Premessa

Questo non è altro che un blog con la funzione di "raccoglitore" di tutti i post di Alexander McDowell, un personaggio inventato da Juditta e che agisce nel Gioco Di Blog Ordinary World. Ogni fatto ed avvenimento è di fantasia ed ogni riferimento a fatti o avvenimenti realmente accaduti è casuale. L'aspetto di Alexander è quello dell'attore Wentworth Miller, ma a parte l'aspetto, il personaggio non ha alcuna attinenza con Wentworth.

Alexander Christian McDowell

Nome:Alexander Christian
Cognome: McDowell
Data di Nascita: 26 Agosto 1977
Età: 30 anni
Occhi; Blu
Capelli: Neri Corti
Segni Particolari: Una cicatrice sul sopracciglio sinistro. Glie l'ha causata Frederick, il fratello maggiore, nell'ultima crisi, che ha avuto prima di essere ricoverato.

Storia: Alexander Christian McDowell è il quarto fratello della famiglia McDowell, come ogni figlio mezzano è cresciuto in maniera indipendente, senza soffrire di gelosie nei confronti dei fratelli maggiori, nè di Mike, il fratello minore, ha una passione smodata per la sorellina, con la quale però non ha un buon rapporto.
Sarcastico e cinico, risulta fin troppo brusco a volte, non si lascia avvicinare molto facilmente, diffidente per natura ha imparato a fidarsi del suo sesto senso, che non fallisce quasi mai.
Laureato a Yale, ha cominciato a lavorare subito dopo la laurea, presso l’azienda dove aveva fatto lo Stage. L’azienda è una delle più grandi nel settore, è la stessa che si è occupa degli Spot Nike e Coca-Cola. Ha girato il mondo, per lavoro, visitando le città più belle, e i posti più emozionanti, anche solo per trovare l’ispirazione adatta.
Ma ora, è stanco della sua vita da nomade, e ha deciso di trasferirsi a New York, in pianta stabile, insieme al fratello Mike e la sorella Antea. Insieme al suo staff, ha voluto aprire un ufficio tutto suo, considerando anche il fatto che molti dei suoi clienti hanno deciso di seguirlo, perché sanno che lui nel lavoro ci mette la propria anima.
Ama moltissimo le moto e i motori, come ogni membro della famiglia McDowell, possiede una Honda cbr nera, con la quale va spesso a correre in pista, o semplicemente fare lunghi giri per rilassarsi e ritrovare la giusta concentrazione.
Ha un’altra passione quella per i film, possiede oltre 200 dvd originali, che lo seguono ovunque, e ama leggere, non ha generi preferiti, anche se predilige i classici come Shakespear e Baudeleire, ma logicamente questa cosa la sanno veramente in pochi.
Se in giusta compagnia ama divertirsi e lasciarsi andare.
Sentimentalmente è tornato libero da un annetto, dopo una relazione che durava da troppi anni, si era innamorato della donna sbagliata, che pretendeva troppo senza mai dare niente in cambio.
Alexander è un tipo passionale, e in una relazione, come nel lavoro mette tutto se stesso, non pretende neanche tanto, solo sincerità e fedeltà. Incredibilmente romantico (sa nascondere alla perfezione questa sua peculiarità) spesso stupisce le proprie ragazze con viaggi a sorpresa, e appuntamenti particolari, senza mai cadere nel banale o nello scontato.

Fauvorits

Ama: Se stesso, la sua moto, il suo lavoro, la sua famiglia.

Odia: La sua vita, il suo cinismo, e la gente che vive solo perchè è obbligata a farlo.

Colore Preferito: Verde Smeraldo.
Numero Fortunato: 3
Portafortuna: Ancora non ce l'ha.
Sogno nel Cassetto: Avere una famiglia propria.
Città Preferita: Vienna.

Possiede

Moto: Honda VFR [Foto]
Cellulare: Nokia N93i [Scheda]
Pc: Sony VAIO VGN-TX3XP/L [Scheda]
Macchina: Celica S 2800 (Cilindrata) [Foto]

La Famiglia McDowell

Nome: Milena Nott
Età: 55 Anni.
Professione: Giudice Supremo della Corte Marziale
Descrizione: Abita a Washigton, dove lavora da oltre venti anni come Giudice della corte Marziel. La sua professione l'ha portata spesso ad assentarsi da casa, ma ha fatto il possibile per non far mancare niente ai figli. Donna molto formale e rigida, solo in famiglia si lascia un po' andare. Ha ricevuto da sempre un'educazione militare, non solo perchè è entrata in marina alla giovane età di venti anni, ma anche perchè il padre era un ex Generale con quattro stelle in pensione. Adora Mike, e anche se le madri non dovrebbero avere preferenze, lui è l'eccenzione che gli fà confermare la regola. Non solo perchè ha intrapreso una carriera d'avvocato ma anche perchè dei sette figli è quello che sente piu vicino.

Nome: Nicholas McDowell
Età: 57 Anni
Professione: Generale dei Marins Americani, a capo di una Tasc Force 'segreta' di Anti-terrorismo.
Descrizione: è in servizio attivo in Iraq dal Novembre 2001. Torna rare volte in patria, e sempre per pochi giorni, ma spera ardentemente che gli diano un congedo permanente. Sente molto la mancanza di casa, anche se per la patria farebbe di tutto. Appassionato di moto e macchine è lui che ha trasmesso questa passione ai figli. Ha un piccolo vizio, quello di controllare la fedine penali dei partner dei propri figli. Spigliato e ironico ama la lettura e la buona musica. Tiene tantissimo a ciascuno nei sette figli, anche se a volte dimostra un debole per la 'piccola' Antea. L'unica femmina della numerosa famiglia.

Nome: Fredreric McDowell
Età: 36 Anni
Professione: Disoccupato
Descrizione: Fedreric è il maggiore dei sei fratelli, ha 36 anni, e da 10 anni è rinchiuso in un ospedale psichiatrico, il migliore di tutta l'America. Quando era più piccolo, ha subito un grave Shock, che prima gli ha fatto perdere momentaneamente l'uso della parola, e quando tornò comincià ad avere vere e proprie crisi, con scatti d'ira e violenza. I fratelli non vanno spesso a trovarlo, l'unica che riesce a reggere la situazione è la piccola Antea che almeno una volta al mese sparisce per una giornata intera senza dare spiegazioni e va a trovare suo fratello. Negli ultimi anni sembra essere migliorato tantissimo, e Antea spera che ben presto lo lascino libero di tornare a casa insieme ai fratelli.

Nome: Tomas McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Tomas è il secondo genito insieme a suo fratello Leonard, della famiglia, ha 33 anni ed è tra i Piloti di Rally più consociuti in America, corre insieme a suo fratello, e non si fà mancare un tornero, anche minore, ha la passione per i motori, come tutti i componenti della famiglia. Si è sposato molto giovane, a 25 anni ha una figlia di 3 anni, Mary Rose. Abitano a Washigton, anche se, a casua del suo lavoro è spesso fuori casa. Tom è un ragazzo all'apparenza inavvicinabile, schivo e meschino, ma è solo una maschera che porta, non ama moltissimo affezionarsi alle persone, perchè convinto che prima o poi tutti gli volteranno le spalle. Vuole bene realmente solo alla propria famiglia e alla moglie.

