratori di Alex, è un ragazzo che ha una passione smodata per l'infromatica e per la programmazione, ha uno spiccato senso per gli affari, e apprende velocemente tutto, infatti lui mira a prendere molto presto il posto di Alex. A ogni costo, e in ogni modo. Gentile e ironico, molto spesso Mylo si trasforma nel giullare di corte, sopratutto quando i tempi di consegna stringono e la tensione è alle stelle.

Allyson Matthews è una delle collaboratrici più 'Anziane' di Alex, lavora con lui dalla bellezza di 9 anni, e ha deciso senza pensarci due volte di seguirlo a New York, si occupa insieme ad Alex, del settore creativo, e dell'innovazione, e anche come PR, sempre disposta a portare nuovi clienti.Allyson non è solo una collaboratrice, ma è anche la migliore amica del ragazzo, ormai i due riescono a capirsi anche con un solo sguardo.

Donovan Pratt, 'Dane' per gli amici è il classio genio, creativo e molto 'strano' è un vulcano di idee, piantagrane di professione spesso esaspera tutto il team. Si lamenta per ogni cosa, e sopratutto ha una fissa per il caffè italiano, se non è italiano impazzisce (più di quanto già non lo sia in realtà).

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Credits

A Stylish Diaries Maker production;
Immagini di Wentworth Miller provenienti da SweetandTalented;
Hosting by Splinder e Altervista;
Talkin' this and that again; Let's break it down for a minute. Creamer © Limp Bizkit.

martedì, 20 novembre 2007, 21:24

...Riflessioni...

- Prima di Halloween -

Mi siedo in ufficio, sono le otto meno venti e ancora non è arrivato nessuno, se non Allyson che però è impegnata a uccidere il capo ufficio stampa del mensile Sportweek. Non vorrei essere in lui, Allyson è una ragazza adorabile, ma quando si infuria farebbe pentire anche il diavolo.
Accendo il pc, e mi appoggio alla poltrona in pelle. Mi ritrovo un promemoria lampeggiante.
‘Ridare la scarpa a Eve’ Certo come no! Ci mancherebbe solo.
Però in effetti con una scarpa solo non è che ci faccio poi niente, e se gli chiedessi la seconda? Dieci a uno che me la da, la scarpa… Me la lancia, e se riesco a schivare il colpo, avrò cosi un bellissimo paio di scarpe di Ferragamo.  Scuoto la testa, e comincio a lavorare, l’azienda sta cominciando a ingranare proprio ora, e non posso permettermi passi falsi; anche nei confronti del mio Staff che mi ha seguito senza indugio.
Apro Msn, e solo due contatti sono on-line. Clicco su quello di Eve, e so che tanto lo leggerà appena arriva in ufficio, è una delle prime cose che fa accedere a Msn.

“Ho qualcosa che ti appartiene. Ha un tacco da 12, ed è di Ferragamo. Se la vuoi indietro presentanti nella Lunge Room, alle 12 in punto. Non contattare le autorità, e soprattutto niente gatti. Alex.”

Non mi rimane che aspettare, soddisfatto come un vero pirla, chiudo il pc, e prendo in mano la pratica della Calvin Klein.  Amber e Melanie sono stati due angeli, mi hanno fatto prendere l’esclusiva per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2008 e primavera/estate 2009. Un ingaggio da almeno trecentomila dollari a botta. E se tutto va come dico io, ci assicuriamo anche la campagna in Europa con la Settimana di Moda a Milano e Parigi.  E forse riesco a fare avere a Runaway il servizio fotografico esclusivo, e questo mi assicurerebbe praticamente un posto fisso con questa rivista.
“Buongiorno Alex” La voce di Summer mi desta dai miei pensieri. Senza neanche alzare lo sguardo la saluto con un cenno di mano.
“Ciao” Biascico sfogliando velocemente il contratto  di esclusiva.
“Oggi hai una riunione alle tre, con la Runaway” M’informa tranquillamente. “E devi passare a prendere Amber da Victoria Secret, purtroppo non la possono riaccompagnare”. Aggiunge sedendosi davanti a me. Alzo gli occhi, e rimango leggermente esterrefatto. Ha una minigonna a pieghe e una giacca elegante, lunghi stivali fino alle ginocchia di sfotta, che le fasciano le gambe, e una camicetta di seta che lascia poco all’immaginazione.
“Grazie Summer” Lei mi sorride. Si sporge verso di me e si appoggia con i gomiti sulla mia scrivania.
“Posso venire con te alla riunione?” Chiede melliflua, sorridendomi speranzosa.
“No tesoro, un’altra volta magari, oggi è la classica riunione al vertice” Dico un po’ dispiaciuto. Ultimamente sembra che lo faccia apposta a darle buca.
“Uff” Sbuffa sbattendo gli occhini castani.
Un attimo. Stop fermate il mondo. Ci sta provando con me?
Una che ha 23 anni? E potrebbe essere la mia sorellina? Una che ancora pensa che mettersi in mostra totalmente, sia più fruttuoso? Una che ancora non ha capito che la magia del vedo-non vedo è una delle cose che più ci fa impazzire?
“Ora scusami Sum, ma devo proprio finire di controllare questo contratto” Dico tranquillo, tornando a leggere, e sento il rumore dei tacchi allontanarsi sempre più.

“McDowell sei in ritardo di dieci minuti” Mi riprende Eve appena entro nella Lunge Room. La osservo, ha un tailleur in gessato molto bello, la camicia color panna… Regala alla vista quell’effetto vedo-non vedo. Sorrido sprezzante, senza degnarla di un solo sguardo in più.
“Io sono il sequestratore, tu sei la vittima. Io ritardo tu aspetti.” Dico aprendo il frigo, cercando qualcosa da sgranocchiare.
“Si certo, e se tu dici salta, dovrei saltare?” Chiede inarcando il sopracciglio, riferendosi a Full Metal Jacket. Una scena su cui abbiamo discusso un intera serata durante lo scorso convegno.
“Logico” Annuisco mettendo nel forno a microonde una pizzetta.
“Allora che vuoi?” Chiede inarcando un sopracciglio. “Rivoglio la mia scarpa!” Aggiunse subito dopo con tono di sfida.
“Ho in mente una proposta.” Mi siedo di fronte a lei. “Tu ed io, due settimane insieme. Io ti farò conoscere le passioni mie e tu le tue. Cosi capirai che le mie sono migliori” La provoco, non so perché di questa proposta assurda, e sinceramente non voglio indagare, non con lei davanti a me.
“Cosa?” Chiede leggermente spiazzata dalla mia richiesta insolita. “No cioè, puoi spiegarti meglio?”
“Domani che è sabato, so per certo grazie a un uccellino che non hai niente da fare, e quindi fatti trovare pronta per le nove Philips” Dico alzandomi dalla sedia.
“Ma stai scherzando?” Chiede inarcando ancora più il sopracciglio.
“Vuoi ricevere un tacco senza scarpa domani?” Chiedo sprezzante, ghignando.
“Tu provaci e giuro che ti uccido con le mie mani!” Sibila alzandosi e minacciandomi con il dito indice che picchietta sulla mia spalla.

