Premessa

Questo non è altro che un blog con la funzione di "raccoglitore" di tutti i post di Alexander McDowell, un personaggio inventato da Juditta e che agisce nel Gioco Di Blog Ordinary World. Ogni fatto ed avvenimento è di fantasia ed ogni riferimento a fatti o avvenimenti realmente accaduti è casuale. L'aspetto di Alexander è quello dell'attore Wentworth Miller, ma a parte l'aspetto, il personaggio non ha alcuna attinenza con Wentworth.

Alexander Christian McDowell

Nome:Alexander Christian
Cognome: McDowell
Data di Nascita: 26 Agosto 1977
Età: 30 anni
Occhi; Blu
Capelli: Neri Corti
Segni Particolari: Una cicatrice sul sopracciglio sinistro. Glie l'ha causata Frederick, il fratello maggiore, nell'ultima crisi, che ha avuto prima di essere ricoverato.

Storia: Alexander Christian McDowell è il quarto fratello della famiglia McDowell, come ogni figlio mezzano è cresciuto in maniera indipendente, senza soffrire di gelosie nei confronti dei fratelli maggiori, nè di Mike, il fratello minore, ha una passione smodata per la sorellina, con la quale però non ha un buon rapporto.
Sarcastico e cinico, risulta fin troppo brusco a volte, non si lascia avvicinare molto facilmente, diffidente per natura ha imparato a fidarsi del suo sesto senso, che non fallisce quasi mai.
Laureato a Yale, ha cominciato a lavorare subito dopo la laurea, presso l’azienda dove aveva fatto lo Stage. L’azienda è una delle più grandi nel settore, è la stessa che si è occupa degli Spot Nike e Coca-Cola. Ha girato il mondo, per lavoro, visitando le città più belle, e i posti più emozionanti, anche solo per trovare l’ispirazione adatta.
Ma ora, è stanco della sua vita da nomade, e ha deciso di trasferirsi a New York, in pianta stabile, insieme al fratello Mike e la sorella Antea. Insieme al suo staff, ha voluto aprire un ufficio tutto suo, considerando anche il fatto che molti dei suoi clienti hanno deciso di seguirlo, perché sanno che lui nel lavoro ci mette la propria anima.
Ama moltissimo le moto e i motori, come ogni membro della famiglia McDowell, possiede una Honda cbr nera, con la quale va spesso a correre in pista, o semplicemente fare lunghi giri per rilassarsi e ritrovare la giusta concentrazione.
Ha un’altra passione quella per i film, possiede oltre 200 dvd originali, che lo seguono ovunque, e ama leggere, non ha generi preferiti, anche se predilige i classici come Shakespear e Baudeleire, ma logicamente questa cosa la sanno veramente in pochi.
Se in giusta compagnia ama divertirsi e lasciarsi andare.
Sentimentalmente è tornato libero da un annetto, dopo una relazione che durava da troppi anni, si era innamorato della donna sbagliata, che pretendeva troppo senza mai dare niente in cambio.
Alexander è un tipo passionale, e in una relazione, come nel lavoro mette tutto se stesso, non pretende neanche tanto, solo sincerità e fedeltà. Incredibilmente romantico (sa nascondere alla perfezione questa sua peculiarità) spesso stupisce le proprie ragazze con viaggi a sorpresa, e appuntamenti particolari, senza mai cadere nel banale o nello scontato.

Fauvorits

Ama: Se stesso, la sua moto, il suo lavoro, la sua famiglia.

Odia: La sua vita, il suo cinismo, e la gente che vive solo perchè è obbligata a farlo.

Colore Preferito: Verde Smeraldo.
Numero Fortunato: 3
Portafortuna: Ancora non ce l'ha.
Sogno nel Cassetto: Avere una famiglia propria.
Città Preferita: Vienna.

Possiede

Moto: Honda VFR [Foto]
Cellulare: Nokia N93i [Scheda]
Pc: Sony VAIO VGN-TX3XP/L [Scheda]
Macchina: Celica S 2800 (Cilindrata) [Foto]

La Famiglia McDowell

Nome: Milena Nott
Età: 55 Anni.
Professione: Giudice Supremo della Corte Marziale
Descrizione: Abita a Washigton, dove lavora da oltre venti anni come Giudice della corte Marziel. La sua professione l'ha portata spesso ad assentarsi da casa, ma ha fatto il possibile per non far mancare niente ai figli. Donna molto formale e rigida, solo in famiglia si lascia un po' andare. Ha ricevuto da sempre un'educazione militare, non solo perchè è entrata in marina alla giovane età di venti anni, ma anche perchè il padre era un ex Generale con quattro stelle in pensione. Adora Mike, e anche se le madri non dovrebbero avere preferenze, lui è l'eccenzione che gli fà confermare la regola. Non solo perchè ha intrapreso una carriera d'avvocato ma anche perchè dei sette figli è quello che sente piu vicino.

Nome: Nicholas McDowell
Età: 57 Anni
Professione: Generale dei Marins Americani, a capo di una Tasc Force 'segreta' di Anti-terrorismo.
Descrizione: è in servizio attivo in Iraq dal Novembre 2001. Torna rare volte in patria, e sempre per pochi giorni, ma spera ardentemente che gli diano un congedo permanente. Sente molto la mancanza di casa, anche se per la patria farebbe di tutto. Appassionato di moto e macchine è lui che ha trasmesso questa passione ai figli. Ha un piccolo vizio, quello di controllare la fedine penali dei partner dei propri figli. Spigliato e ironico ama la lettura e la buona musica. Tiene tantissimo a ciascuno nei sette figli, anche se a volte dimostra un debole per la 'piccola' Antea. L'unica femmina della numerosa famiglia.

Nome: Fredreric McDowell
Età: 36 Anni
Professione: Disoccupato
Descrizione: Fedreric è il maggiore dei sei fratelli, ha 36 anni, e da 10 anni è rinchiuso in un ospedale psichiatrico, il migliore di tutta l'America. Quando era più piccolo, ha subito un grave Shock, che prima gli ha fatto perdere momentaneamente l'uso della parola, e quando tornò comincià ad avere vere e proprie crisi, con scatti d'ira e violenza. I fratelli non vanno spesso a trovarlo, l'unica che riesce a reggere la situazione è la piccola Antea che almeno una volta al mese sparisce per una giornata intera senza dare spiegazioni e va a trovare suo fratello. Negli ultimi anni sembra essere migliorato tantissimo, e Antea spera che ben presto lo lascino libero di tornare a casa insieme ai fratelli.

Nome: Tomas McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Tomas è il secondo genito insieme a suo fratello Leonard, della famiglia, ha 33 anni ed è tra i Piloti di Rally più consociuti in America, corre insieme a suo fratello, e non si fà mancare un tornero, anche minore, ha la passione per i motori, come tutti i componenti della famiglia. Si è sposato molto giovane, a 25 anni ha una figlia di 3 anni, Mary Rose. Abitano a Washigton, anche se, a casua del suo lavoro è spesso fuori casa. Tom è un ragazzo all'apparenza inavvicinabile, schivo e meschino, ma è solo una maschera che porta, non ama moltissimo affezionarsi alle persone, perchè convinto che prima o poi tutti gli volteranno le spalle. Vuole bene realmente solo alla propria famiglia e alla moglie.

Nome: Leonard McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Leonard, 'Leo' per gli amici è l'opposto del fratello, solare giocoso e simpatico, è il classico 'bonaccione' tutti lo adorano fin da subito, e lui non può che esserne felice, infatti, anche se non lo ammetterebbe neanche sotto tortura, ama stare al centro dell'attenzione. Anche lui ha le sue radici a Washigton, dove convive con una ragazza ormai da 5 anni, stanno pensando seriamente al matrimonio, ma vogliono ancora far passare qualche tempo.

Nome: Samuel 'Sam' McDowell
Età: 22 Anni
Professione: Studente iscritto alla facoltà di Veterinaria di New Yor. Con Specializzazione di "Animali Marini"
Descrizione: Samuel studia veterinaria, con specializzazione in 'Animali marini'. E' il più piccolo della famiglia McDowell, è cresciuto viziato e coccolato da i genitori ma sopratutto dai cinque fratelli maggiorni, e Antea non gli ha mai fatot mancare coccole e ogni tipo di premura. Si fa chiamare da tutti "Sam" non ama chi usa il suo nome per intero, vispo e solare è sempre disposto a ad aiutare il prossimo. Molto ordinato e preciso non ama il disordine. Divertente e con la battuta pronta è sempre disposto a scambiare quattro chiacchiere in compagnia. Espansivo e estroverso non ama gli spazzi aperti, nonostante abiti al Wayland Park non ama il caos cittadino. Torna in città solo per studiar ee dare gli esami, altrimenti preferisce la vita nell'oceano.

Lo Staff con Cui Lavoro

Premessa: E' lo Staff Migliore al mondo

Summer Dupree viene assunta da Alexander nel momento in cui la sua agenzia accetta di occuparsi della campagna pubblicitaria della rivista Runaway, per occuparsi delle relazioni tra il suo ufficio e il settore fotografico. Ambiziosa e buona lavoratrice Summer è una ragazza ostinata e decisa che non si tira mai indietro davanti alle sfide e alle nuove proposte. Appena assunta però prenderà una bella sbandata per il suo capo, cosa che la porterà, a volte, a essere un po’ troppo piena di attenzioni nei suoi confronti.

Richard Willis ha 34 anni e lavora da sempre nel settore pubblicitario, essendo questo il mestiere praticato anche da suo padre e dal fratello maggiore. Creativo, arguto e fantasioso Richard è la mente dello staff di Alexander, sempre capace di trovare slogan e descrizioni originali e pungenti per ogni prodotto di cui devono curare la campagna pubblicitaria. Sposato da 4 anni lui e la moglie stanno aspettando ora il loro primo figlio, una bambina che dovrebbe nascere a fine agosto 2007.

Mylo Sullivan è il più giovane tra i collaboratori di Alex, è un ragazzo che ha una passione smodata per l'infromatica e per la programmazione, ha uno spiccato senso per gli affari, e apprende velocemente tutto, infatti lui mira a prendere molto presto il posto di Alex. A ogni costo, e in ogni modo. Gentile e ironico, molto spesso Mylo si trasforma nel giullare di corte, sopratutto quando i tempi di consegna stringono e la tensione è alle stelle.

Allyson Matthews è una delle collaboratrici più 'Anziane' di Alex, lavora con lui dalla bellezza di 9 anni, e ha deciso senza pensarci due volte di seguirlo a New York, si occupa insieme ad Alex, del settore creativo, e dell'innovazione, e anche come PR, sempre disposta a portare nuovi clienti.Allyson non è solo una collaboratrice, ma è anche la migliore amica del ragazzo, ormai i due riescono a capirsi anche con un solo sguardo.

Donovan Pratt, 'Dane' per gli amici è il classio genio, creativo e molto 'strano' è un vulcano di idee, piantagrane di professione spesso esaspera tutto il team. Si lamenta per ogni cosa, e sopratutto ha una fissa per il caffè italiano, se non è italiano impazzisce (più di quanto già non lo sia in realtà).