Nome: Leonard McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Leonard, 'Leo' per gli amici è l'opposto del fratello, solare giocoso e simpatico, è il classico 'bonaccione' tutti lo adorano fin da subito, e lui non può che esserne felice, infatti, anche se non lo ammetterebbe neanche sotto tortura, ama stare al centro dell'attenzione. Anche lui ha le sue radici a Washigton, dove convive con una ragazza ormai da 5 anni, stanno pensando seriamente al matrimonio, ma vogliono ancora far passare qualche tempo.

Nome: Samuel 'Sam' McDowell
Età: 22 Anni
Professione: Studente iscritto alla facoltà di Veterinaria di New Yor. Con Specializzazione di "Animali Marini"
Descrizione: Samuel studia veterinaria, con specializzazione in 'Animali marini'. E' il più piccolo della famiglia McDowell, è cresciuto viziato e coccolato da i genitori ma sopratutto dai cinque fratelli maggiorni, e Antea non gli ha mai fatot mancare coccole e ogni tipo di premura. Si fa chiamare da tutti "Sam" non ama chi usa il suo nome per intero, vispo e solare è sempre disposto a ad aiutare il prossimo. Molto ordinato e preciso non ama il disordine. Divertente e con la battuta pronta è sempre disposto a scambiare quattro chiacchiere in compagnia. Espansivo e estroverso non ama gli spazzi aperti, nonostante abiti al Wayland Park non ama il caos cittadino. Torna in città solo per studiar ee dare gli esami, altrimenti preferisce la vita nell'oceano.

Lo Staff con Cui Lavoro

Premessa: E' lo Staff Migliore al mondo

Summer Dupree viene assunta da Alexander nel momento in cui la sua agenzia accetta di occuparsi della campagna pubblicitaria della rivista Runaway, per occuparsi delle relazioni tra il suo ufficio e il settore fotografico. Ambiziosa e buona lavoratrice Summer è una ragazza ostinata e decisa che non si tira mai indietro davanti alle sfide e alle nuove proposte. Appena assunta però prenderà una bella sbandata per il suo capo, cosa che la porterà, a volte, a essere un po’ troppo piena di attenzioni nei suoi confronti.

Richard Willis ha 34 anni e lavora da sempre nel settore pubblicitario, essendo questo il mestiere praticato anche da suo padre e dal fratello maggiore. Creativo, arguto e fantasioso Richard è la mente dello staff di Alexander, sempre capace di trovare slogan e descrizioni originali e pungenti per ogni prodotto di cui devono curare la campagna pubblicitaria. Sposato da 4 anni lui e la moglie stanno aspettando ora il loro primo figlio, una bambina che dovrebbe nascere a fine agosto 2007.

Mylo Sullivan è il più giovane tra i collaboratori di Alex, è un ragazzo che ha una passione smodata per l'infromatica e per la programmazione, ha uno spiccato senso per gli affari, e apprende velocemente tutto, infatti lui mira a prendere molto presto il posto di Alex. A ogni costo, e in ogni modo. Gentile e ironico, molto spesso Mylo si trasforma nel giullare di corte, sopratutto quando i tempi di consegna stringono e la tensione è alle stelle.

Allyson Matthews è una delle collaboratrici più 'Anziane' di Alex, lavora con lui dalla bellezza di 9 anni, e ha deciso senza pensarci due volte di seguirlo a New York, si occupa insieme ad Alex, del settore creativo, e dell'innovazione, e anche come PR, sempre disposta a portare nuovi clienti.Allyson non è solo una collaboratrice, ma è anche la migliore amica del ragazzo, ormai i due riescono a capirsi anche con un solo sguardo.

Donovan Pratt, 'Dane' per gli amici è il classio genio, creativo e molto 'strano' è un vulcano di idee, piantagrane di professione spesso esaspera tutto il team. Si lamenta per ogni cosa, e sopratutto ha una fissa per il caffè italiano, se non è italiano impazzisce (più di quanto già non lo sia in realtà).

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Credits

A Stylish Diaries Maker production;
Immagini di Wentworth Miller provenienti da SweetandTalented;
Hosting by Splinder e Altervista;
Talkin' this and that again; Let's break it down for a minute. Creamer © Limp Bizkit.

mercoledì, 24 ottobre 2007, 15:11

C'Est la Vie

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta...

Me ne torno a letto con un diavolo per capello. Non sono Omofobico, anzi, ho molti amici gay, e sono tutti adorabili. Logicamente in senso platonico. Ma non sopporto i travestiti. Contro natura,  contro la pubblica decenza. Non mi piacciono, per quanto Eve questo non può saperlo, questa sua vendetta è stata un colpo basso. Molto basso.
Mi stendo a letto cercando di non pensare a quell’orribile visione notturna.
Non appena riesco a prendere sonno, all’alba delle tre e venti, sento la serratura della camera scattare, mi metto a sedere sul letto, consapevole che se è di nuovo il tizio di prima, ci scappa il morto stasera. Ma non appena noto una ciocca di capelli rossi, il mio corpo reagisce automaticamente, apro la porta scorrevole della finestra, al richiudo al mio passaggio, e mi ritrovo nella stanza di Eve, lei è girata di spalle, rannicchiata su se stessa, ha una canottierina celeste, e dei pantaloncini corti, una parte di me protesta con veemenza, speravo che dormisse con quell’adorabile completino celeste.
“Eve” Mi siedo sul letto, e le poggio delicatamente la mano sulla spalla. “Eve svegliati” Dico leggermente più forte. “Eve dai..”
“Ma che c’è..” Mormora ancora assonnata mentre si gira, ha i capelli arruffati, e struccata rende ancora meglio. “Alex?” Chiede allarmata mettendosi a sedere, e automaticamente tirando su le coperte.
“La tua amica, quando mi ha detto che aveva la chiave generale dell’Albergo non mentiva!” Sibilo avvicinandomi al suo volto, come se potesse sentirmi dall’altra parte della stanza.
“Eh? Cosa? Ma che ore sono?” Chiede passandosi una mano sul viso, e guardandosi in giro confusa.
“Sono le tre e quaranta..” Sbuffo sonoramente. “E Madelene  è appena entrata nella mia camera”
“Cosa?” Stà per scoppiare a ridere quando le poso una mano sulla bocca e una dietro la nuca, per non farle fare rumore.
“Shhhh” Dico stizzito “Se quella sente che ci sono rumori, viene qui a controllare, e mi tocca scappare di terrazzo in terrazzo”  Scuoto la testa lasciando andare la testa di Eve, che annuisce mordendosi il labbro inferiore, sta facendo un enorme sforzo per non scoppiare a ridere.
“Io con te non ci dormo, quindi prendi gli attributi che non hai, e affrontala!” Dice categorica scoccandomi un occhiataccia intimidatoria.
“Dolcezza cosa ti fa credere che io voglia dormire con te e con i tuoi gatti?” Rispondo sibillino affacciandomi alla finestra, notando con sollievo che la rossa stà uscendo dalla mia stanza. Dio, o Dei, o chiunque ci sia lassù. Grazie.
“Mi vuoi spiegare cosa è questa storia dei gatti?” Sbuffa spazientita.
“Un’altra volta Baby, ora buonanotte e sogni d’oro” Le mando un bacio con la mano, e me ne torno nella mia camera da letto.