*

“E tu che ci fai in piedi alle otto di sabato mattina?” Mi chiede Mike, alzando lo sguardo da una pila di documenti che tiene sopra la scrivania nello studio.
“Eh, sapessi” Sospiro ancora un po’ assonnato. Ieri sono rimasto fino alle tre con Allyson e Milo a sistemare un disguido con la campagna dei fiori.
“Che cerchi?” Mi chiede Mike incuriosito.
“Il numero del Privet Restourant” Dico cominciando a cercare tra i mille biglietti da visita. La settimana prossima li porto a Summer, almeno glie li faccio sistemare in ordine alfabetico.
Abuso di Potere? Certo! Altrimenti qual è il lato positivo di essere il capo.
“Wow, e chi è la fortunata?” Chiede avvicinandosi a me. E mi sembra di fare un salto nel passato. Dove io e Mike eravamo i più uniti di tutta la famiglia, i soli tre anni che ci separavano avevano rafforzato il nostro legame. Le nostre prime esperienze, le nostre prime cotte e le delusioni. Una spalla su cui appoggiarsi per non cadere.
“Eve” Rispondo tranquillamente.
“Accidenti” Borbotta lui sedendosi sulla poltroncina al mio fianco. “Con te c’è uscita e con me no, me la legherò al dito” Aggiunge ridendo, io mi giro di scatto e lo guardo inarcando il sopracciglio.
“Tranquillo, territorio libero. Non m’interessa, è una bellissima donna, ma ormai è quasi una sorella.” Mette subito in chiaro, alzando le mani in segno di resa, e io sento qualcosa rilassarsi e calmarsi in me. Un qualcosa che non dovrebbe neanche esistere.
“Figurati, per ora è solo…” Comincio a dire trovando il biglietto da visita del ristorante.
“.. solo un uscita tra amici e colleghi di lavoro” Conclude Mike con un ghigno malizioso.
“Muori” Dico uscendo dall’ufficio, per poi risbucare solo con la testa. “Non aspettarmi sveglio!” Scherzo dirigendomi verso la porta, afferro il giacchetto di da moto di Antea e il suo casco, e prima di uscire di casa, do un ultimo sguardo allo specchio. Ho un lupetto di lana nero, i jeans neri e la giacca da motociclista che mi son comprato in Giappone prima di venire qui a New York.

[Hey… Sei un gusto nuovo sai… Sembri docile invece sei,  come io ti farei…]
“Pronto?!” La voce di Eve appare sorpresa al telefono.
“Sono davanti a casa tua. Esci” Dico normalmente.
“Hey! Ma la sai l’ultima? Hanno inventato i campanelli!” Mi risponde ridendo, sento che chiude la zip, sicuramente della borsa.
“Hey! La sai l’ultima? Sono le nove meno un quarto di sabato mattina. Le tue sorelle mi decapitano se suono alla porta!” Rispondo prontamente.
“McDowell dormito male?” Chiede ridendo, sento i passi avvicinarsi alla porta.
“Oh Philips, hai bisogno della banda reale per uscire? L’annunciatore l’hai perso?” Dico spazientito ma ridendo. Sento il click della fine della chiamata, e vedo apparire Eve davanti a me.
“Sei arrivato un quarto d’ora in anticipo. Sii contento che sono pronta” Mi dice tranquillamente. “Giacchetto e casco?” Aggiunge osservando le mie mani.
“Wow Eve! Sei perspicace!” Ribatto dirigendomi verso l’ascensore. “Giro in moto” Aggiungo subito dopo sorridendogli.
“Se volevi un abbraccio, potevi trovare qualcosa di più alternativo” Mi punzecchia lei ridendo.
“Oh si guarda… Hai scoperto il mio sordido obiettivo” Rispondo atono, fissandola con la coda dell’occhio. Ha i capelli legati da un bellissimo fermaglio a forma di farfalla, un maglione a collo alto e lungo fin sopra le ginocchia. I jeans fasciano perfettamente ogni sua curva. Riconosco che è bellissima anche vestita cosi.
“Posso sapere dove andiamo?” Chiede incuriosita una volta che raggiungiamo  il garage.
“Rhode Island” Sorrido tranquillo, ammetto che farsi un viaggio di tre ore in moto, magari sia esagerato. Forze ho alzato troppo il tiro. “Vuoi che prenda la macchina?” Chiedo tranquillo.
“Hey, per chi mi hai presa? La costa on the road? In moto? Mi va più che bene..” Sorride dirigendosi al mio box, che poi è quello affianco al suo.
“Bene Philps, cosi mi piaci, temeraria” La prendo un po’ in giro, alzando la saracinesca del box. Entro dentro e porto fuori la moto.
“Wow una Honda VFR 900” Esclama stupendomi.
“E te come fai a saperlo?” Chiedo credo un po’ allucinato dato che scoppia a ridere.
“Sherlock c’è scritto sulla scocca la laterale” Mi dice infilandosi il giacchetto. “Scherzi a parte, ho frequentato tuo fratello per molti anni, se giri con lui, non puoi non essere appassionata di moto” Aggiunge prendendomi il casco dalle mani.
“Giusto” Salgo in sella, e subito dopo m’infilo il casco, mi imita e nel giro di un minuto partiamo.

 [Se fossi tu a piovere mi bagnerei… Cosi vieni un po’ giu]
Il viaggio sta procedendo bene, non c’è traffico, non per queste strade un po’ più interne. Sento il motore della mia moto ruggire potente, Eve tiene le braccia strette intorno a me, deve essere andata in moto con Mike, alle curve piega alla perfezione, e devo ammettere che sentire come stringe quando accelero non mi dà fastidio. Per niente.
Prendo una svolta a destra, e cominciamo a percorrere una strada leggermente dissestata.
“Ecco la prima tappa, e anche l’unica prima di Rhode Island” Dico una volta che ci siamo sfilati i caschi.
“Wow” Si guarda indietro, un piccolo antro di paradiso nella caotica Est Coast.
“Mistyc Bay”  Dico prendendole la mano, e incamminandoci verso una piccola struttura in marmo bianco. “Questa è una delle insenature più belle al mondo.” Dico aprendo la porta della piccola struttura davanti a noi.
“Mio dio!” Esclama estasiata alzando lo sguardo sopra di noi.  E lo spettacolo che ci si propone davanti agli occhi, mi lascia come ogni volta senza fiato. Sul soffitto sono appese almeno un migliaio di statuette in cristallo, che riflettevano mille luci colorate per tutta la stanza.
“Puoi chiamarmi Alex!” Dico accondiscendente. E per la battuta del secolo ho vinto: un cazzotto sulla spalla e una linguaccia. Sempre meglio dell’ultima volta, che ho vinto  una scarpa tirata dietro.
“Ma è bellissimo! Veramente, sembra quasi magico!” Si guarda intorno, mille lucciole colorale mille riflessi dei colori più disparati.
“Mistyc Bay è anche famosa per questo” Comincio a spiegarle tranquillamente. “L’architetto di questa Cappella, perché all’origine era una cappella, consacrata per matrimoni segreti, stile Las Vegas dei poveri.” Le spiego continuando a girare per la piccola stanza. “È riuscito a creare un gioco di luce con il lucernaio!” Finisco di spiegare, accendendo un cero, ometto il fatto che questo era il luogo preferito di Frederick. Ogni volta che entrava qui dentro, era come se riuscisse a ritrovare un briciolo di lucidità.
“Qualcosa non và?” Mi chiede Eve, avvicinandosi a me. Scuoto la testa.
“Andiamo, ci aspetta un magnifico pranzo” Dico sorridendo.
“McDowell, hai intenzione di farmi ingrassare? Dal convegno che ogni tanto mi porti a pranzo o cena fuori…” Ride divertita.
“Philps non ti si può nascondere niente eh!” Dico ironico riuscendo dalla cappella.

L’ultimo pezzo di tragitto è stato ancora meglio dei precedenti, l’auto-strada completamente libera, dove ho potuto portare la moto ad un’alta velocità, stando sempre attento, consapevole che non ero solo. Arriviamo davanti a un enorme parcheggio, posiziono la moto poco lontano dall’entrata.
“Cook-Bill?” Chiede inarcando il sopracciglio Eve, in effetti da fuori non sembra per niente quello che è in realtà: il locale più innovativo e spettacolare del mondo.
“Tranquilla, sono sicuro che ti piacerà!” Dico prendendola a braccetto, e facendola entrare.
L’atrio è grande e un po’ anonimo, subito una cameriera graziosa ci fa strada, la sala principale, quella che viene usata soprattutto per serate di ‘gala’. Andiamo a destra, verso una delle mie stanze preferite. “Pulp Fiction Room” è quello che si legge nella targhetta sopra la porta. E quello che ci accoglie mi fa sorridere come ogni volta, due camerieri un maschio e una femmina, che ci danno rispettivamente due parrucche, per poi scostare delle pesanti tende bordeaux, e veniamo catapultati nel Pub a Tema anni 50, del film.
Un vero e proprio spettacolo.
“Allora, ti piace?” Chiedo incuriosito, magari Tarantino lo odia.
“Sei riuscito a scegliere l’unico suo film che veramente adoro!” Sorride sedendosi, e cercando di sistemarsi la parrucca dopo aver legato i capelli.  Mora è divinamente bella. Anche se preferisco i suoi capelli a cespuglio, invece che questo baschetto qui. Rido per la mia malignità, e mi becco uno sguardo omicida da parte della mia dama.
Che mi abbia letto nel pensiero?
Meglio non indagare.
“Ma te, posti normali, li conosci?” Chiede divertita leggendo il menu.
“Oh, ma siamo sempre normali, ogni tanto bisogna staccare no?” Dico sistemando meglio la mia di parrucca.