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Credits

A Stylish Diaries Maker production;
Immagini di Wentworth Miller provenienti da SweetandTalented;
Hosting by Splinder e Altervista;
Talkin' this and that again; Let's break it down for a minute. Creamer © Limp Bizkit.

mercoledì, 28 novembre 2007, 21:25

Se Provi a Volare.... Ti accorgi che qualche stella sta lì... [Per Me]

{06 Novembre}

Dal giorno di Halloween ho una nuova prospettiva di vita.
[Ok non esageriamo.]
Dal giorno di Halloween vado con più piacere al lavoro.
[Cosi va bene. Meglio.]
Eve Philips mi ha baciato. E questa sarà la frase che gli rinfaccerò per il resto delle nostre vite. Non sono stato io a baciarla, lei ha fatto la prima mossa. Ok, lo so benissimo che non dovrei ghignare come un cretino a questa semplice affermazione, ma è più forte di me.
Mi ha baciato Lei. Non ci sono ne ‘ma’ ne ‘forse’, lei mi ha baciato per prima.
Però riconosco una cosa, ho cominciato io a corteggiarla, anzi no, ancora non ho neanche iniziato a corteggiarla come si deve, e lei mi ha baciato…
[Ok La smetto. Ma mi ha baciato lei!]
Il mio ego non è stato mai cosi bene in vita sua.
[Confermo. Sto benissimo!]
Scendo dal letto, e credo di avere dipinta in volto l’espressione più ebete al mondo. E non riesco neanche a capire come mai quel bacio mi è rimasto cosi impresso, sono passati quasi dieci giorni, e di baci ce ne sono stai altri…
[Non quanti ne avrei voluti io]
Ma quello di Halloween ha un qualcosa di speciale, sarà perché mi ha baciato lei… E poi era il primo bacio!
[Cazzo Smettila! Stai diventando patetico!]
Entro in bagno, sono le sette di mattina e regna un silenzio quasi surreale in questa casa, che in genere è l’alcova del caos. So che stanotte Antea è rientrata alle cinque, ho sentito la porta di camera sua cigolare a quell’ora. Mi preoccupa, è troppo serena e felice, esce troppo spesso e non ha versato neanche una lacrima. Sta fingendo, ci sta mentendo su tutta la linea. Spero solo che si sfoghi con qualcuno, non voglio che si chiuda in se stessa.
Mike è uscito cinque minuti fa, Jake lo ha lasciato in un bel casino.
Amber, credo che sia a dormire da Chris, la porta della sua camera è aperta e il letto è rifatto.
Perfetto ho tutto il tempo del mondo per prepararmi.
Non appena esco dal bagno sento il cellulare squillare.
Guardo il display, e avrei preferito morire annegato sotto la doccia.
“Kim?” Dico non appena decido di rispondere.
“Allora ce l’hai il mio numero” Sento una voce irritata strillare dall’altro capo dell’orecchio.
“Ti ho per caso detto, che avrei richiamato io” Dico inserendo l’auricolare Blutooth all’orecchio, e accendendolo.
“Si Alexander!” Risponde seccata, sorrido sentendo pronunciare il mio nome per intero.
“Ho avuto molto da fare Kim” Biascico cominciando a farmi la barba.
“Sono tre settimane che devi chiamarmi!” Mi ricorda petulante.
“Tesoro mio, ho un lavoro e una vita da portare avanti” Sbuffo cominciando a stufarmi di questa telefonata.
“E io non faccio parte della tua vita?” Chiede incrinando la voce.
“Ah certo, sei stata un’ottima scopata” Rispondo talmente pacato, che lei stessa ci mette due minuti buoni a inglobare l’insulto.
“Come ti permetti eh? Sei solo un lurido stronzo, bastardo, idiota!” Urla sconvolta.
“Hai dimenticato puttaniere” Aggiungo serafico chiudendo la telefonata.
L’avrà capita, certo ci sono andato giù pesante, ma amen. Una che m’invita a salire a casa sua dopo che le ho raccolto la patente da terra, non credo che debba definirsi in altri termini.
[Se lo sapesse Eve, che non sei per niente come credi te, di essere]
Getto l’asciugamano ormai bagnato a terra, giornata rovinata. Ma cosa c’entra Eve in tutto questo?
Ok mi ha baciato, ci siamo baciati un altro paio di volte. Stop.
Ok è bella da togliere il fiato, e riesce a tenermi testa.
Ok la penso gran parte della giornata, e l’altra parte la passo insieme a lei al lavoro.
Ok questa scusa delle due settimane, è stata un tacito compromesso per darci del tempo per conoscerci.

*

Oggi ho preso la macchina, piove a dirotto, e odio bagnarmi. Mi da un fastidio cane, soprattutto perché sono anche di pessimo umore, la telefonata di Kim mi ha rovinato la mattinata. Ma cosa vuole da me? S’è fatta uno dei migliori giri con il sottoscritto e non vedo dove sta tutto il resto.
Le donne dovrebbero saper distinguere il sesso dall’amore. Con una che conosco da due ore, non potrei mai fare l’amore, ma dell’ottimo sesso si.
“Buongiorno” Dico a Milo e Ally che stanno rifinendo gli ultimi dettagli per la seconda campagna Adidas.
“’Giorno” Biascicano a mezza voce, chini sul portatile senza neanche staccare gli occhi per salutarmi. Scuotendo la testa mi dirigo in ufficio, dove Summer sempre meno vestita mi accoglie, spiegandomi tutti gli appuntamenti del giorno.
Nessuna videoconferenza, nessuna riunione: pensavo peggio.
Il tempo scorre velocemente, soprattutto ho impiegato venti minuti buoni a tediare Eve su Msn. Ieri sono stato io a pranzo su da Runaway, oggi è lei che deve scendere. Io ho ancora una sua scarpa. Sono in vantaggio.
“Alex, scusa se disturbo” Summer si presenta nel mio ufficio con uno sguardo funereo.
“Problemi Summy?” Dico mostrandomi preoccupato.
“No solo che c’è una certa Kim, che s’è messa a sbraitare che doveva parlare con te!”
Alzo gli occhi al cielo. “Falla entrare” Sospiro, sistemandomi la cravatta.
Non faccio in tempo a fare altro che Summer viene travolta da un ciclone avvolto in una pelliccia bianca.
“I conigli ringrazieranno” Dico a bassa voce, dipingendomi in viso il sorriso meno convincente del mondo. Se fossi in un telefilm, stile Ally McBeal, avrei già cercato la leva per la botola. E ciao Kim!
“Volevo vedere se di persona avevi il coraggio di ripetermi tutto” Mi dice con aria di sfida.
Ma è possibile che tutte le pazze scriteriate me le becchi io?
“Tesoro mio” Dico ironico, appoggiandomi a sedere sulla scrivania, incrociando le gambe all’altezza delle caviglie. Porto una mano al mento. “Come dire… Non m’interessa niente di te?” Pronuncio scandendo le parole lentamente. “Chiaro come concetto?” Aggiungo tagliente.
“Ma perché!” Sbotta lei nervosa. “A letto c’era feeling!” Aggiunse subito dopo in un sospiro isterico.
“Ah madonna santa! Mi spiace per te, ma non c’era feeling, ora a costo di sembrare un mostro, è stata una botta e via!” Dico quasi esasperato.
Mi spiace per lei, se pensava che tra noi ci fosse feeling, vuol dire che le sue esperienze non sono per niente eccezionali. Anzi.
“Esci con un’altra, vero?” Chiede quasi con le lacrime agli occhi…
No non sopporto le donne che piangono, non quelle che conosco fisicamente e basta. [Orrore]
“Si esco con un'altra donna..” Rispondo tranquillamente, stupendo anche me per l’affermazione.
Fermo il mondo un secondo.
Sto uscendo con Eve Philips. Ci stiamo frequentando è questa la semplice verità, niente menzogne o scommesse. Solo io e lei, e una scarpa presa in prestito forzato.
[Non è cosi spaventoso ammetterlo…]
“Anche lei è solo una scopata?” Chiede acida, di chi la sa lunga.
“No.. La frequento da tre settimane e neanche l'ho sfiorata.. Lei non si svende.. Ora scusa ma ho da fare” Concludo leggermente accigliato.
“Sei un pezzo di…” Ma ecco che la mia attenzione viene attratta da due occhi verdi, e dei boccoli castani scuro.
“Kim ha da fare” Sospiro seccato facendole segno di uscire dall’ufficio. Lei con gli occhi rossi e uno sguardo superbo esce dall’ufficio. Scuoto la testa divertito.
“Le mille donne di McDowell...” Sorride serena, dieci a uno che ha sentito l’ultima parte del discorso, è per questo che non è entrata brandendo un’ascia. Chiude la porta dietro di se, e mi si avvicina. “Luise ci vuole spedire a un'altra conferenza a dicembre, ci stai o hai impegni con quella con cui ti vedi?” Mi sussurra all’orecchio, posandomi una mano delicatamente sulla spalla.
“Sai quella con cui mi vedo è amante dei gatti ma magari mi lascia venire alla conferenza..”Dico fingendomi abbattuto e sospirando.
Lei sorride maliziosa e mi bacia, un bacio passionale e dolce allo stesso momento. “Permesso concesso... Ti avverto che però qualche gatto lo porto...” Aggiunge ironica. Allungo le braccia e le cingo la vita.
“Se vuoi porto kim, come pappagallo dovrebbe funzionare…” L’abbraccio forte e la bacio.
[Bisogno continuo e costante di sentire le sue labbra sulle mie]
“Se proprio vuoi portarla... Non ti nascondo che avrei preferito solo noi due... Posso anche lasciare a casa i gatti” Ride sfiorandomi una guancia con la punta del naso. Sa essere incredibilmente eccitante, sensuale e dolce nello stesso momento. Mi farà uscire di testa presto. “E comunque prima o poi questa storia me la devi spiegare...” Aggiunge con tono serio.
“Ancora è presto per spiegartelo…” La bacio, cercando di cambiare discorso. “Comunque preferisco passare il mio tempo con te, Kim ha lo spessore di una penna..” Commento tranquillamente e sincero. Anzi di un foglio, anzi meno… Non ha spessore.
“È una fortuna sapere che raggiungo almeno quello di un evidenziatore Alex..”
Poi mi chiedo come non faccio a perdere la testa per una cosi. Sarei folle a non interessarmi a Eve.