Mi stendo l’ennesima volta sul letto, non riesco a prendere sonno, ormai s’è perso alla seconda incursione notturna non desiderata. Mi alzo e prendo il portatile, esco nella terrazza, davanti a me la vista magnifica dell’oceano, lo accendo pregando di non svegliare nessuno con l’’irritante musichetta d’accensione.
Comincio a stilare i vari rapporti, sono 6 mesi che ho aperto l’agenzia pubblicitaria, e devo dire che nonostante i primi due mesi siano stati fiacchi, ora le cose cominciano ad andare bene. Scarico la posta, come al solito oltre alle mille mail di pubblicità ce ne è qualcuna d’interessante.

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From: AllysonShine@hotmail.com
To: LovelyBoy@hotmail.com
Subject: Come va alla conferenza?
Date:  19 Sept 2007 -  20:56:44

Sono sicura che controllerai anche questo indirizzo di posta. Ragazzo Adorabile. Dio non potevi scegliere mail più ingannevole. Te adorabile? Magari quando dormi.
Allora la brunetta che è con te? Ti ha già fatto perdere la testa, o devo dirtelo io?
Qui va tutto bene, la campagna con l’Adidas va più che bene, ieri Mylo ha conosciuto Snoop Dog, che è il testimonial di diamante, era contento come un bambino alla notte di natale.
Summer voleva venire con te alla conferenza, in veste di amante e non di segretaria. Alex che gli fai tu alle donne? Mi raccomando non fare il solito stronzo, si stronzo hai letto bene, è l’aggettivo che più ti si addice.

Ps:  Dane si è fatto biondo ossigenato. Ti allego una foto. Mi raccomando mandagli un messaggio, e digli che sta bene. Non prenderlo in giro. Altrimenti la Campagna dei fiori è spacciata. Alex. Non essere te stesso, mi raccomando.

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From:  LovelyBoy@hotmail.com
To: AllysonShine@hotmail.com
Subject: Sai che sei incredibilmente meschina?
Date:  20 Sept 2007 -  04:56:44

No dico io, con che coraggio dai dello stronzo, al tuo capo? Al sommo dio del tuo universo lavorativo? Eh? Eh?
Allyson, mi deludi cosi, dovresti osannarmi e stendermi il tappeto rosso. Ok, lo ammetto Eve è una donna attraente, con carattere e bacia decisamente bene. Ma è l’amante dei gatti, me la vedo troppo bene tra venti anni circondata da 17 gatti. Te no?
Non ho perso la testa, diciamo che è la prima donna interessante che incontro da quando mi sono lasciato con Valeria, quell’italiana un po’ matta.
Oh ma perché mai ne stò discutendo con te, MEGERA!
Mandato un sms a Dane, ha risposto “Grazie Lillà”. Spero che la campagna dei fiori non lo conduca all’ultimo stadio della pazzia. Povero uomo.
Ci vediamo lunedì, goditi queste 48 ore senza di me, che quando torno ti faccio scontare lo stronzo.
Si si, hai letto bene Baby. Preparati a una sessione di straordinari con il sottoscritto.

Con Affetto.
Il sommo dio del tuo universo.

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Continuo a lavorare senza sosta, solo per la brocca di caffè che alle sei mi portano in camera. Mi sono reso conto che con le varie pratiche sono indietro, e se continuo cosi mi toccherà realmente fare mille straordinari.  Tiro fuori dalla valigetta una pila di documenti, che devo controllare e firmare.  Grazie a dio Allyson è stata fantastica, mi ha sistemato tutto in ordine d’importanza e di scadenza. Senza quella donna sarei morto.
Mi passo una mano sul collo che comincia a farmi male, chiudo per un secondo gli occhi, e comincio a sentire la stanchezza di una notte completamente in bianco.
“Hai passato la notte in bianco?” la voce di Eve mi sorprende, riapro gli occhi e me la ritrovo davanti avvolta da una vestaglia non molto leggera.
“Ho perso il sonno e mi sono portato avanti con il lavoro” rispondo crocchiando l’osso del collo lentamente.
“Quindi questo sarebbe il tuo aspetto dopo aver passato una notte insonne a lavorare?” Mi chiede stupita, mi specchio sulla superficie lucida della brocca di caffè, e noto con piacere che non sono più di tanto scomposto.
“Evidentemente” Faccio le spallucce scollegando il portatile.
“Vi odio a vuoi uomini” Sibila lei contrariata, sedendosi sulla sedia davanti alla mia. Porta le gambe piegate al petto, e le cinge con le braccia. La osservo per qualche secondo, nonostante i capelli leggermente in disordine non è per niente male, appena sveglia. Ma non avrà mai questa soddisfazione da me. Neanche  tra cento anni.
“Certo te non saresti male, se non fosse che i tuoi capelli assomigliano a quelli di maga magò!” Commento tranquillamente girando il cucchiaino nella tazza di caffè.
“Sempre molto gentile McDowell” Celia lei scoccandomi un occhiata assassina.
“Sempre” Annuisco sorridendo. “Oggi ci aspetta una bella giornata sai?” Dico afferrando il depliant della fiera. “Però dalle sei alle otto abbiamo due ore libere, e se mi concedi la tua presenza, vorrei portati in un posto che sono sicuro ti piacerà da morire”
Lei non risponde subito, sicuramente sta valutando l’offerta, o semplicemente calcolando quante possibilità ci siano perchè io la faccia fuori. “Non ti voglio uccidere, diremmo ad Elizabeth che usciamo insieme, e che se torno da solo può denunciarmi per omicidio” Dico tranquillamente, finendo di bere il caffè.
“Oh ma non stavo valutando quello, stavo pensando a dove occultare il tuo di cadavere” Sorride sibillina fregandomi il depliant della conferenza.
“Ah ah” Annuisco serio “Spiritosa”
“Quanto te McDowell, quanto te…” Risponde annuendo, e chiudendo gli occhi a fessura.