“No” Scuote la testa categoricamente.
“Si” Dico io guardandola in tralice. “Andiamo” Mi alzo e le prendo una mano. Con un’alzata di occhi al cielo, e uno sbuffo sonoro mi ritrovo con Eve al centro della pista da ballo.
“Sappi che ti odio McDowell!” Dice posizionandosi a qualche passo da me.
“Anche io Philips, non temere!” Le faccio l’occhiolino, e sorrido quando sento le prime note di ‘You Never Can Tell’.
Vedo Eve imitare alla perfezione Mia, il ballo lo conosce alla perfezione, questa donna è una continua sorpresa. Io non sono da meno, balliamo per tutta la canzone ridendo come matti.
“Mia, è stata fantastica!” Dico alla fine della danza, prendendole una mano e baciandola con riverenza.
“Vincent, non siete stato da meno” Fa un lieve inchino e torniamo a sederci al tavolo, dove due mega gelati ci stavano attenendo.
“Non conoscevo l’esistenza di questo locale” Ammette eve guardandosi intorno.
“Ha aperto due anni fa, ho curato la campagna pubblicitaria di apertura, c’erano quasi i cast completi di ogni film, ho conosciuto anche Tarantino, è matto come lo si vede in televisione.”
Dico tranquillo, non per vantarmi. Con Eve ho la possibilità di parlare del mio lavoro e delle conoscenze, senza vedere ciglia sbattute e sospiri sognanti. Infondo sia nel mio campo, ma soprattutto nel suo i cosi detti ‘Vip’ sono all’ordine del giorno.
“C’era anche la Thurman?” Chiede incuriosita.
“Si ma non l’ho avvicinata, era sommersa da gente adorante” Sorrido.
“Immagino…” Sospira lei, assaggiando il gelato.

“Domani mattina mi aspetta una stupida conferenza” Sospiro io, non appena le porte dell’ascensore si aprono.
“Ti lamenti te? Io devo incontrare le quattro dell’Ave Maria, hanno cominciato a fare storie, per via del servizio con lo sfondo urbano”
“Oddio, credo che Nigel impazzirà” Dico accompagnandola fino alla porta, infilo le mani in tasca, e guardo a terra.
“No credo che le ucciderà” Mi risponde girando la chiave nella serratura.
“Ok, ricordati che da oggi abbiamo un patto di due settimane Philips” Dico facendo dietro front, e entrando di filato nell’ascensore.
“Farò di tutto per riavere la mia scarpa” La sento ridere poco prima che le porte si chiudano.

*

- Subito dopo la Festa di Halloween -

[Mi piaci sai…Perché sai farmi dire…Hey io, io ti penserò…]
Sono distrutto, una giornata estenuante. Un po’ troppo. Quel bacio mi ha messo al tappeto. Un KO tecnico. Credo di aver sentito le famose farfalle nello stomaco, e noi uomini al massimo sentiamo altri generi di formicolii. Non di certo uno stomaco chiuso e un battito di cuore mancato. E poi che diamine, era uno stupidissimo bacio. Solo un bacio.
Rientro a casa cercando di non fare rumore, non so chi ci sia, ma in casa McDowell non siamo molto amichevoli se svegliati in piena notte. Soprattutto Antea, ha un viso d’angelo ma se la svegli fuori orario o con maniere sbagliate, c’è caso che ti uccide seduta stante.
Vedo la luce accesa in sala, sicuramente è Mike, magari ha qualche svolta con Keira da dirmi, ultimamente è molto preso da quella ragazza.
“Buona sera!” Dico sorridente entrando in salone.
“Ti devo parlare ti aspetto qui!” Mi dice con un volto funereo, quasi non mi prende un colpo secco, ha gli occhi arrossati, ed è teso come una corda di violino.
“Arrivo subito!” Dico dirigendomi come una scheggia in camera mia, il tempo di sciacquarmi il viso, e mettermi una tutta, e sono di nuovo in sala. Mio fratello sembra una statua di sale. Mi siedo sul divano e prendo un bicchiere di Scotch. Lo ha preparato con il ghiaccio, ora si che posso dire di essere molto preoccupato.
“Antea ha lasciato Jake. Nel peggiore dei modi hanno rotto, lui prende il primo volo per Londra.” Dice secco, senza girarci intorno. Sento come qualcosa rompersi dentro di me, non so perché. Fino a qualche minuto fa questa sarebbe stata la mia serata più entusiasmante della mia vita, quella da ricordare anche tra mille anni, e ora mi sento morire.
Con Antea non ho un bel rapporto, mi odia, ma non per questo non ci sto male, rimane sempre la mia sorellina.
“Parla, ti ascolto” Dico appoggiandomi al divano, e cercando di rilassarmi.
“È successo…” Mi racconta tutto, mi dice del secondo abito di Antea, ovvero quello Sexy, Mike ha riconosciuto che l’abito era un po’ eccessivo, ma sapeva che Antea stava solo scherzando, che voleva essere libera di osare almeno una volta. Non è mai stata particolarmente provocante nostra sorella, non amava mettersi in mostra, ha imparato a farlo un po’ alla volta, e sta sera era un semplice gioco. Mi ha riferito le parole dure di Jake, e quelle di Keira. Mike sta soffrendo moltissimo, conoscendolo avrebbe lasciato in tronco Keira, Antea è sacra soprattutto per me e per lui. Ma ci tiene a quella ragazza, lo ha stregato presumo.
“Mike, ti dirò solo una cosa, che tu già saprai. Per me Keira non esisterà. Non ostacolerò il vostro rapporto, ma per quanto Antea ha sbagliato come l’hanno trattata è una viltà, non solo in pubblico ma anche parole pesanti sono volate. Per me non esiste quella ragazza, e fidati è meglio che la ignoro, perché ti giuro la stenderei con un destro…” Dico lapidario, so che gli sto facendo male, ma hanno esagerato entrambi. Jake e Keira per me non esisteranno più.
“Ti capisco Alex…”  È tormentato, si sta trattenendo da non so che cosa.
“Mike.” Lo chiamo serio, guardandolo dritto negli occhi. “Vivi la tua storia con Keira, lo vedo come ti ha preso, Antea è forte, vedrai che starà bene. Le staremo vicino.”
“Si” Dice semplicemente. Spero solo che Keira si comporti perfettamente con lui, altrimenti le renderò la vita impossibile. “Ma di un po’…” Si sistema meglio sulla poltrona. “Perché quando sei entrato avevi un sorriso ebete?” Domanda malizioso, ok calma.
Ma non si doveva parlare di Antea?
“Hey! Il sorriso ebete ce l’avrai avuto te!” Dico subito sbuffando sonoramente, per poi scoppiare a ridere. “Al diavolo, mi ha baciato Eve!”
Avete presente il classico stereotipo di secchione Americano? Quello che è un topo da biblioteca e un mago degli scacchi? Esattamente lui! Piccoletto, occhiali spessi e camicia a quadri rubata al corredo di tovaglie della propria madre. Ora immaginate quel secchione, che al ballo di fine anno, quando è ancora su quella panca all’angolo, la Reginetta del Ballo lo baci. Mi sono sentito cosi. Fortunato e graziato. Insomma un vero proprio idiota. Riconosco che sono un bel uomo, conscio del mio potenziale, se solo lo volessi avrei la fila dietro casa, non mi fingo ipocrita. Ma questo dannato bacio, mi ha messo sottosopra. Ha come ribaltato un po’ il mio punto di vita.
“Cavolo, finalmente!” Esclama solare Mike, sembra aver ritrovato un po’ di buon umore.
“Mi ha baciato, ed è stato così…” Neanche finisco la frase, sprofondo nel divano ridacchiando. Mike mi sta prendendo in giro. Ma sarà sempre peggio, anche perché ho intenzione di conquistarla. Lei è quella giusta, quella dello stomaco chiuso, della confusione e della gelosia. Quella che mi sa tener testa, che è bella tanto quanto intelligente.
“Dio mio Alex, sembri tornato un ragazzino!” Gongola Mike, ora so che non la finirà mai di prendermi in giro. “Ma che dico, non lo sei mai stato! Eri il Re della scuola, il Quoterback invidiato e ammirato, sei sempre stato quello che ha sempre e dico sempre avuto la ragazza più carina..” Aggiunge dopo con un sorriso complice.
“Ed Eve è la più bella donna” Mi sfugge questa frase, cosi natura e vera.
“Ahia, qui prevedo una cotta indicibile! Per fortuna che non la sopportavi!”
“No calma. Non possono essere così infantile!” Mi rimetto a sedere un po’ agitato. “E poi è stato un solo bacio, per quanto mi è stato possibile conoscerla, non è una frivola, ma infondo il bacio ha il peso di una piuma…” Dico leggermente teso.
“O anche lo spessore di un pugno chiuso nello stomaco…” Aggiunge serafico.
Cazzo quanto ha ragione. Sto completamente nel pallone.
“Da quando sciorini queste perle di saggezza?” Borbotto sulla difensiva.
“Da quando tu mi hai appena fatto capire che sei innamorato cotto, della donna che fino a due mesi fa dicevi di detestare!” Ricomincia a ghignare. Ma è possibile?
“Calma, è stato un bacio, siamo seri” Dico cercando di riportare me e mio fratello nella realtà.
“Si certo” Annuisce convinto. “Certissimo!” Aggiunge scoppiando a ridere, proprio non ce la fa.
“Ah sei impossibile Mike!” Dico spazientito alzandomi. Sono stanco morto, domandi è il compleanno di Antea, e devo fare il possibile per farlo andare bene.
“Ah aspetta Alex!” Si alza anche lui. “Fai un passo falso con Eve, comportati da stronzo come il tuo solito, e giuro che te ne pentirai!” Mi dice serio, dileguandosi in camera sua, lasciando me un povero idiota interdetto da questa minaccia.
Facendo un rapido calcolo, nell’arco di questa serata mi sono dato dell’idiota almeno venti volte. Non và assolutamente bene. Che tu sia maledetta, incantevole donna.
[Te e i tuoi gatti.]