“Tom, porti un drink a quella signorina? Lo stesso che ha ordinato prima” Dico porgendo un bigliettino al barista, che sorridendo annuisce. In due minuti il messaggio è stato recepito, e mi sta arrivando la risposta. La leggo, e sorrido.
Mi alzo prendendo il mio bicchiere di Jack tra le mani, e mi avvicino a Eve.
“Posso signorina?” Chiedo appoggiando una mano sulla spalliera della sedia.
“Cosa le fa credere che sia signorina?” Chiede con fare altezzoso, ma divertito.
“Che non c’è nessun principe azzurro dalla lucente armatura, a difendervi dalla mia presenza” Spiego tranquillamente, ostentato un sorriso sereno.
“Oh prego si accomodi” Scuote la testa “Cosi lei è quella tipologia di uomo, che vede la donna solo tra le mura di casa?” Mi domanda pungente, prendendomi in contropiede.
“Non ho detto questo…” Dico inarcando il sopracciglio.
“Invece si, specificando non il fatto che non porto una fede al dito, ma dal fatto che hai specificato che sono sola senza il marito come guardia del corpo” Beve un sorso dal suo drink e prosegue “Hai mascherato un pregiudizio maschilista con un complimento” Termina soddisfatta, sfoggiandomi il suo ghigno migliore. Vuole la guerra, e guerra sia.
Rimango in silenzio a fissarla, devo riuscire a capire la sua tattica, ho capito solo una cosa: sta giocando pesante.
“Posso sapere il suo nome?” Chiedo rigirando il bicchiere tra le mani, facendo cosi scortare i cubetti di ghiaccio.
“Eve” Mi porge la mano, io la prendo e vi poso un leggero bacio.
“Piacere Alexander” Aggiungo guardandola dritto negli occhi. “Allora, che ci fa qui una signorina tutta sola?”
“Un appuntamento mancato” Sospira tranquillamente.
“Oh, un indicibile errore mancare a un appuntamento, soprattutto se c’è una cosi bella signorina tutta sola” Dico melenso, la cosa stona un po’ con il mio atteggiamento normale.
“Oh niente di cosi trascendentale, chi lo sa magari in questa serata potrei trovare una compagnia migliore…” Dice con fare allusivo. “Se magari non occupasse lei il posto libero, sa gli uomini sono molto territoriali, se rimane un altro po’ sarò costretta a cambiare tavolo, o la sua colonia mi renderà meno appetibile al resto del bar.”
[Due a zero per Eve]
Scherza divertita. Chiaro messaggio che la tattica dell’invito anonimo non ha funzionato, sapevo che non dovevo spruzzarci il mio profumo.
“Meglio per me, potrò avere l’onore di passare una serata in buona compagnia” Ribatto sicuro di me. Questo gioco comincia a piacermi.
“Tom puoi portarci per Jack Daniels con il ghiaccio?” Chiede Eve verso il barista che annuisce.
“Ah…” Scuoto la testa contrariato.
“Cosa?” Chiede lei inarcando il sopracciglio.
“Non è buon segno quando una giovane signorina conosce il nome del barista e ha confidenza con lui…” Dico con finto cipiglio severo.
[Uno a Due. Palla al centro]
Lei apre la bocca per ribattere, ma la richiude subito scoppiando a ridere. Infondo le abitudini sono dure a morire, Eve frequenta questo bar ormai da anni, è una sorta di luogo di ritrovo. Da quando lavoro in quest’edificio ci vengo spesso con Donovan e Allyson, e anche Eve con altri colleghi, beviamo un aperitivo tutti insieme e ascoltiamo la musica che spesso è cantata dal vivo.
Miranda si chiama la cantante ed ha una voce straordinaria, ogni tanto per farci quattro risate cantiamo anche noi, o addirittura balliamo un po’ per divertimento. Tom ormai è quasi uno di noi.
“Cosa fai nella vita Alexander?” Mi chiede tranquilla, osservando Miranda cantare una canzone lenta.
“Canto!” Dico prontamente, se tanto devo giocarmela me la gioco per bene.
“Canti…” Ripete lei annuendo.
“Si, creo Jingle pubblicitari” Rispondo prontamente.
“Quindi si suppone che tu abbia una bella voce…”
“Oh, mi dispiace deluderti, ma ho un tremendo mal di gola” Tronco sul nascere ogni richiesta di dimostrazione.
“Bella scusa…” Mi sfida sarcastica. “Cosi se voglio una dimostrazione, dovrò rincontrarti una volta passato il mal di gola..” Marca moltissimo le ultime tre parole. Rimango interdetto. Ora mi spaventa, come diamine può aver capito la mia tattica? Che sia cosi banale?
“Ok se avrò gravi conseguenze vocali, ti farò causa” Dico alzandomi, gustandomi lo sguardo stupito di Eve.
Dopo un minuto di organizzazione mi posiziono al centro del palco, e mi schiarisco la voce, senza distogliere lo sguardo da Eve. Ho scelto una canzone un po’ particolare: Your Song – Elton John.
Ballerei la polka sopra un tavolo, vestito da catwoman, pur di dar ragione a Eve. Mai e poi Mai.
La canzone ha un testo stupendo, e sento vicino il giorno in cui potrei cantarla realmente a Eve, e non solo come messa in scena. Infondo devo riconoscere che in lei c’è qualcosa di eccezionale.
[Sei romantico da fare schifo. Riacquista un po’ di dignità]
Non appena finisco la canzone e dopo un paio d’inchini in risposta agli applausi, mi avvicino a Eve e la prende stretta tra le mie braccia e la bacio. Un bacio come si deve, un bacio come avrei dovuto darglielo appena arrivato. La sento sorridere.
“E fai cosi con ogni donna che incontri al bar?” Mi chiede mostrandosi stizzita.
“E te ti fai baciare da tutti quelli che ti cantano una canzone?” Chiedo prontamente, per poi scoppiare a ridere entrambi.
[Tre a Tre. Palla al centro.]
“Certo che l’approccio iniziare è stato pessimo” Commenta Eve non appena usciamo dal bar.
“Eve, io sono un uomo. Da quando in qua noi ci azzecchiamo alla prima?”*
Dico serafico, passandole un braccio intorno alle spalle. “E ricordati sempre che: Il numero di respiri che fate in vita vostra è irrilevante. Quello che conta sono i momenti che il respiro ve lo tolgono.”* Recito solenne, questa frase che non mi ricordo neanche da dove l’ho memorizzata. Un cioccolatino, o qualche film idiota.
“McDowell dopo questa citazione, sei bocciato!” Dice lei esterrefatta. “Mi sei caduto proprio in basso sul finale!” Aggiunge allibita, pizzicandomi un fianco.
“Allora professoressa, quando mi darà ripetizioni?” Dico malizioso.
“Mi spiace con la bocciatura si rimanda tutto all’anno prossimo…” Sospira serafica.

“Come sta Antea?” Chiede osservando la sua macchina parcheggiata al fianco della mia.
“Fin troppo bene, ma sai io con lei non ho un bel rapporto!” Dico facendo le spallucce, e chiudendo il box del garage.
“Dai che le passerà” Mi prende a braccetto e ci avviciniamo all’ascensore.
“Oh si, sono sicuro di si, ma io ho un discorso in sospeso con te!” Entro nell’ascensore, e prima che Eve possa dire o fare qualcosa l’attiro a me baciandola, apro l’occhio destro premo il tasto del quarto piano, e mi perdo in quelle labbra che bacherei giorno e notte.
Non so quanto tempo sia passato, ma dei colpi di tosse ci riportano alla realtà.
Apro gli occhi, e mi ritrovo due volti sconvolti davanti a me, e non sono due volti qualsiasi: ma Amber e Amanda che ci stanno fissando cosi: -.-
Guardo Eve, gli lancio un messaggio chiaro e tondo: Panico!
Lei ricambia lo sguardo accennando un sorriso: Imbarazzo!
“Voi non avete visto niente” Dice Eve sventolando il dito indice davanti al volto delle due giovani ragazze.
“Possiamo trattare” Interviene Amanda con gli occhi luccicanti, che si vede già sommersa da regali per il suo silenzio.
“Esatto: trattiamo” Gli da man forte Amber, da quando hanno fatto pace quelle due sono una la spalla dell’altra, insomma: indistruttibili, più temute del Padrino in persona.
“Che ne dite se trattiamo davanti a un bel gelato da Freezy?”  Chiedo sfoggiando un sorriso sincero.
“Alex sono le undici e mezzo, loro domani hanno scuola e noi lavoro” Mi rimprovera Eve.
“Si giusto! Nate non aspetta altro che gli dica che vi ho beccati a sbaciucchiarvi in ascensore! Come sedicenni!” Gongola Amanda. "Anzi no, Nate è troppo poco. La Signora Patty!"
“Anche Antea e Mike hanno bisogno di una bella notizia…” Le da man forte come sempre la mia sorellina.
“Vedi Eve? Davanti a un gelato saranno più ragionevoli” Dico rientrando nell’ascensore, e dopo che sono tutte entrate premo il tasto del garage, e osservo quelle che son diventate le mie tre donne. Bell’affare, mi dovrò mettere in straordinario per comprare il loro silenzio. Ma va bene cosi…

*

{14 Novembre}

“Così allora state insieme!” Esclama Ally fermandosi davanti al Wayland.
“Non proprio, ci frequentiamo” Specifico serafico.
“Si beh, te sei già innamorato, solo che ancora il tuo ego lo deve ammettere!” Risponde sibillina, girandosi verso di me.
“Sai che non lo so? Eve è diversa dalle altre… Ma non so…” Mi mordo il labbro inferiore
“Hey non eri te quello che voleva cambiare vita?” Mi chiede tranquilla, sorridendomi.
“Si che c’entra… Eve non conosce il vero Alex…” Ed è questo che mi preoccupa.
“Come no? Le hai dannato la vita per mesi!” Ride scuotendo la testa.
“Ally sai benissimo come sono fatto, sai che non so stare fermo, sai che non so stare zitto, sono stronzo ed egocentrico…” Dico sbattendo la testa lateralmente sul vetro del finestrino due volte.
“Ma sai anche essere romantico, disponibile e sopportabile” Sospira. “Alex. Hai deciso di stabilirti a New York, per un motivo ricordi? Mettere la testa a posto, e a quasi 30 anni suonati dico che è anche ora…”
“Antea mi ucciderà” Sospiro abbattuto, mi domando perché tutte queste cose non si sistemino con un colpo di bacchetta e via.
“Hey non aumentare i problemi, già Milo a lavoro ti fa torcere, Antea è lei, sai benissimo che quando smetterà di soffrire per Frederick verrà da te. Sei stato il suo punto di riferimento per quattordici anni…”
“Voglio prendere la moto e fare la coast to coast in una settimana, fondere il motore e riprenderne una nuova al ritorno” Ammetto facendo spuntare un sorriso alla mia migliore amica.
“McDowell scordati che torno con te! Nove anni fa avevo solo diciotto anni e una testa vuota!” Esclama dandomi un lieve pugno sulla spalla.
“Magari ci porto Eve!” Dico massaggiandomi la parte colpita.
“Ottimo modo per farti mollare in tronco!” Sospira. “Una settimana sempre in sella a una moto, dormire nei posti più improbabili, ed esposti alle intemperie del deserto! Perché non lo fai come viaggio di nozze?” Mi prende in giro.
“Ma è stato cosi traumatico?” Chiedo sbalordito, non l’ho mai pensata sotto quest’ottica. Per me era il viaggio della vita, quello che mi ha permesso di osservare i posti più belli al mondo.
“Alex lo sai che sei bravissimo a cambiare discorso?” Mi fa notare Ally, certo che lo so, è la mia arma migliore insieme al silenzio.
“Ally che ti devo dire?” Sono esasperato, non lo so, non m’interessa, non voglio fare i progetti. Le scadenze si danno a dei lavori, e non alla vita; voglio continuare a vivere alla giornata.
“Che stai scappando dalle responsabilità?” Mi prova.
“Non ti azzardare neanche a dirlo…” Dico categorico. “Non sono mai scappato, soprattutto dalle responsabilità. Ho solo voluto la mia indipendenza.” Specifico accigliato.
“Certo ma qui si parla del tuo rapporto con Eve, non del tuo passato burrascoso” E ritorna sull’argomento. Non riesco a seminarla, è troppo cocciuta. È la mia anima gemella, anzi no, è me al femminile.
“E te con Gregory?” Se devo combattere, combatto ad armi pari. Mostro il mio ghigno migliore.
“Ah quanto sei stronzo!” Risponde allibita. “Risponderò solo quando te mi dirai che farai con Eve”
Eccola lì, ci risiamo. Ma se la strozzo, e occulto il cadavere in cantina?
“Da quando la mia vita sentimentale t’interessa cosi tanto?” Chiedo tagliente.
“Da quando Donovan usciva con quel trans, e se ne è reso conto solo dopo due settimane” Annuisce seria. “Non ci sono poi cosi tanti scoop nell’ufficio, se non Summer che ti viene dietro, ma sai che roba…”
“Ah ecco, quindi sono il tuo “Truman Show”, mi devo mettere in posa quando ti guardo?”
“Non proprio, voglio vedere come riesci a complicarti la vita da solo” Guarda l’orario. “Ora vai si fa tardi!” Sospira accendendo di nuovo il motore della macchina.
“Mi raccomando muori lentamente nel sonno” Dico mettendo il piede fuori.
“E te Alex impiccati” Mi risponde subito prima che chiudessi lo sportello della macchina.