*

“Eve facciamo tardi!” Dico uscendo dalla doccia con addosso solo il boxer, e un asciugamano che mi passo tra i capelli.
“Guarda che io sono pro…” Si blocca non appena si rende conto che sono praticamente mezzo nudo.
“Scusa”Aggiunge subito dopo abbassando lo sguardo.
“Non ti preoccupare” Faccio le spallucce, e mi giro per prendere i pantaloni, mi è sembrato che alzasse gli occhi per sbirciare, ma potrei sbagliarmi, dannazione ai suoi capelli lunghi. Finisco di vestirmi in cinque minuti, e lascio i capelli come sono mezzi umidi e spettinati. Non ho voglia di sistemarmeli, poi tanto dopo me li dovrei ribagnare.
“Alla buon ora! E poi dicono a noi donne che siamo vanesie!” Mi dice fintamente scocciata, mentre usciamo dalla stanza.
Arriviamo nella sala conferenze del ‘Re Sole’. Cominciamo a fare i saluti di rito, sempre le solite facce, riesco a intravedere la rossa amica di Eve, quella degli attentati notturni. Mi si gela il sangue nelle vene, e riesco a prendere per la vita Eve e dirigersi in due posti liberi, gli unici due. Ci sediamo velocemente, e prima che la mia compagna possa aprire bocca le spiego che il polipo rosso mi aveva avvistato.
“Ma si può sapere che ti ha fatto di male?” Infierisce lei divertita.
“Eve, per favore..” La supplico di non continuare in questa linea. Sono sicuro che d’ora in poi odierò ogni donna dai capelli rossi. Rimarrò traumatizzato da questa esperienza. Ne sono certo.
“ Alex, mi preoccupi!” Esclama allarmata, portandosi una mano alla bocca. “Te il latin-lover della compagnia, che sfugge a una procace donna dalla vermiglia chioma!”
“Devo ridere?” Chiedo inarcando il sopracciglio.
“Io fossi in te piangerei… Ma sono punti di vista!” E con fare comprensivo mi batte due pacche sulla spalla. Se non fosse che mi stà salvando dalla piovra, mi sarei già alzato mandandola a quel paese circa cinque volte. Ma appena arriva il salame ammuffito, la getto tra le sue braccia, e voglio vedere come se lo scolla quel vecchio maniaco.
Oh me la deve pagare anche per il travestito. Non sia mai che Alexander Christian Mcdowell si lasci sfuggire una vendetta. E dato che è un piatto va servito freddo, aspetterò il nostro rientro a NY.
“Gli amici tuoi, quelli gay, di ieri…” Li cerco con lo sguardo, ma non li trovo.
“Non ci sono oggi, vengono domani alla festa di chiusura conferenza! Non ci sono nemmeno al seminario del dopo cena” Mi precede nella risposta, senza che io gli abbia fatto la domanda. Sono queste cose che mi fanno pensare a volte. Se non fosse cosi maniacalmente attaccata al suo futuro con venti gatti, sarebbe una ragazza adorabile. Senz’altro molto affascinante, ma è di un’acidità a volte, che fa quasi impressione.


*

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tener viva in noi qualche piccola follia.
Marcel Proust

“Mi spieghi dove stiamo andando?” Chiede Eve non appena saliamo sulla macchina noleggiala all’albergo. Una Camaro vecchio stampo, blu metallizzata. Sorrido senza risponderle, e la sento sbuffare sonoramente, picchiettando le lunghe unghia sul vetro del finestrino.
“Dai è una sorpresa!” Gongolo io divertito, per farla rimanere sulle spine.  Mi manca un po’ la moto, quando sei abituato a sentire la velocità sulla pelle, la macchina per quanto bella sia, ti costringe a non spiegare le ali prendere il volo. Letteralmente parlando. Anche perché se solo provo ad accelerare più di tanto con questa vettura, mi ritrovo stile Flinstones a guidare con i piedi. È un auto del dopo guerra più o meno, credo che un blindato militare possa andare più veloce.
“Mi spaventi!” Commenta tranquilla Eve guardando fuori dal finestrino. “Per fortuna sanno che siamo usciti insieme, parecchie persone, quindi se uno torna senza l’altro, verrà sospettato di omicidio” Commenta divertita riferendosi alla discussione di questa mattina.
Nel giro di mezz’ora arriviamo all’osservatorio universitario di Miami. Qui osservano e allevano i delfini, fanno delle ricerche non invasive per poter prevenire delle malformazioni congenite, che altrimenti non si potrebbero curare.
Conosco il proprietario, ho fatto per lui la campagna pubblicitaria del 2002/2003.  Quando l’ho chiamato per questo favore, mi è stato ancora riconoscente. Alla fine mettere se stessi nel proprio lavoro ripaga no?
“Alex, mi hai portato in un Campus Universitario?” Chiede Eve inarcando il sopracciglio. “Non ti sembra di essere un po’ cresciuto?” Aggiunge ghignando, io non parlo, e le faccio cenno di seguirmi, la sento sbuffare prima che muova i primi passi. Entriamo nell’atrio, e la conduco ai piani inferiori dove tengono le vasche di acqua salata per i delfini.
“Alex” La voce squillante di un ragazzo ci accoglie non appena entriamo nella sala.
“Jason!” Lo saluto con una forte stretta di mano.
“Come stai carissimo?” Mi chiede sorridente, per poi girarsi verso Eve e farli un inchino.
“Jason ti presento Eve Philips”
“Eve questo è Jason Stiles”  Si stringono la mano reciprocamente, e si sorridono. Noto che Jason non stacca gli occhi di dosso a Eve, non lo biasimo, è una donna che fa il suo effetto.