Alexander Christian McDowell

lavoro, eve
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mercoledì, 24 ottobre 2007, 15:11

C'Est la Vie

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta...

Me ne torno a letto con un diavolo per capello. Non sono Omofobico, anzi, ho molti amici gay, e sono tutti adorabili. Logicamente in senso platonico. Ma non sopporto i travestiti. Contro natura,  contro la pubblica decenza. Non mi piacciono, per quanto Eve questo non può saperlo, questa sua vendetta è stata un colpo basso. Molto basso.
Mi stendo a letto cercando di non pensare a quell’orribile visione notturna.
Non appena riesco a prendere sonno, all’alba delle tre e venti, sento la serratura della camera scattare, mi metto a sedere sul letto, consapevole che se è di nuovo il tizio di prima, ci scappa il morto stasera. Ma non appena noto una ciocca di capelli rossi, il mio corpo reagisce automaticamente, apro la porta scorrevole della finestra, al richiudo al mio passaggio, e mi ritrovo nella stanza di Eve, lei è girata di spalle, rannicchiata su se stessa, ha una canottierina celeste, e dei pantaloncini corti, una parte di me protesta con veemenza, speravo che dormisse con quell’adorabile completino celeste.
“Eve” Mi siedo sul letto, e le poggio delicatamente la mano sulla spalla. “Eve svegliati” Dico leggermente più forte. “Eve dai..”
“Ma che c’è..” Mormora ancora assonnata mentre si gira, ha i capelli arruffati, e struccata rende ancora meglio. “Alex?” Chiede allarmata mettendosi a sedere, e automaticamente tirando su le coperte.
“La tua amica, quando mi ha detto che aveva la chiave generale dell’Albergo non mentiva!” Sibilo avvicinandomi al suo volto, come se potesse sentirmi dall’altra parte della stanza.
“Eh? Cosa? Ma che ore sono?” Chiede passandosi una mano sul viso, e guardandosi in giro confusa.
“Sono le tre e quaranta..” Sbuffo sonoramente. “E Madelene  è appena entrata nella mia camera”
“Cosa?” Stà per scoppiare a ridere quando le poso una mano sulla bocca e una dietro la nuca, per non farle fare rumore.
“Shhhh” Dico stizzito “Se quella sente che ci sono rumori, viene qui a controllare, e mi tocca scappare di terrazzo in terrazzo”  Scuoto la testa lasciando andare la testa di Eve, che annuisce mordendosi il labbro inferiore, sta facendo un enorme sforzo per non scoppiare a ridere.
“Io con te non ci dormo, quindi prendi gli attributi che non hai, e affrontala!” Dice categorica scoccandomi un occhiataccia intimidatoria.
“Dolcezza cosa ti fa credere che io voglia dormire con te e con i tuoi gatti?” Rispondo sibillino affacciandomi alla finestra, notando con sollievo che la rossa stà uscendo dalla mia stanza. Dio, o Dei, o chiunque ci sia lassù. Grazie.
“Mi vuoi spiegare cosa è questa storia dei gatti?” Sbuffa spazientita.
“Un’altra volta Baby, ora buonanotte e sogni d’oro” Le mando un bacio con la mano, e me ne torno nella mia camera da letto.

Mi stendo l’ennesima volta sul letto, non riesco a prendere sonno, ormai s’è perso alla seconda incursione notturna non desiderata. Mi alzo e prendo il portatile, esco nella terrazza, davanti a me la vista magnifica dell’oceano, lo accendo pregando di non svegliare nessuno con l’’irritante musichetta d’accensione.
Comincio a stilare i vari rapporti, sono 6 mesi che ho aperto l’agenzia pubblicitaria, e devo dire che nonostante i primi due mesi siano stati fiacchi, ora le cose cominciano ad andare bene. Scarico la posta, come al solito oltre alle mille mail di pubblicità ce ne è qualcuna d’interessante.

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From: AllysonShine@hotmail.com
To: LovelyBoy@hotmail.com
Subject: Come va alla conferenza?
Date:  19 Sept 2007 -  20:56:44

Sono sicura che controllerai anche questo indirizzo di posta. Ragazzo Adorabile. Dio non potevi scegliere mail più ingannevole. Te adorabile? Magari quando dormi.
Allora la brunetta che è con te? Ti ha già fatto perdere la testa, o devo dirtelo io?
Qui va tutto bene, la campagna con l’Adidas va più che bene, ieri Mylo ha conosciuto Snoop Dog, che è il testimonial di diamante, era contento come un bambino alla notte di natale.
Summer voleva venire con te alla conferenza, in veste di amante e non di segretaria. Alex che gli fai tu alle donne? Mi raccomando non fare il solito stronzo, si stronzo hai letto bene, è l’aggettivo che più ti si addice.

Ps:  Dane si è fatto biondo ossigenato. Ti allego una foto. Mi raccomando mandagli un messaggio, e digli che sta bene. Non prenderlo in giro. Altrimenti la Campagna dei fiori è spacciata. Alex. Non essere te stesso, mi raccomando.