Salgo a casa stanco morto, sono le ventidue e sono fuori da stamattina alle otto.
“Sono a casa” Dico sapendo che almeno Amber e Mike siano presenti.
“Hey Diavolo!” Amber mi viene incontro abbracciandomi, questa ragazza è cambiata tantissimo, ora è pure affettuosa con noi.
“Hey Strega!” La stringo forte a me, e le do un bacio in testa.
“Com’è andata la giornata?” Chiede addentando una mela verde.
“Un casino totale.” Sospiro abbattuto.
“E non è finita qui” Sorride maliziosa.
“Parla, o giuro che ti rinchiudo nell’armadio di Mike” La minaccio serio, cosa già avvenuta una volta quest’estate. Quando era insopportabile, l’ho presa come un sacco di patate, e l’ho depositata nella cabina armadio di Mike. Per venti minuti. Fantastica giornata quella…
“C’è una certa Kim, Mike l’ha fatta entrare, ti sta aspettando da un ora…” Mi dice sorridente.
È un incubo. Mi perseguita. Aiuto.
“Oh perfetto” Esulto con la vitalità di un castoro morto annegato.
“Alexander finalmente!” La sua voce untuosa e stridula mi fa accendere il sistema nervoso: pessimo segno. Vado in cucina e la vedo amabilmente seduta sullo sgabello della MIA cucina, che parla con MIO fratello. Devo ricordargli le regole basilari: non far entrare le pazze squilibrate.
“Kim che ci fai qui?” Dico seccato posando la giacca sulla tavola.
“Magari volevi chiedermi scusa…” Scende dallo sgabello, e mi si spalma addosso peggio della marmellata, sotto un occhio allucinato di Mike.
“Andiamo di là” La strattono con poca delicatezza, vorrei ficcarle la testa nel forno e accenderlo.
“Alexander mi fai male” Sibila stizzita, attraversiamo il salone ignorando Amber e Antea che mi fissano allibite, pure loro. Arrivo alla porta d’ingresso ed esco, afferrando al volo la sua pelliccia e la borsa.
“Se volevo farti bene ti davo cinquanta dollari” Sbuffo seccato chiamando l’ascensore.
“Ma si può sapere che ti prende?” Mi chiede ansiosa, con gli occhi lucidi.
Ah! Lo so io che mi prende, mi prendono gli istinti omicidi altro che.
“Ora lo vedrai…” Arriviamo al piano terra, e trovo Jim che ci osserva in maniera preoccupata, credo di avere una maschera d’odio dipinta in volto.
“Jim, vedi questa signorina?” Chiedo indicandogli Kim. “Se solo osa rimettere piede al Wayland chiami la polizia” Lo so che esagero. Lo so benissimo. “E avrà una bella denuncia a carico, con ordinanza restrittiva” Senza permettere alcuna risposta dalle due parti la trascino fuori dal palazzo.
“Sparisci Kim dalla mia vista per sempre!” Dico risoluto.
“Ma Alexander io volevo solo…” Prova a dire iniziando a piangere. Ok è troppo.
“Sei stata una dannata scopata e basta, una volta, che ero pure su di giri per via dell’alcool, niente più. Hai lo spessore di una penna, sei interessante quanto un albero!” Dico categorico. “Non provare a cercarmi più, ne a casa ne al cellulare. Sparisci dalla mia vita” Sospiro rientrando, lasciandola piangere su se stessa fuori dal palazzo.
Saluto Jim che ancora è interdetto per quello che è accaduto pochi secondi fa. Non ho voglia di dare spiegazioni, soprattutto a chi non ne ha il diritto di riceverle.
Odio questa serata odio l’insistenza di quella ragazza. Odio che abbia invaso il mio spazio. Non amo che la gente frequenti casa mia, non amo che mi si bracchi come se fossi un ricercato. Odio chi s’impiccia dei fatti altrui senza motivazioni, spinti solo dalla curiosità.

*

{16-17 Novembre}

“Non prendere impegni per il 18 sera” Entra in camera mia Mike, senza neanche bussare. Figurati se in questa casa esiste la Privacy.
“Come mai?” Chiedo stiracchiandomi le braccia, e portandole fin dietro la testa. Sto aspettando Amber per farle vedere Fight Club, non lo ha mai visto, e devo rimediare a questa sua mancanza.
“È il compleanno di Eve, ne fa 29” Dice Mike malizioso. “Come non lo sapevi?” Chiede fingendosi scandalizzato. Cazzo no, che non lo sapevo.
“Che si fa?” Chiedo ignorando i commenti idioti di mio fratello.
“Cena da Turn Over” Prende una mia polo blu dall’armadio.
“Fai pure con comodo eh…” Dico tranquillo. “Ok, ci sarò…”
Com’era quella maledizione, anzi imprecazione in Aramaico? Porca Puttana! Ecco, è Americano ma rende l’idea benissimo. Rischiavo di perdermi il compleanno di Eve. Ok. Calma. Pensa.
“Eccomi Diavolo” La voce di Amber mi desta dai miei pensieri, e con la tuta, e una maglietta di Chris che è almeno 3 volte più grande della sua.
“Ti odio Megera!” Dico stizzito, lei sa benissimo che frequento Eve, e non poteva avvertirmi del suo compleanno?
“Si beh, sentimento reciproco, ormai è palese no?” Ribatte salendo a caproni sul letto, e sistemandosi vicino a me, appoggiata con la schiena alla testiera del letto.
“Perché non mi hai detto del compleanno di Eve!” Dico offeso e oltraggiato.
“Scusa che ne so io, che ti sbaciucchi con una e non gli chiedi nemmeno quando è nata…” Risponde pacatamente, ostentando un sorriso malizioso.
“Impiccati…” Ribatto tranquillamente spingendola lontano da me.
“Oh qualcuno è stato colto impreparato?” Mi punzecchia lei tornando vicino a me. So cosa sta facendo, vuoi usufruire della mia spalla per dormire, è stato cosi per: Kill Bill, Pulp Fiction e Le Iene. Ma Fight Club se lo vedrà tutto a costo di metterle lo scotch sulle palpebre.
“Non sono impreparato” Metto subito bene in chiaro. “So perfettamente cosa regalarle” Soffio sibillino, spingendola lontana da me.
“Hey!” Si ribella l’ennesima volta. “Si può sapere che ti prende?” Dice piazzandosi esattamente dove era prima.
“La ditta ‘Appoggi’ è fallita il mese scorso” Dico guardandola con la coda dell’occhio. “Sono stanco di essere il tuo cuscino personale!” Aggiungo facendole una linguaccia: è bello tornare giovani di 16 anni.
“Senti, Mike è troppo muscoloso” Inizia a dire mentre mi bevo un sorso di coca-cola. “Tu sei più flaccido, morbido, insomma comodo!”
Flaccido? Morbido? Mi strozzo con la coca-cola e inizio a tossire, magari ho sentito male.
“Che hai detto?” Dico respirando quel minimo che mi serve per poter sopravvivere.
“Mike è più muscoloso, troppo scomodo!” Ripete marcando bene le parole: infierisce pure.
“Te senti…” Mi dice toccandomi la spalla e parte dei pettorali. “Sei più flaccido e morbido, più comodo insomma!”
Oltraggio alla Corte. Attentato. Olocausto Nucleare. Mai, e ribadisco mai, nessuna mi aveva offeso cosi. Mi alzo di scatto facendo scivolare Amber di lato.
“Arrivo subito” Dico lapidario uscendo dalla stanza. Vado nella stanza di Mike, e lo vedo allacciarsi i Jeans, e mi osserva inarcando il sopracciglio. “Non metterti la maglia!” Gli ordino avvicinandomi a lui. “Rilassa i muscoli” Sbuffo osservando il torace di mio fratello, e soprattutto la spalla.
“Alex stai bene?” Chiede Mike leggermente preoccupato.
“Taci devo testare una cosa” Dico scuotendo la testa, appoggio la mano sinistra sulla spalla di Mike, e la mia mano sulla mia. Al tatto sono leggermente più morbido io è vero. Ma non sono flaccido. Ah.
Torno nella mi stanza fulminando Amber che scoppia a ridere.
“Che ridi?” Mi butto sul letto, e prendo il telecomando del lettore dvd.
“Conosco ben poche persone vanesie come te.. E lavoro con i modelli più schizzati del mondo!” Aggiunge ridendo divertita. “Sei uno spasso Alex, veramente… Il tuo testosterone può fare sonni tranquilli… Hai un fisico perfetto” Mi da un pacca d’incoraggiamento sulla spalla.
“Hn” Scuoto la testa osservandola con la coda dell’occhio.

Mi giro verso Amber, la vedo dormire come un angelo sulla mia spalla. Mi domando perché mi chiede di vedere i film, e poi si addormenta automaticamente a venti minuti esatti dalla fine. Mi alzo lentamente mettendola per bene stesa nel letto, la osservo qualche secondo, ne ha passate veramente tante, spero che ora stia più in pace con se stessa.
“Si è addormentata vero?” Chiede Mike fermandosi sulla soia della porta, annuisco ed esco dalla mia stanza, ci dirigiamo entrambi in cucina.
“Allora che regalo fai a Eve?” Mi chiede sornione Mike, preparando due bicchierini davanti a noi.
“Credo un paio di Stivali, li ha visti in una delle pubblicità che ho creato, e gli erano piaciuti” Dico tranquillamente.
“E…” Mi versa della Vodka Liscia ghiacciata.
“E niente…” Dico secco io. Già lo sanno Amber e Amanda, e non voglio che si sappia ancora in giro, è una cosa troppo bella e particolare per poterla rivelare già. È come se avessi comunque un ulteriore rifugio dal mondo stando con Eve.
“Tu non me la racconti giusta” Dice bevendo in un sorso il suo secondo bicchierino.
“Facciamo che proprio non te la racconto eh!” Dico ridendo, sbadigliando.

“Icy dice che sei un grandissimo gnocco sai?” Io e Amber usciamo dall’ennesimo negozio di scarpe, uscire con lei è una torture ovunque va c’è qualcuno che la riconosce, che le chiede una foto, un autografo o un bacio a stampo con il rossetto.
“Ah ringraziala…” Dico sorridendo.
“Preferisce te a Mike, Mike per lei è troppo bambolotto” Continua tenendomi stretto il braccio, mentre io da bravo gentleman, sto tenendo tutte le buste, e io che ero uscito per un misero paio di stivali, che tra l’altro ancora non ho trovato…
“Ok, il mio ego ringrazia Icy e te…” Dico sbuffando. Sono in giro da tre ore, ho visto ogni sorta di negozio e ancora niente.
“Stanco vero?” Chiede lei non appena raggiungiamo la mia macchina.
“Snervato, più che altro” Ammetto tranquillamente. “Ti accompagno alla caffetteria e vado all’Emporio di Armani appena fuori città…” Dico dirigendomi verso la caffetteria dove ha appuntamento con Amanda e Chris.