“Guarda che se vuoi annegarmi, la muta da sub, non serve mica!” Dice raggiungendomi nella saletta, mi giro e devo dire che i miei occhi stanno cantando cori angelici.  È davvero una donna bellissima, la preferisco con il completo azzurro intimo, ma anche cosi non è male.
“A te ogni tonalità del blu e del celeste stà bene” Dico semplicemente, scendendo dal tavolo su cui ero seduto. Lei abbassa lo sguardo e sorride. Anche questo mi colpisce, non è come le altre, non si vanta e non ostenta la sua bellezza che stenderebbe chiunque.
“Allora, mi anneghi o hai deciso di farmi provare un abbigliamento inconsueto?” Rompe il silenzio di pensieri che era calato tra noi.
“Dai andiamo” La prendo per mano, e comincio a correre giu per il lungo corridoio, che ci porta alle vasche dei delfini. La sento protestare ridendo, soprattutto quando ho evitato per un pelo lo schianto contro un armadio.
“Eccoci!” Esclamo una volta aperta la porta scorrevole della sala delle vasche. C’è un riflesso azzurro su tutto il soffitto, e sulle pareti, merito dei faretti che riflettono la luce delle piscine. Devo dire che come atmosfera è più che perfetta.
“Wow” Esclama girandosi intorno, è sorridente, allora avevo capito bene che gli piacessero i delfini. L’avevo sentita parlare con Aly di una vacanza con non so quale visita all’acquario mancata. “I delfini..” Mormora avvicinandosi a una delle vasche, e si inchina allungando la mano verso un musetto grigio che è sbucato subito fuori dall’acqua. Lo accarezza e sembra essere totalmente presa da questa situazione.
“Abbiamo tutto il tempo del mondo” Dico sedendomi vicino a lei, però metto le gambe nell’acqua.
“Questa si che è una sorpresa!” Sorride dolcemente mettendosi al mio fianco.
“Che scherzi? Una volta annegata, lego il tuo corpo a Flipper, e ti faccio trascinare in mare aperto..”
“Flipper?” Chiede inarcando un sopracciglio. “Bella fantasia Mcdowell!” Mi dà una live spinta sul braccio. Io senza neanche pensarci due volte, mi giro, la prendo su stile principessa e la butto in acqua. Non appena torna su, anche i 5 delfini sulla vasca con noi festeggiano.
“Alex!” Urla portandosi all’indietro i capelli con entrambe le mani.
“Eve!” La prendo in giro, buttandomi anche io dentro la piscina.
“E se non sapevo nuotare?” Chiede schizzandomi con l’acqua.
“Voleva dire che non ero incriminato d’omicidio se annegavi..” Mi avvicino a uno dei delfini, e gli accarezzo dolcemente il muso, ed ecco che emette quella specie di suono gutturale di felicità, e muovendo le pinne laterali schizza Eve.
“Ah sei il solito impossibile! Flipper!” Scrolla la testa e ride.
“Vuoi vedere una cosa?” chiedo ignorando la sua frase.
“Si certo, implica la mia morte imminente?” Mi risponde a tono, portandosi le braccia al petto.
“No non per ora..” Faccio le spallucce e mi separo dal Delfino. “Flipper!” Lo chiamo, sapendo benissimo che non è il suo nome, ma per me ogni delfino è un Flipper. E poi dicono che la televisione rovina.. Tsè!
Batto le mani due volte fuori dall’acqua, poi con la destra alzata a mezz’aria faccio tre giri completi, e alla fine dell’ultimo giro il delfino si alza sulle pinne, e fa tre giri su se stesso.
“Ma come  hai fatto!” Esclama Eve piacevolmente stupita.
“Oh trucchi del mestiere, ogni volta che vengo a Miami passo qui” Sorrido. “Ora avvicinati a quella Delfina..” E le indico la delfina al suo fianco.
“Come fai a sapere che è una femmina?” Chiede incuriosita.
“La pinna superiore è più piccola, e il muso è più allungato” Rispondo tranquillamente. “Accarezzagli il muso, e poi il dorso, quando vedi che si accosta a te, tieni la presa ben salda sulla pinna, e fai un bel respiro!”
Fa tutto come gli è stato detto, e dopo qualche secondo la Delfina parte, e porta con se Eve, fanno un giro della vasca completo, e tornano qui. Non appena si ferma, Eve ci mette qualche secondo per riprendere fiato, e mi sorride.
“Bellissimo!” Esclama felice, continuando accarezzare l’animale.
“Vero? Sembra di volare sott’acqua, è una sensazione che ti ricorderai a vita!”
Amo la tranquillità, amo questo luogo qui. Credo che a Miami sia il mio posto preferito.

“Ops!” Dico uscendo dallo spogliatoio.  Osservo l’ora, e diciamo che l’ora di cena è passata da un pezzo.
“Ma quanto siamo stati nella vasca?!” Chiede Eve inarcando il sopracciglio.
“A Quanto pare troppo!” Rido grattandomi la testa. “Circa tre ore e tre quarti.. Sono le nove meno dieci..” Sbuffo sentendo il mio stomaco urlare vendetta.
“Ho fame!” Esclama tranquillamente, guardandosi intorno.
“Mi hai letto nel pensiero, ormai il buffet con le vecchie cariatidi è finito, ma so io dove portarti!” Dico prendendola l’ennesima volta per la mano, e trascinandola verso la macchina, non si lamenta neanche un po’, ha capito che è perfettamente inutile. So dove portarla, essendo in un abbigliamento non molto casual, faccio le cose in grande. Cosi non potrà mai dire che l’ho trattata male. Saliamo in macchina e prendo la tangenziale ovest, e dopo tre svolte arriviamo nella vecchia Miami, quella del canale maggiore.
“Ancora con la storia dell’annegamento?” Scherza divertita, scendendo dalla macchina. Ha un lungo vestito color perla, che mette in risalto la pelle abbronzata, ha un bracciale in caucciù e madreperla al polso, un regalo sicuramente delle sorelle.

Possibili Spasimanti?
Magari un veterinario, per i suoi gatti.
Sinceramente mi dà fastidio pensare che abbia degli spasimanti.
Non so perché. Non che ci voglia provare, non proprio, almeno un po’ ma non seriamente…

“Non proprio.” Le metto una mano dietro la schiena, per accompagnarla nel vicolo laterale della Piazza, è una bellissima zona, illuminata e tranquilla.
“Anima e Core” Legge con una pronuncia italiana perfetta, mi giro a fissarla stupito.
“I miei sono in Italia, qualche parola la so” Mi fa l’occhiolino, ed entra sorridendo.
Sono riuscito a far prenotare da Jason un bel posto, è sulla terrazza coperta, che dà sul Canale Maggiore.
“Sei una donna dalle mille sorprese” Dico divertito, facendola accomodare seduta di fronte a me.
“E lo scopri solo adesso? Mi deludi McDowell, con il tuo spirito d’osservazione ti facevo più sagace!” Commenta fingendosi altezzosa, sfogliando il menù.
“Oh lo sono non ti preoccupare” Annuisco fingendomi offeso.
Dopo trenta secondi scoppiamo entrambi a ridere, stare con Eve è come tornare alle superiori. Non facciamo altro che prenderci in giro, e soprattutto non è cosi male, oddio non voglio allargarmi, ma potrei dire con tranquillità che è quasi sopportabile. Quasi. I 17 gatti attendono sempre dietro l’angolo. Sono inquietanti quelle bestiole.

Alexander Christian McDowell

lavoro, conferenze, eve
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giovedì, 04 ottobre 2007, 20:46

La Conferenza... Help Me!