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From:  LovelyBoy@hotmail.com
To: AllysonShine@hotmail.com
Subject: Sai che sei incredibilmente meschina?
Date:  20 Sept 2007 -  04:56:44

No dico io, con che coraggio dai dello stronzo, al tuo capo? Al sommo dio del tuo universo lavorativo? Eh? Eh?
Allyson, mi deludi cosi, dovresti osannarmi e stendermi il tappeto rosso. Ok, lo ammetto Eve è una donna attraente, con carattere e bacia decisamente bene. Ma è l’amante dei gatti, me la vedo troppo bene tra venti anni circondata da 17 gatti. Te no?
Non ho perso la testa, diciamo che è la prima donna interessante che incontro da quando mi sono lasciato con Valeria, quell’italiana un po’ matta.
Oh ma perché mai ne stò discutendo con te, MEGERA!
Mandato un sms a Dane, ha risposto “Grazie Lillà”. Spero che la campagna dei fiori non lo conduca all’ultimo stadio della pazzia. Povero uomo.
Ci vediamo lunedì, goditi queste 48 ore senza di me, che quando torno ti faccio scontare lo stronzo.
Si si, hai letto bene Baby. Preparati a una sessione di straordinari con il sottoscritto.

Con Affetto.
Il sommo dio del tuo universo.

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Continuo a lavorare senza sosta, solo per la brocca di caffè che alle sei mi portano in camera. Mi sono reso conto che con le varie pratiche sono indietro, e se continuo cosi mi toccherà realmente fare mille straordinari.  Tiro fuori dalla valigetta una pila di documenti, che devo controllare e firmare.  Grazie a dio Allyson è stata fantastica, mi ha sistemato tutto in ordine d’importanza e di scadenza. Senza quella donna sarei morto.
Mi passo una mano sul collo che comincia a farmi male, chiudo per un secondo gli occhi, e comincio a sentire la stanchezza di una notte completamente in bianco.
“Hai passato la notte in bianco?” la voce di Eve mi sorprende, riapro gli occhi e me la ritrovo davanti avvolta da una vestaglia non molto leggera.
“Ho perso il sonno e mi sono portato avanti con il lavoro” rispondo crocchiando l’osso del collo lentamente.
“Quindi questo sarebbe il tuo aspetto dopo aver passato una notte insonne a lavorare?” Mi chiede stupita, mi specchio sulla superficie lucida della brocca di caffè, e noto con piacere che non sono più di tanto scomposto.
“Evidentemente” Faccio le spallucce scollegando il portatile.
“Vi odio a vuoi uomini” Sibila lei contrariata, sedendosi sulla sedia davanti alla mia. Porta le gambe piegate al petto, e le cinge con le braccia. La osservo per qualche secondo, nonostante i capelli leggermente in disordine non è per niente male, appena sveglia. Ma non avrà mai questa soddisfazione da me. Neanche  tra cento anni.
“Certo te non saresti male, se non fosse che i tuoi capelli assomigliano a quelli di maga magò!” Commento tranquillamente girando il cucchiaino nella tazza di caffè.
“Sempre molto gentile McDowell” Celia lei scoccandomi un occhiata assassina.
“Sempre” Annuisco sorridendo. “Oggi ci aspetta una bella giornata sai?” Dico afferrando il depliant della fiera. “Però dalle sei alle otto abbiamo due ore libere, e se mi concedi la tua presenza, vorrei portati in un posto che sono sicuro ti piacerà da morire”
Lei non risponde subito, sicuramente sta valutando l’offerta, o semplicemente calcolando quante possibilità ci siano perchè io la faccia fuori. “Non ti voglio uccidere, diremmo ad Elizabeth che usciamo insieme, e che se torno da solo può denunciarmi per omicidio” Dico tranquillamente, finendo di bere il caffè.
“Oh ma non stavo valutando quello, stavo pensando a dove occultare il tuo di cadavere” Sorride sibillina fregandomi il depliant della conferenza.
“Ah ah” Annuisco serio “Spiritosa”
“Quanto te McDowell, quanto te…” Risponde annuendo, e chiudendo gli occhi a fessura.

*

“Eve facciamo tardi!” Dico uscendo dalla doccia con addosso solo il boxer, e un asciugamano che mi passo tra i capelli.
“Guarda che io sono pro…” Si blocca non appena si rende conto che sono praticamente mezzo nudo.
“Scusa”Aggiunge subito dopo abbassando lo sguardo.
“Non ti preoccupare” Faccio le spallucce, e mi giro per prendere i pantaloni, mi è sembrato che alzasse gli occhi per sbirciare, ma potrei sbagliarmi, dannazione ai suoi capelli lunghi. Finisco di vestirmi in cinque minuti, e lascio i capelli come sono mezzi umidi e spettinati. Non ho voglia di sistemarmeli, poi tanto dopo me li dovrei ribagnare.
“Alla buon ora! E poi dicono a noi donne che siamo vanesie!” Mi dice fintamente scocciata, mentre usciamo dalla stanza.
Arriviamo nella sala conferenze del ‘Re Sole’. Cominciamo a fare i saluti di rito, sempre le solite facce, riesco a intravedere la rossa amica di Eve, quella degli attentati notturni. Mi si gela il sangue nelle vene, e riesco a prendere per la vita Eve e dirigersi in due posti liberi, gli unici due. Ci sediamo velocemente, e prima che la mia compagna possa aprire bocca le spiego che il polipo rosso mi aveva avvistato.
“Ma si può sapere che ti ha fatto di male?” Infierisce lei divertita.
“Eve, per favore..” La supplico di non continuare in questa linea. Sono sicuro che d’ora in poi odierò ogni donna dai capelli rossi. Rimarrò traumatizzato da questa esperienza. Ne sono certo.
“ Alex, mi preoccupi!” Esclama allarmata, portandosi una mano alla bocca. “Te il latin-lover della compagnia, che sfugge a una procace donna dalla vermiglia chioma!”
“Devo ridere?” Chiedo inarcando il sopracciglio.
“Io fossi in te piangerei… Ma sono punti di vista!” E con fare comprensivo mi batte due pacche sulla spalla. Se non fosse che mi stà salvando dalla piovra, mi sarei già alzato mandandola a quel paese circa cinque volte. Ma appena arriva il salame ammuffito, la getto tra le sue braccia, e voglio vedere come se lo scolla quel vecchio maniaco.
Oh me la deve pagare anche per il travestito. Non sia mai che Alexander Christian Mcdowell si lasci sfuggire una vendetta. E dato che è un piatto va servito freddo, aspetterò il nostro rientro a NY.
“Gli amici tuoi, quelli gay, di ieri…” Li cerco con lo sguardo, ma non li trovo.
“Non ci sono oggi, vengono domani alla festa di chiusura conferenza! Non ci sono nemmeno al seminario del dopo cena” Mi precede nella risposta, senza che io gli abbia fatto la domanda. Sono queste cose che mi fanno pensare a volte. Se non fosse cosi maniacalmente attaccata al suo futuro con venti gatti, sarebbe una ragazza adorabile. Senz’altro molto affascinante, ma è di un’acidità a volte, che fa quasi impressione.


*

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tener viva in noi qualche piccola follia.
Marcel Proust