*

{19 Novembre}

“E il pacchetto?” Mi chiede Eve non appena le porte dell’ascensore si chiudono.
“Che pacchetto?” Dico io inarcando il sopracciglio.
“Quello con l’altro stivale!” Esclama come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
“Ah quel pacchetto!” Annuisco sornione.
“Alex, non sapevo che avessi un traffico illecito di pacchetti, altrimenti lo specificavo prima” Soffia lei divertita, uscendo dall’ascensore velocemente, per evitare un mio pizzico.
“Spiritosa, veramente, quanto un mal di denti…” Dico sbuffando.
“Hey McDowell, non lo sai il detto?” Mi chiede girandosi verso di me, e facendo qualche passo all’indietro. “Chi va con lo zoppo…” E mi indica con un gesto del braccio. “Impara a zoppicare!” Aggiunge girandosi di scatto e scattando verso la porta, in meno di due secondi è già fuori del palazzo. Osservo Jim che ci guarda divertito.
“Buona giornata Jim” Dico uscendo dalla porta a vetri.
“Allora che si fa?” Dice sorridente, è veramente bella i capelli scompigliati dal vento, la sciarpa bianca in lana grossa avvolto intorno al collo, e un piumino nero lungo fino alle caviglie, il naso leggermente arrossato per il freddo e un sorriso contagioso.
“Una bella passeggiata al Central Park” Dico non appena attraversiamo la strada, e ci dirigiamo al Lake Wayland.
“Mi sta” Annuisce guardando il cielo grigio sopra di noi. “Aria di neve!” Esclama con gli occhi luminosi.
“Si la sento anche io!” Dico rimanendo a fissare lo spettacolo davanti ai miei occhi: Eve che è intenta a osservare il cielo sopra di noi, sembra quasi una bambina.
In pochi minuti raggiungiamo il bar. “Aspettami qua” Dico entrando, e riuscendo qualche minuto dopo.
“Caffé?” Chiede prendendo il bicchiere che le sto porgendo.
“No, con la neve ci sta bene una bella cioccolata calda, Maxi” Dico bevendone un sorso.
“Waaaaa buonissima” Esclama lei.
È strano come tutto sembri così normale, come se avessi passato tutta la mia vita a prepararmi per questi momenti di serenità assoluta. Come la risata di Eve sia così contagiosa da far ridere anche a me, come mi sento a mio agio con lei in qualsiasi occasione, e di come sia geloso se solo qualcuno le si avvicina. Sembra che tutta la mia vita passata un po’ burrascosa mi abbia condotto fino a questo momento. Ultimamente sto riflettendo un po’ troppo su me e Eve, e ammetto che il pensiero di condividere con lei, il resto della mia vita un po’ mi spaventa… Non è che non voglio impegni, ma una vita insieme comporta routine, comporta stabilità… Tutte cose che.. Non so nemmeno più io cosa. Sono diviso a metà, entrambe le metà desiderano Eve, ma una è propensa a vivere giorno per giorno, e l’altra invece vorrebbe stabilirsi, smettere di arrivare in cima al burrone, per poi saltare giù o tirarsi indietro all’ultimo secondo.
“Alex non hai sentito nemmeno una parola di quello che ho detto vero?” Mi giro di scatto verso Eve, e mi ritrovo a pochi centimetri dal viso di Eve. Mi perdo in quegli occhi castani dalle sfumature verdi smeraldo, che mi sembra di conoscere da una vita. Senza pensarci due volte la bacio, con la mano libera le accarezzo lentamente la guancia, e quanto è più facile dialogare cosi… Se solo riuscisse a capire quanto mi stia sconvolgendo la vita, quanto io sia migliore con lei… Risponde al bacio qualche secondo dopo, il tempo di riprendersi da un attacco ‘frontale’.
In questo preciso momento esistiamo solo io lei, niente fratelli o sorelle, colleghi impiccioni o gente scomoda, una raffica di vento la fa tramare un po’, mi stacco da quelle labbra di perdizione, e la fisso sorridente, le do due baci lievi sulle labbra, e le passo un braccio intorno alle spalle, attirandola a me.
“E questo per cos’era?” Chiede appoggiando la testa sul mio cappotto nero.
“Eve, credevo che ormai avessi capito cosa sono i baci!” Scherzo prendendomi un pel pizzico il fianco. “Stai diventando manesca sai?” Le faccio notare con aria fintamente stizzita.
“Si in maniera proporzionale a quanto tu sei antipatico!” Risponde prontamente, come sempre oserei dire. Sento qualcosa sfiorarmi il naso, e subito dopo un’altra, e un’altra ancora. Alzo gli occhi al cielo, e noto dei grandi fiocchi bianchi scendere lentamente su noi.
“Nevica!” Esclama staccandosi da me e facendo due passi avanti veloci, apre le braccia  e alza lo sguardo al cielo, gira su se stessa un paio di volte, mi fermo ad osservarla.
“Vuoi fare una corsa?” Le propongo porgendogli la mano, lei mi fissa qualche secondo negli occhi.
“Perché no” Dice prendendomi la mano, io inizio a correre, con lei al mio fianco, sembriamo due liceali folli, attraversiamo parte del parco, arriviamo più o meno all’altezza dell’ ala Washington.
“Ok, io ho corso!” Dice appoggiando una mano sul ginocchio, ha il fiato un po’ corto come me. “Ma ora devi spiegarmi il perché!” Aggiunge alzando lo sguardo e fissandomi intensamente. “E prega di avere una spiegazione più che ottima McDowell!” Mi minaccia con un sorriso adorabile.
“Per questo!” Le indico un punto alle sue spalle. Lei si gira e comincia a ridere.
“Un giro in carrozza sotto la neve?” Chiede divertita. “Non ti facevo cosi romantico!” Mi prende in giro, ma posso notare che è felice, i suoi occhi brillano di luce propria.
“Mi sei sembrata Lorelai alla prima neve!” Mi avvicino a lei e le cingo la vita. “E in una puntata di Gilmore Girls c’è un pezzo dove Luke e Lorelai fanno un giro in carrozza per Stars Hollow…” Comincio a spiegarle “Quindi ho pensato, ami la neve… Ami il parco, perché non usufruire di un bel giro in carrozza…” Le do un lieve bacio sulla punta del naso.
Ci avviciniamo a una carrozza trainata da due cavalli bianchi, aiuto Eve a salire, e mi avvicino al cocchiere, gli chiedo il giro completo, due ore in giro per la città su una carrozza.
“Almeno queste coperte sono caldissime!” Dice Eve coprendo anche me, non appena mi son seduto, le passo un braccio sulle spalle, e l’attiro a me. Entrambi ci perdiamo nei nostri pensieri, mentre la neve continua a cadere e ricoprire tutto di bianco.