“Summer Dupree?” Chiedo alla ragazza seduta davanti al mio ufficio. Mini Tailleur, capelli liberi fino a metà schiena, e occhialetti sicuramente non da vista.
“Si sono io, lei è il Signor McDowell, vero?”Dice con fare sicuro porgendomi la mano. Io la stringo e annuisco sorridendo.
“Accomodati, posso darti del tu?” Chiedo più per retoricità che per altro.
“Certo, devi darmi del tu!” Conviene con me.
“Allora Summer, ho letto il tuo curriculum, notevole, molto!”
“Grazie” Sorride raggiante.
“Allora, te saprai bene, che nell’eventualità che tu venga presa nello staff, esisterà il lavoro prima di tutto?” Dico diretto, inutile fare lunghi giri di parole.
“Orari stressanti, giorni liberi solo per sentito dire, sempre reperibile, neanche fossi un cardio-chirurgo, e i clienti prima di tutto!” Dice semplicemente.
“Vedi che hai ben chiara l’ottica del tuo futuro lavoro!” Sospiro serafico ma divertito.
“Davvero?” Mi domanda stupita.
“Benvenuta a bordo Summer!” Annuisco sorridente.
“Oh grazie! Non te ne pentirai!” Cinguetta felice. Ecco quello che ci vuole, entusiasmo, gioia e brio.
Mi ricorda tanto me i primi tempi, se non fosse per la 3° di seno abbondante e il sedere a mandolino, e certamente per i capelli lunghi fino a metà schiena.
“Vai da Donovan, lui ti spiegherà tutto, è il grande capo oltre me!” La ragazza annuisce sempre sorridente, ed esce.
Io mi rilasso sulla poltrona, sono sempre più convinto che questa Summer sarà un ottimo acquisto, e poi è bello avere persone sorridenti e spigliate in giro per l’ufficio.
“È permesso?” sento una voce fin troppo familiare.
Come non detto.
Due smeraldi lucenti mi fissano cupi e seri.
“Avanti!” Dico con la vitalità di un moscerino in coma.
“McDowell..” Mi dice entrando ma io alzo la mano e le faccio cenno d’interrompersi.
“Alex” Aggiungo semplicemente. Sul suo volto appare un sorriso, di circostanza, ma sempre sorriso è. Sempre meglio di niente.
“Va bene..” Annuisce. “Alex” Marca bene il nome come se le fosse indigesto. Anche lei sicuramente deve essere un ottima amica di Antea, le cose vanno di bene in meglio.
“Dimmi” Della mia vasta gamma di sorrisi, ho deciso di sfoggiare quello che mi riesce meglio: l’arrogante divertito.
Scuote la testa, evidentemente ha appeso una mia foto nella sua mente, e ci stà giocando a freccette.
“Questo fine settimana hai impegni?” Perché ho come l’impressione che sia una domanda retorica?
“Dipende, vogliamo fuggire a Las Vegas?” Sfoggio un altro sorriso della mia gamma, quello malizioso.
Lei alza gli occhi al cielo, e scuote la testa impercettibilmente.
“Ti propongo di meglio!” Si ricompone e mi fissa con aria di sfida.
“Sentiamo..” La sollecito avvicinandomi alla scrivania con la sedia.
“Miami , Luxuria High Hotel” Mette le mani avanti come per dirmi di non fare commenti. “Sabato e Domenica, Convection di non so quale ditta!” Finisce di dire velocemente.
Evito i commenti sul nome del luogo, sarebbero scontati e banali, e io sono tutto fuorché scontato e banale.
“Posso rifiutare?” Chiedo con la vana speranza, molto vana e poco speranza.
“Direi proprio di no” E mi rivolge un sorriso che oserei definire sadico.
“Allora accetto” Dico abbattuto, il mio weekend in moto è sfumato, cancellato, depennato, sgretolato, distrutto, annientato, polverizzato. Niente Moto. Niet. Nada. Nisba.
“Anche perché Luise ha chiaramente detto che non avrebbe accettato rifiuti” Sorride compiaciuta.
“Avevo come il vago sospetto di ciò..” Convengo tra l’ironico e serio.
“Se in mattinata Sali in ufficio Luise ti dirà tutto quello che c’è da sapere.” Il suo tono è tornato inflessibile e professionale.
“Wow, desideri cosi tanto rivedermi?” Provo a scherzare. Anzi no ci provo e basta.
“Si certo, cosi tanto che ho scalpitato per venire qua a parlarti” Inarca il sopracciglio e mi parla con aria indifferente.
C’ho provato? Tentativo fallito.
Questa qui sarà la classica sessantenne, con venti gatti ancora zitella.
“Però vedo che ti stai intrattenendo, nonostante il tuo ‘dovere’ si sia concluso” La stuzzico un po’.
Fa per parlare, ma richiude subito la bocca, chiude due secondi gli occhi e li riapre. Zen. Questo è merito dello Zen, farà qualche corso.
“Giusto, è meglio che vada” Dice tranquilla alzandosi. “Ricordati che Luise non ama attendere” Mi informa prima di varcare la soia della porta.
E io rimango seduto alla mia scrivania, con  le labbra leggermente schiuse a fissare il punto dove pochi secondi fa c’era la Philips.
Potrei arrivare a pensare, per assurdo, e sottolineo, ribadisco, ed evidenzio per assurdo, che mi ha fregato.