“Mi spieghi dove stiamo andando?” Chiede Eve non appena saliamo sulla macchina noleggiala all’albergo. Una Camaro vecchio stampo, blu metallizzata. Sorrido senza risponderle, e la sento sbuffare sonoramente, picchiettando le lunghe unghia sul vetro del finestrino.
“Dai è una sorpresa!” Gongolo io divertito, per farla rimanere sulle spine.  Mi manca un po’ la moto, quando sei abituato a sentire la velocità sulla pelle, la macchina per quanto bella sia, ti costringe a non spiegare le ali prendere il volo. Letteralmente parlando. Anche perché se solo provo ad accelerare più di tanto con questa vettura, mi ritrovo stile Flinstones a guidare con i piedi. È un auto del dopo guerra più o meno, credo che un blindato militare possa andare più veloce.
“Mi spaventi!” Commenta tranquilla Eve guardando fuori dal finestrino. “Per fortuna sanno che siamo usciti insieme, parecchie persone, quindi se uno torna senza l’altro, verrà sospettato di omicidio” Commenta divertita riferendosi alla discussione di questa mattina.
Nel giro di mezz’ora arriviamo all’osservatorio universitario di Miami. Qui osservano e allevano i delfini, fanno delle ricerche non invasive per poter prevenire delle malformazioni congenite, che altrimenti non si potrebbero curare.
Conosco il proprietario, ho fatto per lui la campagna pubblicitaria del 2002/2003.  Quando l’ho chiamato per questo favore, mi è stato ancora riconoscente. Alla fine mettere se stessi nel proprio lavoro ripaga no?
“Alex, mi hai portato in un Campus Universitario?” Chiede Eve inarcando il sopracciglio. “Non ti sembra di essere un po’ cresciuto?” Aggiunge ghignando, io non parlo, e le faccio cenno di seguirmi, la sento sbuffare prima che muova i primi passi. Entriamo nell’atrio, e la conduco ai piani inferiori dove tengono le vasche di acqua salata per i delfini.
“Alex” La voce squillante di un ragazzo ci accoglie non appena entriamo nella sala.
“Jason!” Lo saluto con una forte stretta di mano.
“Come stai carissimo?” Mi chiede sorridente, per poi girarsi verso Eve e farli un inchino.
“Jason ti presento Eve Philips”
“Eve questo è Jason Stiles”  Si stringono la mano reciprocamente, e si sorridono. Noto che Jason non stacca gli occhi di dosso a Eve, non lo biasimo, è una donna che fa il suo effetto.

“Guarda che se vuoi annegarmi, la muta da sub, non serve mica!” Dice raggiungendomi nella saletta, mi giro e devo dire che i miei occhi stanno cantando cori angelici.  È davvero una donna bellissima, la preferisco con il completo azzurro intimo, ma anche cosi non è male.
“A te ogni tonalità del blu e del celeste stà bene” Dico semplicemente, scendendo dal tavolo su cui ero seduto. Lei abbassa lo sguardo e sorride. Anche questo mi colpisce, non è come le altre, non si vanta e non ostenta la sua bellezza che stenderebbe chiunque.
“Allora, mi anneghi o hai deciso di farmi provare un abbigliamento inconsueto?” Rompe il silenzio di pensieri che era calato tra noi.
“Dai andiamo” La prendo per mano, e comincio a correre giu per il lungo corridoio, che ci porta alle vasche dei delfini. La sento protestare ridendo, soprattutto quando ho evitato per un pelo lo schianto contro un armadio.
“Eccoci!” Esclamo una volta aperta la porta scorrevole della sala delle vasche. C’è un riflesso azzurro su tutto il soffitto, e sulle pareti, merito dei faretti che riflettono la luce delle piscine. Devo dire che come atmosfera è più che perfetta.
“Wow” Esclama girandosi intorno, è sorridente, allora avevo capito bene che gli piacessero i delfini. L’avevo sentita parlare con Aly di una vacanza con non so quale visita all’acquario mancata. “I delfini..” Mormora avvicinandosi a una delle vasche, e si inchina allungando la mano verso un musetto grigio che è sbucato subito fuori dall’acqua. Lo accarezza e sembra essere totalmente presa da questa situazione.
“Abbiamo tutto il tempo del mondo” Dico sedendomi vicino a lei, però metto le gambe nell’acqua.
“Questa si che è una sorpresa!” Sorride dolcemente mettendosi al mio fianco.
“Che scherzi? Una volta annegata, lego il tuo corpo a Flipper, e ti faccio trascinare in mare aperto..”
“Flipper?” Chiede inarcando un sopracciglio. “Bella fantasia Mcdowell!” Mi dà una live spinta sul braccio. Io senza neanche pensarci due volte, mi giro, la prendo su stile principessa e la butto in acqua. Non appena torna su, anche i 5 delfini sulla vasca con noi festeggiano.
“Alex!” Urla portandosi all’indietro i capelli con entrambe le mani.
“Eve!” La prendo in giro, buttandomi anche io dentro la piscina.
“E se non sapevo nuotare?” Chiede schizzandomi con l’acqua.
“Voleva dire che non ero incriminato d’omicidio se annegavi..” Mi avvicino a uno dei delfini, e gli accarezzo dolcemente il muso, ed ecco che emette quella specie di suono gutturale di felicità, e muovendo le pinne laterali schizza Eve.
“Ah sei il solito impossibile! Flipper!” Scrolla la testa e ride.
“Vuoi vedere una cosa?” chiedo ignorando la sua frase.
“Si certo, implica la mia morte imminente?” Mi risponde a tono, portandosi le braccia al petto.
“No non per ora..” Faccio le spallucce e mi separo dal Delfino. “Flipper!” Lo chiamo, sapendo benissimo che non è il suo nome, ma per me ogni delfino è un Flipper. E poi dicono che la televisione rovina.. Tsè!
Batto le mani due volte fuori dall’acqua, poi con la destra alzata a mezz’aria faccio tre giri completi, e alla fine dell’ultimo giro il delfino si alza sulle pinne, e fa tre giri su se stesso.
“Ma come  hai fatto!” Esclama Eve piacevolmente stupita.
“Oh trucchi del mestiere, ogni volta che vengo a Miami passo qui” Sorrido. “Ora avvicinati a quella Delfina..” E le indico la delfina al suo fianco.
“Come fai a sapere che è una femmina?” Chiede incuriosita.
“La pinna superiore è più piccola, e il muso è più allungato” Rispondo tranquillamente. “Accarezzagli il muso, e poi il dorso, quando vedi che si accosta a te, tieni la presa ben salda sulla pinna, e fai un bel respiro!”
Fa tutto come gli è stato detto, e dopo qualche secondo la Delfina parte, e porta con se Eve, fanno un giro della vasca completo, e tornano qui. Non appena si ferma, Eve ci mette qualche secondo per riprendere fiato, e mi sorride.
“Bellissimo!” Esclama felice, continuando accarezzare l’animale.
“Vero? Sembra di volare sott’acqua, è una sensazione che ti ricorderai a vita!”
Amo la tranquillità, amo questo luogo qui. Credo che a Miami sia il mio posto preferito.

“Ops!” Dico uscendo dallo spogliatoio.  Osservo l’ora, e diciamo che l’ora di cena è passata da un pezzo.
“Ma quanto siamo stati nella vasca?!” Chiede Eve inarcando il sopracciglio.
“A Quanto pare troppo!” Rido grattandomi la testa. “Circa tre ore e tre quarti.. Sono le nove meno dieci..” Sbuffo sentendo il mio stomaco urlare vendetta.
“Ho fame!” Esclama tranquillamente, guardandosi intorno.
“Mi hai letto nel pensiero, ormai il buffet con le vecchie cariatidi è finito, ma so io dove portarti!” Dico prendendola l’ennesima volta per la mano, e trascinandola verso la macchina, non si lamenta neanche un po’, ha capito che è perfettamente inutile. So dove portarla, essendo in un abbigliamento non molto casual, faccio le cose in grande. Cosi non potrà mai dire che l’ho trattata male. Saliamo in macchina e prendo la tangenziale ovest, e dopo tre svolte arriviamo nella vecchia Miami, quella del canale maggiore.
“Ancora con la storia dell’annegamento?” Scherza divertita, scendendo dalla macchina. Ha un lungo vestito color perla, che mette in risalto la pelle abbronzata, ha un bracciale in caucciù e madreperla al polso, un regalo sicuramente delle sorelle.

Possibili Spasimanti?
Magari un veterinario, per i suoi gatti.
Sinceramente mi dà fastidio pensare che abbia degli spasimanti.
Non so perché. Non che ci voglia provare, non proprio, almeno un po’ ma non seriamente…

“Non proprio.” Le metto una mano dietro la schiena, per accompagnarla nel vicolo laterale della Piazza, è una bellissima zona, illuminata e tranquilla.
“Anima e Core” Legge con una pronuncia italiana perfetta, mi giro a fissarla stupito.
“I miei sono in Italia, qualche parola la so” Mi fa l’occhiolino, ed entra sorridendo.
Sono riuscito a far prenotare da Jason un bel posto, è sulla terrazza coperta, che dà sul Canale Maggiore.
“Sei una donna dalle mille sorprese” Dico divertito, facendola accomodare seduta di fronte a me.
“E lo scopri solo adesso? Mi deludi McDowell, con il tuo spirito d’osservazione ti facevo più sagace!” Commenta fingendosi altezzosa, sfogliando il menù.
“Oh lo sono non ti preoccupare” Annuisco fingendomi offeso.
Dopo trenta secondi scoppiamo entrambi a ridere, stare con Eve è come tornare alle superiori. Non facciamo altro che prenderci in giro, e soprattutto non è cosi male, oddio non voglio allargarmi, ma potrei dire con tranquillità che è quasi sopportabile. Quasi. I 17 gatti attendono sempre dietro l’angolo. Sono inquietanti quelle bestiole.