“A che pensi?” Chiede sistemandosi meglio appoggiata a me.
“A tutto e niente” Dico prendendole ad accarezzare i lunghi capelli.
“Sei sempre cosi criptico McDowell” Sbuffa divertita. “Hai un codice di sblocco, o devo andare a tentativi?”
“Eve quando mai ti ho voluto rendere la vita semplice?” Le chiedo divertito.
“Mai da quando ti conosco…” Risponde tranquillamente.
“Appunto, e secondo te anche se avessi un codice di sblocco, te lo direi?” Le chiedo con fare malizioso e serafico allo stesso tempo.
“No, credo proprio di no” Sbuffa ridendo. “E immagino che cercherai di rendermi le cose impossibili vero?” Chiede lei sconsolata, già sapendo la risposta che non tarda ad arrivare.
“Certo” Le dico stringendola a me.
“Bene questa è una dichiarazione di guerra!” Batte un pugno chiuso sul palmo della mano aperta.
“Attenta che gioco in casa, con la guerra!” Le dico sibillino dandogli un bacio sulla testa.
“Attento te McDowell, noi Philips siamo di tempra dura…” Si raddrizza rimanendo sempre però accoccolata nel mio abbraccio.
“Vediamo chi dei due la spunta?” Le chiedo divertito.
“Ci sto! Lotta all’ultimo segreto!” Soffia lei ridendo, e di nuovo quella risata contagiosa, quella a cui non saprei mai resistere e infatti mi ritrovo a ridere a mia volta, cosi un po’ per tutto e un po’ per niente…
“Allora McDowell. Ora ti porrò una serie di domande alle quali tu dovrai rispondere sinceramente ok?” Dice risoluta.
“Ok un corno!” Esclamo esterrefatto. “Da quando in qua le regole le fai te?” Le chiedo osservandola con la coda dell’occhio. “Una domanda a testa, e ci possiamo avvalere solo una volta, della facoltà di non rispondere…” Statuisco io determinato.
“Si beh ma cosi…” Scuote la testa. “Ok hai ragione, tanto se t’impunti, è finita, sei più testardo di un mulo a volte!” Si stacca dall’abbraccio e si gira verso di me, e io mi giro verso di lei. “Pronto?” Mi chiede sorridente.
“Si certo…” Mi passo una mano sulla testa. “Ora tocca a me, a farti una domanda” Dico pensieroso.
“Eh? Cosa?” Chiede lei inarcando il sopracciglio.
“Ah due domande devo porti!” Dico gongolando.
“Ma non vale!” Esclama lei indignata.
“E certo che vale, abbiamo detto una domanda a testa, mica una domanda personale a testa…” Faccio le spallucce, e le do un piccola spinta con il dito sulla punta del naso.
“Non c’è gusto a giocare con te” Ribatte lei allibita.
“E chi sta giocando, in guerra tutto è lecito…”
Comincio a pensare a che domande porgli, devo fare quelle strategiche, quelle che riescono a farmi capire il più possibile di lei. Infondo con piccole e semplici cose, riesci a capire il comportamento delle persone. Come se ad esempio preferisce il cinema ad un film a casa, se preferisce una mostra al museo o uno spettacolo a teatro.
“Partiamo con qualcosa di banale…” Dico ancora pensieroso. “Cosa ne pensi del teorema della Fisica Quantistica, dove si usa il calcolo della Matematica Combinatoria!?” Chiedo tranquillo, riservandomi la ormai famosa occhiataccia Philips, credo di avere l’abbonamento.
“Mi spiace che sprechi cosi le tue domande, avanti con la seconda!” Dice sorridente.
“Colore preferito?” Domando portandole dietro l’orecchio una ciocca di capelli ribelle.
“Verde…” Posiziona le sue gambe sopra le mie, e si ricopre con la coperta. “Il tuo?”
“Blu Cobalto” Rispondo di getto, ce ne sono mille di colori che mi piacciono, ma credo che il Blu Cobalto sia il mio preferito, è il colore del Mare quando è calmo e profondo.
“Bel colore, ora capisco perché la campagna Arquette era tutta di quel colore!” Commenta, stupendomi non poco, perché quella campagna l’ho fatta almeno due anni fa.
“No quella è stata colpa di Donovan, sai com’è no? Quando si fissa su una cosa, è impossibile farlo ragionare, pensa per la campagna dei fiori, quella cittadina si è ritirato fuori i suoi vestiti da Hippy!” Dico facendola ridere, da Donovan queste cose sono più che possibili. Anzi mi stupirei se fosse il contrario, è il vero genio quell’uomo, senza schemi e logicità…
“Preferisci il Cinema o un Film a Casa?” Chiedo avvicinandomi a lei, e baciandola lievemente sulle labbra.
“Allora… Dipende, solitamente il cinema, soprattutto nei Week-End magari…” Si fa pensierosa. “Se è dopo una giornata di lavoro, soprattutto se pesante, preferisco stare a casa” Aggiunge tranquilla.
“Bella risposta mi piace, su questa cosa andiamo d’accordo!” Esclamo stupito.
“Oh, ecco perché nevica!” Dice alzando lo sguardo al cielo.
“Scontata come battuta Philips, meno cinquanta punti!” Dico facendo il segno con la mano del pollice capovolto.
“Macchina o Moto?” Chiede stupendomi, non me l’aspettavo questa domanda.
“Moto assolutamente, ora il perché non te lo so spiegare…” Comincio a dire, ma lei alza la mano repentinamente davanti al mio viso facendomi segno di tacere.
“Non ti ho chiesto il perché!” Mi riprende giocosamente.
“Questo è un affronto!” Dico oltraggiato dalla sua sfacciataggine.
“Meno chiacchiere, più domane!” Aggiunge risoluta.
“Film Preferito?” Se mi tira fuori qualcosa come: Gli Aristogatti, mi catapulto fuori dalla carrozza in mezzo alla strada.
“Dirty Dancing” Risponde tranquillamente. Non male, c’è di peggio… Molto di peggio!
“Il tuo?” Sospira stringendosi la sciarpa al collo.
“Ecco non ne ho uno preferito, ne ho vari, comunque credo Fight Club”
“Quel film è straordinario!” Esclama.
“Oh si, è una genialità assurda, credo che sia uno di quei film che hanno segnato la storia…” Le spiego il mio punto di vista, le critiche e gli apprezzamenti, e noto con piacere che la pensiamo uguale. Questo recupera i cinquanta punti persi per la domanda precedente.
“Domanda” Mi ricorda sorridente.
“Gruppo preferito?” Certo che sono l’originalità fatta uomo in questo preciso istante. La mia genialità mi sta abbandonando, dovrò recuperarla con il retino da pesca…
“Aerosmith” Si gira l’ennesima volta, ora è appoggiata a me con la schiena, e la tengo stretta a me per la vita. “Ora ho una domanda io per te…” Gesticola qualche secondo, e poi prende un bel respiro. “Piatto Preferito, e dopo, hai qualche allergia alimentare?”
Rimango in silenzio, passi il piatto preferito, ma l’allergia alimentare da dove sbuca?
“Sai perché te lo chiedo?” Prende a parlare notando il mio silenzio prolungato. “Perché magari una sera cucino, e potrei cucinarti qualcosa a cui sei allergico, e non vorrei darti qualcosa che poi ti spedisce dritto all’obitorio…”
Oddio. Oddio. Oddio. O D D I O. No, non ci riesco. Scoppio a ridere, talmente tanto che sento i muscoli del torace contrarsi con forza. Non riesco a smettere, neanche quando Eve tenta di darmi un cazzotto sulla spalla, niente non riesco a smettere.
“Alex!” Mi riprende leggermente piccata dalla situazione.
“Ok scusa” Mi asciugo una lacrima solitaria che scende dall’occhio destro, accennando l’ennesimo inizio di risata, ma riesco a trattenermi. “Allora…” Faccio un bel respiro. “Il mio piatto preferito è il tiramisù, e non ho particolari allergie, non credo di averne.. Magari poi scopro di essere allergico alla tua cucina…” Aggiungo ridendo ancora, mi ha fatto tenerezza quell’affermazione.
“Ah quanto sei simpatico, migliori sempre più!” Ribatte girandosi totalmente verso la strada.
“Cosa ne pensi della guerra in Iraq?” Le chiedo sapendo che è una domanda da un milione di dollari, ma devo sapere come la pensa…
“Sono convinta che qualcosa andasse fatto” Prende un bel respiro. “Ero d'accordo con il mandare le truppe, adesso come adesso però non mi chiede più se sia stato giusto o meno perchè ormai quel che è fatto è fatto…” Mi stringe il braccio che le ho messo intorno alla vita. “Penso che l'unica cosa adesso sia tenere conto dei soldati che sono lì mettendo da parte le critiche e supportando semplicemente la gente che fa il suo lavoro…” Aggiunge in fine. Ok, devo dire che una risposta migliore non potevo aspettarmela. Concordo su tutta la linea, anche se qualche pensiero leggermente più marcato ce l’ho. Un po’ tanto più marcato.
“Baro e ti pongo una seconda domanda… Quando hai cambiato idea sul mio conto?”
Lei inclina la testa all’ indietro e  tenta di fissarmi per qualche secondo. “Perché l'ho cambiata?” Chiede mettendosi a ridere. “Sinceramente non so precisamente quando l’ho fatto… Comunque ho scoperto alla conferenza di Miami che passare del tempo con te, è piacevole…”
"lo sapevo che volevi portarmi a letto! Lo sapevo che eri cotta di me.. Che tutto il tuo essere insopportabile era una bieca mossa.." Dico galvanizzato dal pensiero, so che non era precisamente questo quello che intendeva Eve, ma comunque gli si avvicina no? Su per giu, il succo del discorso è questo…
“Eh già mi hai proprio scoperta...” Mi dice allibita. “Ma sentiamo, genio, tu quando avresti cambiato idea su di me?”
“Non credo di averla mai cambiata.. Anzi.. Forse ho cominciato ad averne una il periodo della conferenza.. Prima eri semplicemente quella bella del piano inferiore.. Poi hai cominciato a tenermi testa, a batterti per le tue idee.. E alla conferenza ti sei permessa il lusso di essere te stessa.. Senza schemi o muri..” Dico tranquillo, senza nascondere pensieri o altro.
“Forse nessuno dei due è così male come sembra dopotutto... E forse, dico forse non siamo così terribili insieme, anche se buona parte della redazione avrebbe a che ridire viste le nostre litigate in riunione...”
"Quello dipende dal fatto che hai idee pessime.." Ribatto serenamente, sicuro di quello che dico.. "E io ho buon gusto.." Puntualizzo, giusto per mettere i puntini sulle i.
“Sì ovviamente McDowell, ho molto da imparare da te...” Acconsente ironica, anzi anche senza che la guardi so che espressione ha, proprio questa: -.-  “Comunque non mi scappi ho un'altra domanda... Mike mi ha detto che sei un giramondo... New York è una tappa di passaggio o qualcosa di più?”
Devo ricordarmi di dire a Mike di stare zitto. Cosi a prescindere.
“Bella domanda.. E la risposta non lo so se sia altrettanto interessante.. Ho viaggiato così tanto, che non sapevo più cosa fosse una casa.. Ho girato i posti migliori al mondo.. E New York, voglio che sia il traguardo.. Non lo so Eve ora come ora è il posto dove voglio essere..”
Sapessi le volte che me lo sono chiesto. Alla fine ho viaggiato cosi tanto che potrei reputarmi fortunato, ma la stabilità è pesante da reggere, più di quanto uno s’immagini…
“Risposta soddisfacente direi... Se ti dovesse venir voglia di andartene magari avverti, tanto per non svegliarsi una mattina e scoprire che non ci sei più...” Scherza, ma so, me lo sento che lo pensa realmente. “New York comunque non è così male, ci vivo da ormai otto anni e non è ancora diventata noiosa se ti può essere di consolazione...” Aggiunge strappandomi un sorriso sincero.
“Se dovessi mai partire senza avvertire, ti porterei dietro con me.. Tra scarpa e stivale troppo tempo devi passare ancora con me.. Mica sconto le pene io..” Ma ecco la domanda del secolo, quella che  mi dirà più di tutte le domande precedenti. “Eve sei diventata la donna che volevi essere, fin da bambina? O c'è qualcosa che rimpiangi..”
“Ho sempre avuto una certa passione per la moda, penso che mia madre si ricordi ancora quando a dieci anni tagliavo e ricucivo i miei vestiti...non mi dispiaccio ad essere sincera. Sarei ipocrita a dire che non mi vado bene, certo magari qualcosa lo cambierei, ma nel complesso la mia vita mi piace, mi piace avere Amanda da tenere d'occhio, mi piace che Kath adesso viva con noi, mi piace la gente che incontro al lavoro e nella vita, si direi che sono molto vicina a come ho sempre voluto essere....”
“Bella risposta.. Determinata e sincera..”
“E tu? Tu e il tuo ego vi piacete?” Chiede divertita.
Un attimo che chiedo.
Ok posso rispondere.
“Il mio ego sta alla perfezione, ha trovato il suo posto, e direi che sta bene.. Io anche sto bene.. Ho avuto una vita con tutto quello che ho sempre voluto.. Belle donne, un lavoro che è la mia passione più grande, ho girato il mondo.. E posso dire che ho pochi rimpianti.. Un paio credo.. Ma per il resto, sto da Dio” Sorrido. Un attimo. Fermate il mondo. Ho appena commesso l’errore più gigantesco del mondo. "Scusami.. Sono Dio.." Dico sibillino, correggendo lo sbaglio. Infondo devo essere sincero no?
Lei si gira di scatto e mi dà un pizzico forte sul fianco. “Ma sentitelo lo Splendido!” Sbuffa sonoramente.
“Signor Wood, alla prossima giri a destra e ci lascia davanti al complesso Wayland?” Il cocchiere annuisce, e approfitto del momento di distrazione di Eve per baciarla e lasciarla senza fiato.
Dopo due secondi arriviamo a destinazione, pago il cocchiere, e aiuto Eve a scendere.
“Sei sleale però” Soffia fingendosi oltraggiata.

Saliamo a casa di Eve, ci dovrebbe essere Amber, mi ha detto di passarla a chiamare, cosi salivamo a casa insieme.
“Mio dio!” Esclama Eve notando cosa guardando Amanda e Amber, che ci fanno cenno di rimanere in silenzio.
“Tu puoi chiamarmi Alex, Eve” Le dico a un orecchio, meritandomi in premio una tallonata sullo stinco.
“Certo che Jess è veramente un fico!” Esclama Amber, che ha gli occhi a forma di cuore.
“Ma che scherzi? È Divino! E poi dai.. In confronto all’uomo inutile…” Ribatte Amanda, con gli occhi luccicanti. Stanno dando proprio la puntata delle slitte… Quando si dice il Destino…

-   *    -

* Citazioni tratte da: Hitch, Lui si che le capisce le donne.

Alexander Christian McDowell

bar , amber, amanda, teppiste
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martedì, 20 novembre 2007, 21:24

...Riflessioni...