***

"Volo 719" Ripeto leggermente a bassa voce. "Philips, te la guardi mai la tv?" Domando girando il volto verso la ragazza.
"Nonostante viva in una caverna senza riscaldamento nè elettricità sì, qualche volta la guardo..." Scherza guardando un attimo fuori dal finestrino e poi si gira a guardare me.
"Lost, la serie televisiva.. La segui?" Ignoro l'ironia, lei tanto nella caverna ha sempre i venti gatti che l'aspettano.
"Sì, la seguo! Le mie sorelle sono fanatiche della serie..." Mi risponde non molto tranquilla, ha lo sguardo leggermente perso.
"Non è il volo 815.. Ma.." Sorrido tranquillamente. "Pensa se precipitassimo in un paradiso tropicale come quello!"
Mi guarda male. Ma veramente male. Se gli sguardo potessero uccidere, ora sarei decapitato. "Se tu fossi Sawyer la cosa potrebbe essere invitante..." Commenta leggermente sovra pensiero. Sawyer. Ah! Il tizio che assomiglia a Jake, quello che logicamente piace ad Antea. "Ma io e te su un'isola deserta suona decisamente più come un inferno tropicale che un paradiso, non trovi?" Continua  mantenendo un tono vagamente scherzoso, ma secondo me stà pensando ai 101 modi per decapitarmi. Logicamente uno più doloroso dell’altro.
Io non riesco a capire perché, perché mi odia. Sono cosi adorabile io!
"Se tu fossi Kate, e avessi un carattere meno odioso del tuo, ti avrei già chiesto di uscire, senza attendere che un aereo precipiti!" Rispondo in un soffio.
"Non sono sempre così odiosa Alex! Ma tu riesci a tirar fuori il meglio di me..." Risponde cercando di mantenere la calma, odiosa, Lei? Quando mai. "In quanto ad arroganza comunque tu sei abbastanza vicino a Sawyer..." Continua poi con un sorriso. E devo ammettere che quando sorride non è poi cosi male. Senza contare il fatto che non è una brutta ragazza, anzi, peccato che il suo destino è già stato scritto: i venti gatti l’aspettano a casa.
“Signori tutto bene?” La voce dell’Hostess mi riporta sul pianeta terra, io mi giro e sorrido annuendo. “Le cinture le avete allacciate?” Domanda premurosa la biondina.
Mi giro verso Eve, che annuisce un po’ nervosa, stringendo con la mano il bracciolo della poltroncina, per poi tornare a rilassarsi.
Che abbia paura di volare?
Si! L'ho notato. Si è irrigidita, il sorriso di circostanza, il fare finta di niente. Ha paura di volare. Oggi è il mio giorno fortunato, la Philips ha paura di volare, e quali migliori argomenti se non le stragi e i disastri aerei, sono adatti per affrontare il decollo?
"Philips pensa a due possibili scenari: O quello di Lost, o quello di un dirottamento aereo, quale preferiresti?"
Mi guarda, non saprei definire come, ancora non ho studiato le sue mille sfumature degli sguardi assassini.  "Potresti evitare di parlare di stragi ancora prima di decollare?" Mi chiede, peccato che il suo tono abbia lo stesso quella punta di arroganza, che prima contestava a me. "Meglio un dirottamento comunque, magari ti prendono in ostaggio e io mi libero di te!" Risponde, sa mantenere abbastanza l’auto-controllo, se non fosse stato per quella defaiance di prima con la Hostess.
"Oh, se io vado all'inferno, Baby ti porto giù con me!" La provoco deliberatamente.
"Come sei carino..." Commenta rivolgendomi un sorriso compiaciuto
 "Miami sarà in nostro inferno allora..."Continua. "...sempre che ci arrivi vivo..." Aggiunge a voce più bassa.
"Sempre che ci arrivi viva te.." Ribatto inarcando il sopracciglio.
Mi fissa, non so dire se con odio o con astio, di certo non mi fissa con ammirazione o amorevolmente. La sua attenzione viene però attirata dall’aereo che comincia a muoversi, e cerca di sistemarsi meglio sul sedile.
"E' davvero rassicurante viaggiare con te lo sai? Un vero piacere, ricordami di ringraziare Luise quando torniamo a casa..."
"Mamma mia Eve hai 35 anni no?" Chiedo con nonchalance, sistemandomi comodamente. "Cerca di non frignare come se fossi una sedicenne"
"Punto primo mio caro cinquantenne di anni ne ho 28" Ribatte indispettita , prevedibili le donne. Come sempre. "Secondo...vai al diavolo..." Continuo senza saper bene cosa dire, alla fine è ricaduta nel banale. L’insulto clichet per antonomasia.  "Non ho chiesto io di fare questo viaggio con te, quindi cerca di stare zitto e non rompere più del dovuto!"
"Punto primo: Siamo decollati e te sei viva. Punto secondo: Pensi che io smani all'idea di questo Week-End?"
Guarda fuori dal finestrino e si accorgo che in effetti siamo decollati, come se non l’avessi appena detto io. E logicamente, come ben potevo immaginare, litigando con me, neanche se ne è accorta. Sono troppo un genio. Anzi no non sono un genio, ma proprio un G E N I O. Non solo la G maiuscola, ma proprio tutta la parola, e per enfatizzare il fatto ci mettiamo anche uno spazzietto tra una lettera e l’altra.
Sorrido notando la sua faccia sorpresa, piacevolmente sorpresa per una volta. "No, comunque. Non credo che tu smani all'idea di questo weekend, non ho questa presunzione. Potremmo anche cercare di renderlo vivibile comunque... se pensi di esserne capace..." Commenta alla fine senza risparmiarmi la frecciatina.
"Oh Philips quale grazia divina, un armistizio? No grazie, è troppo divertente prenderti in giro!" Mi rilasso completamente sullo schienale del sedile. "E poi vedi, sono un genio, non ti ho fatto nemmeno accorgere di essere decollati, un grazie dovrebbe essere d'obbligo.."
"Grazie per cosa? Per essere insopportabile, o sì Alex, grazie di cuore...non so davvero come farei senza di te..." Risponde ironica. "Magari potresti ringraziarmi tu visto che mi trovi tanto divertente..."  Continuo cercando di sistemare nervosamente il bracciolo del sedile. Se non fosse stata amica di Mike e Antea, se non fosse stata un’ottima collaboratrice di lavoro, mi sarei già divertito a portarla sull’orlo di una crisi di nervi, per questa sua assurda paura di volare.
"Philips hai una paura matta di volare, si nota lontano un miglio!" Inclino la testa verso la ragazza, e la guardo con un sorriso sornione.
"No!" Sbotta immediatamente girando la testa verso di me che la guardo sorridendo. "Un po'..." Ammette gesticolando. E devo dire che è veramente bella in questo momento, quella piccola ruga di tensione sull’angolo sinistro della bocca, e i suoi occhi sembrano brillare. Forse sono semplicemente lucidi. "...Ma questo non ti dà il diritto di infierire sulla cosa! E piantala di chiamarmi Philips!" Si lamenta con veemenza.
"Eve cara, siamo decollati.. Siamo sani e salvi, e atterremo sani e salvi, il nostro problema non sarà l'aereo, ma come sopravvivere a noi stessi." Annuisco convinto.
"E' la prima cosa intelligente che ti sento dire da quando ti conosco..."
Io Ancora di cose intelligenti non te le ho sentite dire.
Penso malignamente, ma questo colpo basso me lo risparmio.
Commenta, abbozzando un sorriso, un sorriso sinceramente divertito, appoggiando la testa al sedile. Allora non si è rifatta con il lifting! Riesce a sorridere! "E non preoccuparti l'albergo sarà grande non dovremmo per forza stare attaccati l'uno all'altra...non più del necessario..."
"Esatto il Luxuria è uno degli alberghi più prestigiosi di Miami, oltre 25 piani, e oltre 150 stanze. Figuriamoci se c'incontriamo. al massimo ci rivedremo qui sull'aereo."
"Esattamente... e anche la cena di stasera, saremo almeno una ventina di persone, potremmo non dover nemmeno parlarci..." Aggiunge "E l'albergo è enorme le nostre stanze saranno probabilmente agli antipodi..."
"Esatto.. Finalmente siamo d'accordo su qualcosa. Eve!" Marco il suo nome con un tono meno astioso del solito.
"Stiamo facendo dei passi avanti eh?" Sorride "Sembriamo quasi due persone civili, sono colpita Alex! Luise sarà fiera di noi, e la prossima volta che le vengono idee simili mi aspetto di vederti al mio fianco mentre la torturo per farle cambiare idea!" Ride.
Oddio. Stò diventando gentile? Con Miss Isterismo, senza crisi isteriche? Oddio.
"Certo, mandiamo da lei Sergey.." Ok, forse passo troppo tempo in quel condominio.
"Hey, non starai mica iniziando a dare corda ad Amanda anche tu vero? Antea basta e avanza, e anche Blaine a dirla tutta e chissà chi altro!" Mi guarda dritta negli occhi. Questa cosa mi piace in lei. Non abbassa mai lo sguardo, ed è sempre feria, ogni cosa che fa o dice. Non si lascia intimorire facilmente, "Non fare mai commenti del genere davanti a mia sorella o ti ritroverai appostato davanti a casa mia a spiare Sergey, la conosco, credimi!"
"Tua sorella è una forza della natura, sai?" Dico sorridente. "Ok, parteggia con Antea, come tutto il palazzo del resto, però devo dire che è simpatica!"
"Una forza della natura... Un bel modo per dire che è pazza ma direi che hai ragione!" Sorride portandosi dietro l’orecchio una ciocca di capelli ribelle. "E comunque sì parteggia per Antea ma direi che le stai simpatico... Ha cercato anche di difenderti davanti a tua sorella... Magari spera di tirarti dalla sua parte per la cospirazione russa... O forse pensa semplicemente che non sei così male come sembri, chissà..." Commenta leggermente sovra pensiero.
"Scusa come sembrerei?" Chiedo incuriosito
"Arrogante? Pieno di te? Presuntuoso?" Elenca con tono ironico, che di ironico ha solo quello, perché sinceramente, detta tra noi, ci azzeccato in tutto, e su tutta la linea.  "Ma magari è solo un'impressione...." Continua divertita. Scommetto che si diverte un casino a offendermi cosi gratuitamente.
"Eve ti piacciono i gatti?"
Ecco, questa è la mia domanda da un milione di dollari. Si gira a fissarmi inarcando il sopracciglio. "Scusa?" Mi chiede confusa. "Sì... direi di sì..."
Lo sapevo! Ho sempre ragione! Sono troppo un genio. Anzi no non sono un genio, ma proprio un G E N I O.
Attacco a ridere di gusto. "Oh niente, era una curiosità!" Cerco di tornare serio.
"Mi sono persa qualcosa di molto divertente?" Chiede "Per farti ridere così doveva essere davvero divertente..."
"Oh si non immagini quanto!" Dico sfoggiando un sorrisetto sadico.