Alexander Christian McDowell

lavoro, conferenze, eve
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giovedì, 20 settembre 2007, 09:53

Scatole.
Scatole.
Ancora scatole.
La mia vita rinchiusa in delle scatole.
La mia vita, sempre in movimento, sempre frenetica, sempre in giro ha deciso di fermarsi. La giostra si è fermata, e io devo scendere.
L’oceano cristallino dei Caraibi, la sabbia bianca del Marocco, il glaciale freddo di Mosca, l’esaltante carnevale di Rio. Luoghi persone, viaggi incontri divertimenti. La giostra si è fermata e io sono sceso.
Di mia volontà? Esattamente, e qui ci stà l’imbroglio, non è assolutamente mettere le radici, sono nomade per natura, lo sono sempre stato. Ma forse il Luna Park, con luci e colori sempre nuovi non ha più bisogno di me, o forse io non ho più bisogno di lui.
New York, amata e odiata, sono qua. Di nuovo pronto a sentire su me il peso della sedentarietà. Anche quando ho studiato a Yale, non rimanevo per più di sei mesi in un alloggio, ho fatto il diavolo a quattro. E ora? Che succederà? Impazzirò sicuramente.
Ho visto mio fratello Mike a Washington questo fine settimana, mi ha portato le chiavi di casa, ma io avevo chiesto uno scudo difensivo per proteggermi da Antea.
Mi ha chiesto di rientrare con lui, per fare una bella sorpresa alla nostra sorellina, certo la sorpresa ci sarebbe stata, e anche grande, ma lei sarebbe morta d’infarto o avrebbe ucciso me, molto più probabilmente.
La nostra famiglia è unita, incredibilmente unita. Siamo cinque maschi e una ragazza, e lei la piccola Antea è una delle creature al mondo che adoro di più, fino all’incidente di Fedreric, potevo dire, e dare per certo che ero il suo fratello preferito, e lei era la mia piccola gemma.
Ma ora le cose sono cambiate anche troppo.
“Alex, dai, qui in ufficio abbiamo finito” La mano di Allyson mi riporta sulla terra.
“Aly sicura?” Chiedo speranzoso, ci dormirei pur di non rientrare a casa.
“Smettila di fare il codardo, non puoi abitare in ufficio” Ride sedendosi sul tavolo davanti a me, osservo le sue gambe, i suoi jeans sono sempre strani, hanno sempre decorazioni diverse, e spesso le crea da sole queste decorazioni.
“Non sono codardo” Ribatto stancamente, appoggiandomi sullo schienale della sedia.
“Sei arrivato a New York stà mattina alle sei, sono le sette di sera, e non sei passato per casa” Perché deve sempre ricordarmi tutto? Perché la detesto quando ha dannatamente ragione?
“E va bene, per oggi basta cosi” Sospiro un po’ teso, abbiamo ricevuto l’incarico della campagna pubblicitaria dela Runaway, odio le riviste di moda, sono complicate da gestire, e non puoi fare programmi a lungo termine, cambia tutto da un giorno a quell’altro. Però mi piacciono le sfide, e voglio, anzi sono sicuro che riuscirò a portare Runaway in alto, più in alto di quanto si possano aspettare.
“Ecco bravo, tanto gli altri arrivano tutti in settimana, e hai ben sette giorni per mettere in ordine la tua vita” Mi dà una pacca sulla spalla, e scende con un piccolo salto.
“Uno: non voglio mettere ordine della mia vita, mi piace così com’è. Due: sei troppo saggia per i miei gusti” La prendo in giro, mentre infilo la giacca, e chiudo le luci del mio ufficio.
“Senti ma, perché mi hai dato l’ufficio verde?” Allyson stà controllando che tutto sia a posto nel resto del piano.
“Perché si, ti si addice il verde!” Faccio le spallucce, e chiamo l’ascensore.
“Ah ecco, se lo dici te” Entriamo in ascensore, e ci salutiamo a piano terra, perché ho parcheggiato la moto proprio davanti al palazzo, Aly ha la macchina nei garage.

***

Sono le otto passate, e forse è ora che rientri a casa. Anche se la prospettiva di fare un bel viaggio in moto è molto più allettante. Non che abbia paura di tornare a casa, ma è che non mi và sentire quella tensione che ti entra perfino nelle ossa, quelle situazioni che sono scomode terribilmente scomode. E sinceramente le situazioni scomode non le ho mai digerite.
Parcheggio la moto proprio affianco a quella dei miei fratelli, è strano come le unioni di famiglia si manifestano sotto i più svariati aspetti.
“Alexander che piacere rivederla” La voce di Jim mi fa girare verso la portineria, stà chiudendo.
“Jim, buona sera” Mi avvicino al bancone.
“Ho saputo che tornerà ad abitare qui, signore”
“Si” Sospiro. “Casa dolce casa no?”  M’incammino verso gli ascensori appena Jim sparisce dietro al bancone per fare non so cosa.
Primo Piano: Ne mancano undici.
Secondo Piano: Ho 30, anzi no, precisiamo, 29 anni. Non posso avere paura di una ragazza di 24.
Terzo Piano: Io non ho fatto niente di male.
Quarto Piano: Sarà contenta di vedermi, sono anni che non ci vediamo.
Quinto Piano: Magari c’è qualche altro appartamento libero. Magari dall’altra parte del parco.
Sesto Piano: Oddio, solo ora mi rendo conto di quello che faccio. Routine. Normalità. Aiuto.
Settimo Piano: Le carte sono in tavola, non puoi alzarti e andare via.
Ottavo Piano: L’arrivo di Amber distrarrà le attenzioni dalla mia presenza in casa.
Nono Piano: Devo riuscire a trovare l’aggancio giusto per Runaway, per un inizio strabiliante.
Decimo Piano: Mi dovrò informare di moda. Non può andare peggio di così.
Undicesimo Piano: Perché?
Dodicesimo Piano: Arrivato. Grazie a Dio, pensavo di dover salire verso il paradiso, altro che. Troppi piani!

La vita è priva di una configurazione ben definita, le sue catastrofi colpiscono in modo sbagliato le persone sbagliate. C’è un che di grottesco nelle sue commedie, e le sue tragedie finiscono in farsa. Chi l’avvicina ne rimane sempre ferito. (Il critico come Artista – Oscar  Wilde)