- Prima di Halloween -

Mi siedo in ufficio, sono le otto meno venti e ancora non è arrivato nessuno, se non Allyson che però è impegnata a uccidere il capo ufficio stampa del mensile Sportweek. Non vorrei essere in lui, Allyson è una ragazza adorabile, ma quando si infuria farebbe pentire anche il diavolo.
Accendo il pc, e mi appoggio alla poltrona in pelle. Mi ritrovo un promemoria lampeggiante.
‘Ridare la scarpa a Eve’ Certo come no! Ci mancherebbe solo.
Però in effetti con una scarpa solo non è che ci faccio poi niente, e se gli chiedessi la seconda? Dieci a uno che me la da, la scarpa… Me la lancia, e se riesco a schivare il colpo, avrò cosi un bellissimo paio di scarpe di Ferragamo.  Scuoto la testa, e comincio a lavorare, l’azienda sta cominciando a ingranare proprio ora, e non posso permettermi passi falsi; anche nei confronti del mio Staff che mi ha seguito senza indugio.
Apro Msn, e solo due contatti sono on-line. Clicco su quello di Eve, e so che tanto lo leggerà appena arriva in ufficio, è una delle prime cose che fa accedere a Msn.

“Ho qualcosa che ti appartiene. Ha un tacco da 12, ed è di Ferragamo. Se la vuoi indietro presentanti nella Lunge Room, alle 12 in punto. Non contattare le autorità, e soprattutto niente gatti. Alex.”

Non mi rimane che aspettare, soddisfatto come un vero pirla, chiudo il pc, e prendo in mano la pratica della Calvin Klein.  Amber e Melanie sono stati due angeli, mi hanno fatto prendere l’esclusiva per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2008 e primavera/estate 2009. Un ingaggio da almeno trecentomila dollari a botta. E se tutto va come dico io, ci assicuriamo anche la campagna in Europa con la Settimana di Moda a Milano e Parigi.  E forse riesco a fare avere a Runaway il servizio fotografico esclusivo, e questo mi assicurerebbe praticamente un posto fisso con questa rivista.
“Buongiorno Alex” La voce di Summer mi desta dai miei pensieri. Senza neanche alzare lo sguardo la saluto con un cenno di mano.
“Ciao” Biascico sfogliando velocemente il contratto  di esclusiva.
“Oggi hai una riunione alle tre, con la Runaway” M’informa tranquillamente. “E devi passare a prendere Amber da Victoria Secret, purtroppo non la possono riaccompagnare”. Aggiunge sedendosi davanti a me. Alzo gli occhi, e rimango leggermente esterrefatto. Ha una minigonna a pieghe e una giacca elegante, lunghi stivali fino alle ginocchia di sfotta, che le fasciano le gambe, e una camicetta di seta che lascia poco all’immaginazione.
“Grazie Summer” Lei mi sorride. Si sporge verso di me e si appoggia con i gomiti sulla mia scrivania.
“Posso venire con te alla riunione?” Chiede melliflua, sorridendomi speranzosa.
“No tesoro, un’altra volta magari, oggi è la classica riunione al vertice” Dico un po’ dispiaciuto. Ultimamente sembra che lo faccia apposta a darle buca.
“Uff” Sbuffa sbattendo gli occhini castani.
Un attimo. Stop fermate il mondo. Ci sta provando con me?
Una che ha 23 anni? E potrebbe essere la mia sorellina? Una che ancora pensa che mettersi in mostra totalmente, sia più fruttuoso? Una che ancora non ha capito che la magia del vedo-non vedo è una delle cose che più ci fa impazzire?
“Ora scusami Sum, ma devo proprio finire di controllare questo contratto” Dico tranquillo, tornando a leggere, e sento il rumore dei tacchi allontanarsi sempre più.

“McDowell sei in ritardo di dieci minuti” Mi riprende Eve appena entro nella Lunge Room. La osservo, ha un tailleur in gessato molto bello, la camicia color panna… Regala alla vista quell’effetto vedo-non vedo. Sorrido sprezzante, senza degnarla di un solo sguardo in più.
“Io sono il sequestratore, tu sei la vittima. Io ritardo tu aspetti.” Dico aprendo il frigo, cercando qualcosa da sgranocchiare.
“Si certo, e se tu dici salta, dovrei saltare?” Chiede inarcando il sopracciglio, riferendosi a Full Metal Jacket. Una scena su cui abbiamo discusso un intera serata durante lo scorso convegno.
“Logico” Annuisco mettendo nel forno a microonde una pizzetta.
“Allora che vuoi?” Chiede inarcando un sopracciglio. “Rivoglio la mia scarpa!” Aggiunse subito dopo con tono di sfida.
“Ho in mente una proposta.” Mi siedo di fronte a lei. “Tu ed io, due settimane insieme. Io ti farò conoscere le passioni mie e tu le tue. Cosi capirai che le mie sono migliori” La provoco, non so perché di questa proposta assurda, e sinceramente non voglio indagare, non con lei davanti a me.
“Cosa?” Chiede leggermente spiazzata dalla mia richiesta insolita. “No cioè, puoi spiegarti meglio?”
“Domani che è sabato, so per certo grazie a un uccellino che non hai niente da fare, e quindi fatti trovare pronta per le nove Philips” Dico alzandomi dalla sedia.
“Ma stai scherzando?” Chiede inarcando ancora più il sopracciglio.
“Vuoi ricevere un tacco senza scarpa domani?” Chiedo sprezzante, ghignando.
“Tu provaci e giuro che ti uccido con le mie mani!” Sibila alzandosi e minacciandomi con il dito indice che picchietta sulla mia spalla.

*

“E tu che ci fai in piedi alle otto di sabato mattina?” Mi chiede Mike, alzando lo sguardo da una pila di documenti che tiene sopra la scrivania nello studio.
“Eh, sapessi” Sospiro ancora un po’ assonnato. Ieri sono rimasto fino alle tre con Allyson e Milo a sistemare un disguido con la campagna dei fiori.
“Che cerchi?” Mi chiede Mike incuriosito.
“Il numero del Privet Restourant” Dico cominciando a cercare tra i mille biglietti da visita. La settimana prossima li porto a Summer, almeno glie li faccio sistemare in ordine alfabetico.
Abuso di Potere? Certo! Altrimenti qual è il lato positivo di essere il capo.
“Wow, e chi è la fortunata?” Chiede avvicinandosi a me. E mi sembra di fare un salto nel passato. Dove io e Mike eravamo i più uniti di tutta la famiglia, i soli tre anni che ci separavano avevano rafforzato il nostro legame. Le nostre prime esperienze, le nostre prime cotte e le delusioni. Una spalla su cui appoggiarsi per non cadere.
“Eve” Rispondo tranquillamente.
“Accidenti” Borbotta lui sedendosi sulla poltroncina al mio fianco. “Con te c’è uscita e con me no, me la legherò al dito” Aggiunge ridendo, io mi giro di scatto e lo guardo inarcando il sopracciglio.
“Tranquillo, territorio libero. Non m’interessa, è una bellissima donna, ma ormai è quasi una sorella.” Mette subito in chiaro, alzando le mani in segno di resa, e io sento qualcosa rilassarsi e calmarsi in me. Un qualcosa che non dovrebbe neanche esistere.
“Figurati, per ora è solo…” Comincio a dire trovando il biglietto da visita del ristorante.
“.. solo un uscita tra amici e colleghi di lavoro” Conclude Mike con un ghigno malizioso.
“Muori” Dico uscendo dall’ufficio, per poi risbucare solo con la testa. “Non aspettarmi sveglio!” Scherzo dirigendomi verso la porta, afferro il giacchetto di da moto di Antea e il suo casco, e prima di uscire di casa, do un ultimo sguardo allo specchio. Ho un lupetto di lana nero, i jeans neri e la giacca da motociclista che mi son comprato in Giappone prima di venire qui a New York.

[Hey… Sei un gusto nuovo sai… Sembri docile invece sei,  come io ti farei…]
“Pronto?!” La voce di Eve appare sorpresa al telefono.
“Sono davanti a casa tua. Esci” Dico normalmente.
“Hey! Ma la sai l’ultima? Hanno inventato i campanelli!” Mi risponde ridendo, sento che chiude la zip, sicuramente della borsa.
“Hey! La sai l’ultima? Sono le nove meno un quarto di sabato mattina. Le tue sorelle mi decapitano se suono alla porta!” Rispondo prontamente.
“McDowell dormito male?” Chiede ridendo, sento i passi avvicinarsi alla porta.
“Oh Philips, hai bisogno della banda reale per uscire? L’annunciatore l’hai perso?” Dico spazientito ma ridendo. Sento il click della fine della chiamata, e vedo apparire Eve davanti a me.
“Sei arrivato un quarto d’ora in anticipo. Sii contento che sono pronta” Mi dice tranquillamente. “Giacchetto e casco?” Aggiunge osservando le mie mani.
“Wow Eve! Sei perspicace!” Ribatto dirigendomi verso l’ascensore. “Giro in moto” Aggiungo subito dopo sorridendogli.
“Se volevi un abbraccio, potevi trovare qualcosa di più alternativo” Mi punzecchia lei ridendo.
“Oh si guarda… Hai scoperto il mio sordido obiettivo” Rispondo atono, fissandola con la coda dell’occhio. Ha i capelli legati da un bellissimo fermaglio a forma di farfalla, un maglione a collo alto e lungo fin sopra le ginocchia. I jeans fasciano perfettamente ogni sua curva. Riconosco che è bellissima anche vestita cosi.
“Posso sapere dove andiamo?” Chiede incuriosita una volta che raggiungiamo  il garage.
“Rhode Island” Sorrido tranquillo, ammetto che farsi un viaggio di tre ore in moto, magari sia esagerato. Forze ho alzato troppo il tiro. “Vuoi che prenda la macchina?” Chiedo tranquillo.
“Hey, per chi mi hai presa? La costa on the road? In moto? Mi va più che bene..” Sorride dirigendosi al mio box, che poi è quello affianco al suo.
“Bene Philps, cosi mi piaci, temeraria” La prendo un po’ in giro, alzando la saracinesca del box. Entro dentro e porto fuori la moto.
“Wow una Honda VFR 900” Esclama stupendomi.
“E te come fai a saperlo?” Chiedo credo un po’ allucinato dato che scoppia a ridere.
“Sherlock c’è scritto sulla scocca la laterale” Mi dice infilandosi il giacchetto. “Scherzi a parte, ho frequentato tuo fratello per molti anni, se giri con lui, non puoi non essere appassionata di moto” Aggiunge prendendomi il casco dalle mani.
“Giusto” Salgo in sella, e subito dopo m’infilo il casco, mi imita e nel giro di un minuto partiamo.