“Eve… Vieni con me!” Dico alla prima turbolenza dell’aereo. Se tanto mi da tanto, lei preferirebbe morire piuttosto che farsi vedere terrorizzata.
“Di grazia, dove vuoi andare?” Chiede leggermente tagliente. Io mi avvicino a lei, posso sentire il suo profumo dolce, sa di fiori, in contrasto con la caramella al limone che stà mangiando. Appoggio il gomito sul bracciolo del sedile. Mi inclino verso il suo orecchio.
“Dicono che il sesso in alta quota, faccia passare ogni paura, anche quella del buio” Sussurro flebilmente, sfiorando con le labbra il suo orecchio.
Mi ritraggo lentamente, e la osservo, è come una statua di sale. Stà meditando sicuramente con che arma uccidermi. Si gira lentamente. Mi guarda allibita, che sia riuscito a farla tacere? Dubito di essere cosi fortunato.
“Vuoi per caso che apra quel portellone e ti butti giù di sotto?” Chiede dolcemente sorridendo, ma riesco a intuire lo scampanellio degli allarmi suonare tutto intorno. “O se vuoi ti lascio solo, la prossima volta con la signorina Donell!” Mi minaccia esibendo il più ammaliante degli sguardi. Si gode in pieno, la mia espressione terrorizzata. La Signorina Donell, è una donna di circa cinquanta anni, che a suon di botulino e operazioni estetiche crede di avere ancora trenta anni, ci prova spudoratamente con me, e sono più le volte che le sue mani sono sul mio sedere, che al loro posto. Orrore.
“Megera” Soffio io girandomi dall’altra parte offeso. La sento sghignazzare debolmente. E ho solo una cosa da dire: vendetta. Eve passeremo tre giorni insieme, aspettati di tutto.

Eve ha incontrato una vecchia amica del college, io ho tutto il tempo per andare alla Hall, e cominciare la prima parte del piano: ‘Vendichiamoci di Eve’.
“Buona Sera, benvenuto all’hotel Luxuria” La ragazza dietro al bancone mi sorride, un sorriso tirato e finto, logicamente sta maledicendo tutti questi nuovi arrivi fuori orario, passare otto ore su dei tacchi da dodici centimentri, a sorridere e accondiscendere a ogni richiesta dei clienti deve essere snervante. Mostro il mio sorriso più amabile, quello che farebbe sciogliere anche un Ice-berg.
“Se ti dico 100 dollari per un favore?” Mi sporgo in avanti, appoggiando il gomito al bancone della Hall, e accavallo le gambe all’altezza della caviglia.
“Mi verrebbe da pensare dove stà la fregatura…” Risponde lei sospettosa, ma incuriosita dall’offerta.
“Nessuna fregatura, quando arriverà quella donna bruna, con due gambe da mozzare il fiato, dovrai fingere che ci sia rimasta solo una Suite, e che dovremmo condividerla..” Le spiego tranquillamente, pregustandomi la reazione di Eve a tutto ciò.
“E per questo mi daresti 100 dollari?” Chiede stupita.
Annuisco semplicemente, e osservo Eve parlare con quella donna. Devo ammettere che è dannatamente bella, stà giocando con il lobo sinistro, segno evidente, almeno per me, che è nervosa. I suoi occhi fissano senza mai interruzione quelli dell’altra donna rossa, che invece cerca di evitare quello sguardo smeraldino. Capisco bene cosa possa provare l’altra donna, infondo Eve incute soggezione, è incredibilmente bella e intelligente, sarcastica e tagliente sa come mettere bene le cose in chiaro sempre. I suoi occhi sono lame pronte a ferirti nel profondo. Da quanto Antea mi ha fatto quella sfuriata non riesco a pensare ad altro. Lei è sempre stata un fulmine a capire queste cose, e non sarebbe la prima volta che lo intuisse prima del sottoscritto.
Mi dirigo verso Eve, non è riuscita a sganciare la tizia, e magari le serve un aiuto.
“Cara eccoti, ci stanno aspettando” Sorrido cingendole la vita. La sento irrigidirsi un secondo, per poi rilassarsi sorridendo.
“Alex ti presento Madelene” Mi volto a osservare l’altra donna, avrà l’età di Eve ma è decisamente brutta, anzi direi sgraziata, l’ombretto bianco e celeste, insieme all’eye-liner nero la fanno sembrare una di quelle che la notte lavora lungo le strade. Gli abiti esageratamente pacchiani e vistosi la invecchiano, per non parlare della sua voce: stridula e petulante.
“Piacere Madelene, ma ora ci dovrai scusare ci aspettano alla Hall.” Sorrido stringendo la mano. Per poi rapire Eve, e dirigerci finalmente alla Hall.
La ragazza, Elizabeth ci accoglie con un caloroso saluto, molto più cordiale e invitante di prima. Forse con quei cento dollari promessi ci comprerà un paio di scarpe.
“Buonasera benvenuti al Luxuria, se potete dirmi i nomi vi sistemo subito nelle stanze”
“Eve Philips e Alexander McDowell” Dico candidamente, accorgendomi di non aver ancora tolto la mano dalla schiena di Eve. Lo faccio lentamente, per non sembrare un rifiuto netto. Ora mi aspetta credo, lo spettacolo più bello di tutta la mia vita. Eve che realizza di dover dormire con me sullo stesso letto.

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