“Sono a casa” Dico rientrando, non che mi aspetti che mi si venga incontro saltellando e gioendo. Con la tensione che ci sarà qui, è già tanto che non vengo accolto da una gang di malavitosi pronti a tutto per cento dollari.
“Noi siamo in cucina!” La voce squillante di Mike mi fa sorridere, lui è sempre cosi gioviale e ottimista, l’esatto opposto mio.
“Buona sera” Cerco di sorride arrotolandomi la manica della camicia.
“Ciao” Antea neanche alza lo sguardo, stà tagliando una zucchina, e presumo che quella zucchina abbia il mio volto notando la foga e la violenza con cui stà riducendo quel povero ortaggio.
Mi devo ricordare di non farla incazzare mentre maneggia i coltelli, è dannatamente e pericolosamente brava.
“Allora, com’è andato all’ufficio? Pensavo che iniziassi almeno domani!” Mike mi parla mentre controlla qualcosa in forno, non sono abituato a vederli cosi uniti, fino a qualche anno fa ogni pretesto era giusto per litigare.
Buffa la vita, ora sarò io il bersaglio mobile della mia sorellina.
“Andato bene, Allyson è venuta con me, e sono arrivati tutti i mobili per gli interni” Allento anche il nodo alla camicia, e mi siedo su uno degli sgabelli. Lungi da me chiedere se vogliono una mano in cucina, sicuramente avrebbero qualcosa da fare, e io, giustamente la dovrei fare. Che cosa scomoda!
“Aly?” Antea mi guarda per la prima volta da quando sono rientrato, annuisco. “Invitala a cena, la voglio rivedere” Libera provocazione, la prima della serata. Lei odia me, e ama il mondo che mi circonda. Non è cambiata.
“In settimana glie lo dico” Rispondo pacato mentre giocherello con una mela, presa a caso da cesto della frutta davanti a me. “Sapete dell’arrivo di Amber?” Cominciamo a deviare ogni possibile argomento che mi riguardi personalmente.
“Oh, certo”  Il rumore del coltello secco mi ha fatto, lo devo ammettere, prendere un colpo secco.
“Problemi?” Chiedo non per provocarla.
“Ah beh.. Dimmi te Mike rientra Ieri con una lettera e una notizia. Il tuo arrivo qui, e l’arrivo di una nuova sorellina, la famosa Amber. Al diavolo lei e te!”
Più chiara e coincisa di cosi, non poteva essere.
Detto ciò esce dalla cucina, senza sbattere la porta, semplicemente perchè non abbiamo porte da sbattere in cucina.
Poi sento il rumore dei suoi tacchi tornare in cucina mi volto, e la vedo che ci osserva. “Buon appetito!” Che sembra tanto voler significare: ‘Strozzatevi in santa pace, ma non sporcate’ “Esco con Jake!” Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Ecco che sbatte la porta di casa, come la conosco bene. Fin troppo.

Non posso fare a meno di detestare i miei parenti. È così triste dover sopportare chi ha i nostri stessi difetti. (Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde)

Irascibile. Impulsiva. Vendicativa. Le mie tre caratteristiche che si rispecchiano in Antea.
Dolce. Sognatrice. Combattiva. Queste peculiarità sono di Mike, ma si celano anche nelle sfumature più svariate in lei.
Spericolata. Ansiosa. Indulgente. Creativa. Qui ci possono essere rispecchiati i gemelli in pieno. E poi ha lo sguardo e la bocca di Fedreric, e forse questa è la cosa che più mi colpisce.
“Jake?” Domando inarcando il sopracciglio.
“Ti ricordi il mio migliore amico?” Mike si è messo a cuocere la zucchina insieme a non so cosa nella padella.
“Si quello che abita qui a fianco, no?” Domando cercando di ricordare la fisionomia, alto, biondo con gli occhi chiari.
“Esattamente.. Stanno insieme, ormai da quasi un mese, ma si frequentano ormai da un anno” Sorride, strano, tutti noi fratelli non abbiamo mai sopportato i fidanzanti di Antea specialmente William. Quel gran… “È un tipo ok, Jake.. Sono sicuro che non la farà soffrire”
“Spero, altrimenti devo ucciderlo” Ci mettiamo a ridere entrambi.

***

“Vado io” Dico semplicemente alzandomi dal divano e dirigendomi verso la porta.
Apro e vedo una ragazzina bionda sorridente che mi fissa in silenzio. Inclina la testa a destra e a sinistra, poi di nuovo a destra e di nuovo a sinistra. Riduce gli occhi a due fessure e annuisce.
“Ah! Le corna e la coda dove sono?” Chiede in perfetto stile poliziesco. Poi mi osserva facendo un passo avanti. “Il fumo nero, e i denti da squalo?” Si è portata una mano al mento massaggiandolo.
“Amica di Antea, non è vero?” Domando sorridendo.
“Si Amica di Antea, Senza rancore eh!” Sorride facendo le spallucce ed entra passando alla mia sinistra.
“Accomodati pure, fai come se fossi a casa tua” Dico ironico chiudendo la porta alle mie spalle.
“Sono a casa mia” Ribatte lei tranquillamente, posando i cd sul tavolino in sala.
“Ah ecco, forse sono io qui l’intruso” Rispondo accigliato.
“Dai, sei più sveglio di quanto pensi Antea” Ride, e io non posso fare altro che ridere con lei, ha una risata contagiosa.
“Mandy!” La voce squillante di Antera riempie la stanza.
“Ant!” Si porse in avanti prese i cd tra le mani e me li mostrò, anzi me li sventolò con gesti ampi.
“Grazie!Grazie!Grazie!” Dice sorridente, e poi si accorge della mia presenza e il sorriso gli si smorza.
“Ho conosciuto Alex” Amanda, una sedicenne, massimo una diciottenne potrebbe essere.
“Che fortuna” Risponde mia sorella sarcastica. Ci risiamo.
“Non è male” Fa le spallucce.
“Non lo conosci” Ribatte lei prontamente.
“Tu mi conosci?” Chiedo a brucia pelo dirigendomi in cucina.
“Si dia il caso che sono tua sorella” Sento la sua voce seguirmi, a pro il frigo e tiro fuori una birra ghiacciata.
“Che c’entra? Sono anni che non ci sentiamo” Faccio le spallucce e poso la bottiglietta di birra sul tavolo cercando lo stappa bottiglie.
“Secondo te ci sarà un motivo?” Mi guardo intorno spaesato, sono in questa casa da due giorni e non c’è una cosa messa al suo posto. Sbatto nervosamente un cassetto.
Mi giro verso Antea, pronto a chiederle dove cavolo la sua mente bacata, e quella di mio fratello, avrebbero potuto mettere un cavatappi. Ma vedo la biondi passarmi vicino, tra me e il tavolo della cucina, si sporge verso lo sportello in alto a sinistra, lo richiude, e mi sventola davanti l’oggetto del mio desiderio. Mi sorride e fa le spallucce come per dirmi ‘basta cercare’.
“Si il motivo c’è ed è tutto nella tua mente bacata!” Dico secco stappando la birra, con la coda dell’occhio vedo il folletto biondo cercare qualcosa in giro per la cucina ma non ci faccio più di tanto caso.
“Non osare a tirare in ballo le menti bacate!” Sibila lei con il fuoco negli occhi.
“Senti Antea non è colpa mia se hai la memoria di un elefante, per di più danneggiata!” Dio che esasperazione, facevo prima a trovarmi un altro appartamento.
“Non è colpa mia, se te sei un egocentrico stronzo!” Scuote la testa incredula.
“Tu sei completamente fuori Antea, ma come il terrazzo!Sei senza speranza!” Poso la birra con un gesto secco sul tavolo, ho l’acido allo stomaco per il nervoso.
“Oh!” Annui con sguardo omicida. “Certo” Alza le mani come per dire ‘perché non l’ho pensato prima’.
Ci guardiamo male, anzi no è dire poco, ci guardiamo in cagnesco, e nel silenzio sentiamo una vocina bassa sussurrare qualcosa, ci giriamo in contemporanea verso la ragazzina bionda, quella che assomiglia un folletto, stà scrivendo e farfugliando qualcosa. Poi come se fosse stata strappata dai suoi pensieri ci guarda. “Beh? Avete finito?” Chiede stupita.
“Finito cosa scusa?” Domando inarcando il sopracciglio.
“Di discutere!”
Ovvio no?
“E a te che interessa?”
“Stò segnando i punti, scusa eh!”
Certo no? Stà segnando i punti!
La guardiamo tutti e due stupiti, e lei alza il foglio bianco diviso in due, su una metà c’è scritto ‘Alex il Diavolo’, sull’altra ‘Antea Superstar’. Ho già capito da che parte stà.
“Tu alex sei in vantaggio di 5 a 3” Mi spiega mostrandomi le battute. “Te Antea.. Mi hai deluso!” Annuisce seria e con una specie di rammarico nello sguardo, è difficile non scoppiare a ridere. “Mi aspettavo più da te”  Le dà una pacca d’incoraggiamento sulla spalla. “Farai meglio la prossima volta!” Appende con una calamita il foglio sul frigo.

Alexander Christian McDowell

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