 [Se fossi tu a piovere mi bagnerei… Cosi vieni un po’ giu]
Il viaggio sta procedendo bene, non c’è traffico, non per queste strade un po’ più interne. Sento il motore della mia moto ruggire potente, Eve tiene le braccia strette intorno a me, deve essere andata in moto con Mike, alle curve piega alla perfezione, e devo ammettere che sentire come stringe quando accelero non mi dà fastidio. Per niente.
Prendo una svolta a destra, e cominciamo a percorrere una strada leggermente dissestata.
“Ecco la prima tappa, e anche l’unica prima di Rhode Island” Dico una volta che ci siamo sfilati i caschi.
“Wow” Si guarda indietro, un piccolo antro di paradiso nella caotica Est Coast.
“Mistyc Bay”  Dico prendendole la mano, e incamminandoci verso una piccola struttura in marmo bianco. “Questa è una delle insenature più belle al mondo.” Dico aprendo la porta della piccola struttura davanti a noi.
“Mio dio!” Esclama estasiata alzando lo sguardo sopra di noi.  E lo spettacolo che ci si propone davanti agli occhi, mi lascia come ogni volta senza fiato. Sul soffitto sono appese almeno un migliaio di statuette in cristallo, che riflettevano mille luci colorate per tutta la stanza.
“Puoi chiamarmi Alex!” Dico accondiscendente. E per la battuta del secolo ho vinto: un cazzotto sulla spalla e una linguaccia. Sempre meglio dell’ultima volta, che ho vinto  una scarpa tirata dietro.
“Ma è bellissimo! Veramente, sembra quasi magico!” Si guarda intorno, mille lucciole colorale mille riflessi dei colori più disparati.
“Mistyc Bay è anche famosa per questo” Comincio a spiegarle tranquillamente. “L’architetto di questa Cappella, perché all’origine era una cappella, consacrata per matrimoni segreti, stile Las Vegas dei poveri.” Le spiego continuando a girare per la piccola stanza. “È riuscito a creare un gioco di luce con il lucernaio!” Finisco di spiegare, accendendo un cero, ometto il fatto che questo era il luogo preferito di Frederick. Ogni volta che entrava qui dentro, era come se riuscisse a ritrovare un briciolo di lucidità.
“Qualcosa non và?” Mi chiede Eve, avvicinandosi a me. Scuoto la testa.
“Andiamo, ci aspetta un magnifico pranzo” Dico sorridendo.
“McDowell, hai intenzione di farmi ingrassare? Dal convegno che ogni tanto mi porti a pranzo o cena fuori…” Ride divertita.
“Philps non ti si può nascondere niente eh!” Dico ironico riuscendo dalla cappella.

L’ultimo pezzo di tragitto è stato ancora meglio dei precedenti, l’auto-strada completamente libera, dove ho potuto portare la moto ad un’alta velocità, stando sempre attento, consapevole che non ero solo. Arriviamo davanti a un enorme parcheggio, posiziono la moto poco lontano dall’entrata.
“Cook-Bill?” Chiede inarcando il sopracciglio Eve, in effetti da fuori non sembra per niente quello che è in realtà: il locale più innovativo e spettacolare del mondo.
“Tranquilla, sono sicuro che ti piacerà!” Dico prendendola a braccetto, e facendola entrare.
L’atrio è grande e un po’ anonimo, subito una cameriera graziosa ci fa strada, la sala principale, quella che viene usata soprattutto per serate di ‘gala’. Andiamo a destra, verso una delle mie stanze preferite. “Pulp Fiction Room” è quello che si legge nella targhetta sopra la porta. E quello che ci accoglie mi fa sorridere come ogni volta, due camerieri un maschio e una femmina, che ci danno rispettivamente due parrucche, per poi scostare delle pesanti tende bordeaux, e veniamo catapultati nel Pub a Tema anni 50, del film.
Un vero e proprio spettacolo.
“Allora, ti piace?” Chiedo incuriosito, magari Tarantino lo odia.
“Sei riuscito a scegliere l’unico suo film che veramente adoro!” Sorride sedendosi, e cercando di sistemarsi la parrucca dopo aver legato i capelli.  Mora è divinamente bella. Anche se preferisco i suoi capelli a cespuglio, invece che questo baschetto qui. Rido per la mia malignità, e mi becco uno sguardo omicida da parte della mia dama.
Che mi abbia letto nel pensiero?
Meglio non indagare.
“Ma te, posti normali, li conosci?” Chiede divertita leggendo il menu.
“Oh, ma siamo sempre normali, ogni tanto bisogna staccare no?” Dico sistemando meglio la mia di parrucca.

“No” Scuote la testa categoricamente.
“Si” Dico io guardandola in tralice. “Andiamo” Mi alzo e le prendo una mano. Con un’alzata di occhi al cielo, e uno sbuffo sonoro mi ritrovo con Eve al centro della pista da ballo.
“Sappi che ti odio McDowell!” Dice posizionandosi a qualche passo da me.
“Anche io Philips, non temere!” Le faccio l’occhiolino, e sorrido quando sento le prime note di ‘You Never Can Tell’.
Vedo Eve imitare alla perfezione Mia, il ballo lo conosce alla perfezione, questa donna è una continua sorpresa. Io non sono da meno, balliamo per tutta la canzone ridendo come matti.
“Mia, è stata fantastica!” Dico alla fine della danza, prendendole una mano e baciandola con riverenza.
“Vincent, non siete stato da meno” Fa un lieve inchino e torniamo a sederci al tavolo, dove due mega gelati ci stavano attenendo.
“Non conoscevo l’esistenza di questo locale” Ammette eve guardandosi intorno.
“Ha aperto due anni fa, ho curato la campagna pubblicitaria di apertura, c’erano quasi i cast completi di ogni film, ho conosciuto anche Tarantino, è matto come lo si vede in televisione.”
Dico tranquillo, non per vantarmi. Con Eve ho la possibilità di parlare del mio lavoro e delle conoscenze, senza vedere ciglia sbattute e sospiri sognanti. Infondo sia nel mio campo, ma soprattutto nel suo i cosi detti ‘Vip’ sono all’ordine del giorno.
“C’era anche la Thurman?” Chiede incuriosita.
“Si ma non l’ho avvicinata, era sommersa da gente adorante” Sorrido.
“Immagino…” Sospira lei, assaggiando il gelato.

“Domani mattina mi aspetta una stupida conferenza” Sospiro io, non appena le porte dell’ascensore si aprono.
“Ti lamenti te? Io devo incontrare le quattro dell’Ave Maria, hanno cominciato a fare storie, per via del servizio con lo sfondo urbano”
“Oddio, credo che Nigel impazzirà” Dico accompagnandola fino alla porta, infilo le mani in tasca, e guardo a terra.
“No credo che le ucciderà” Mi risponde girando la chiave nella serratura.
“Ok, ricordati che da oggi abbiamo un patto di due settimane Philips” Dico facendo dietro front, e entrando di filato nell’ascensore.
“Farò di tutto per riavere la mia scarpa” La sento ridere poco prima che le porte si chiudano.

*

- Subito dopo la Festa di Halloween -

[Mi piaci sai…Perché sai farmi dire…Hey io, io ti penserò…]
Sono distrutto, una giornata estenuante. Un po’ troppo. Quel bacio mi ha messo al tappeto. Un KO tecnico. Credo di aver sentito le famose farfalle nello stomaco, e noi uomini al massimo sentiamo altri generi di formicolii. Non di certo uno stomaco chiuso e un battito di cuore mancato. E poi che diamine, era uno stupidissimo bacio. Solo un bacio.
Rientro a casa cercando di non fare rumore, non so chi ci sia, ma in casa McDowell non siamo molto amichevoli se svegliati in piena notte. Soprattutto Antea, ha un viso d’angelo ma se la svegli fuori orario o con maniere sbagliate, c’è caso che ti uccide seduta stante.
Vedo la luce accesa in sala, sicuramente è Mike, magari ha qualche svolta con Keira da dirmi, ultimamente è molto preso da quella ragazza.
“Buona sera!” Dico sorridente entrando in salone.
“Ti devo parlare ti aspetto qui!” Mi dice con un volto funereo, quasi non mi prende un colpo secco, ha gli occhi arrossati, ed è teso come una corda di violino.
“Arrivo subito!” Dico dirigendomi come una scheggia in camera mia, il tempo di sciacquarmi il viso, e mettermi una tutta, e sono di nuovo in sala. Mio fratello sembra una statua di sale. Mi siedo sul divano e prendo un bicchiere di Scotch. Lo ha preparato con il ghiaccio, ora si che posso dire di essere molto preoccupato.
“Antea ha lasciato Jake. Nel peggiore dei modi hanno rotto, lui prende il primo volo per Londra.” Dice secco, senza girarci intorno. Sento come qualcosa rompersi dentro di me, non so perché. Fino a qualche minuto fa questa sarebbe stata la mia serata più entusiasmante della mia vita, quella da ricordare anche tra mille anni, e ora mi sento morire.
Con Antea non ho un bel rapporto, mi odia, ma non per questo non ci sto male, rimane sempre la mia sorellina.
“Parla, ti ascolto” Dico appoggiandomi al divano, e cercando di rilassarmi.
“È successo…” Mi racconta tutto, mi dice del secondo abito di Antea, ovvero quello Sexy, Mike ha riconosciuto che l’abito era un po’ eccessivo, ma sapeva che Antea stava solo scherzando, che voleva essere libera di osare almeno una volta. Non è mai stata particolarmente provocante nostra sorella, non amava mettersi in mostra, ha imparato a farlo un po’ alla volta, e sta sera era un semplice gioco. Mi ha riferito le parole dure di Jake, e quelle di Keira. Mike sta soffrendo moltissimo, conoscendolo avrebbe lasciato in tronco Keira, Antea è sacra soprattutto per me e per lui. Ma ci tiene a quella ragazza, lo ha stregato presumo.
“Mike, ti dirò solo una cosa, che tu già saprai. Per me Keira non esisterà. Non ostacolerò il vostro rapporto, ma per quanto Antea ha sbagliato come l’hanno trattata è una viltà, non solo in pubblico ma anche parole pesanti sono volate. Per me non esiste quella ragazza, e fidati è meglio che la ignoro, perché ti giuro la stenderei con un destro…” Dico lapidario, so che gli sto facendo male, ma hanno esagerato entrambi. Jake e Keira per me non esisteranno più.
“Ti capisco Alex…”  È tormentato, si sta trattenendo da non so che cosa.
“Mike.” Lo chiamo serio, guardandolo dritto negli occhi. “Vivi la tua storia con Keira, lo vedo come ti ha preso, Antea è forte, vedrai che starà bene. Le staremo vicino.”
“Si” Dice semplicemente. Spero solo che Keira si comporti perfettamente con lui, altrimenti le renderò la vita impossibile. “Ma di un po’…” Si sistema meglio sulla poltrona. “Perché quando sei entrato avevi un sorriso ebete?” Domanda malizioso, ok calma.
Ma non si doveva parlare di Antea?
“Hey! Il sorriso ebete ce l’avrai avuto te!” Dico subito sbuffando sonoramente, per poi scoppiare a ridere. “Al diavolo, mi ha baciato Eve!”
Avete presente il classico stereotipo di secchione Americano? Quello che è un topo da biblioteca e un mago degli scacchi? Esattamente lui! Piccoletto, occhiali spessi e camicia a quadri rubata al corredo di tovaglie della propria madre. Ora immaginate quel secchione, che al ballo di fine anno, quando è ancora su quella panca all’angolo, la Reginetta del Ballo lo baci. Mi sono sentito cosi. Fortunato e graziato. Insomma un vero proprio idiota. Riconosco che sono un bel uomo, conscio del mio potenziale, se solo lo volessi avrei la fila dietro casa, non mi fingo ipocrita. Ma questo dannato bacio, mi ha messo sottosopra. Ha come ribaltato un po’ il mio punto di vita.
“Cavolo, finalmente!” Esclama solare Mike, sembra aver ritrovato un po’ di buon umore.
“Mi ha baciato, ed è stato così…” Neanche finisco la frase, sprofondo nel divano ridacchiando. Mike mi sta prendendo in giro. Ma sarà sempre peggio, anche perché ho intenzione di conquistarla. Lei è quella giusta, quella dello stomaco chiuso, della confusione e della gelosia. Quella che mi sa tener testa, che è bella tanto quanto intelligente.
“Dio mio Alex, sembri tornato un ragazzino!” Gongola Mike, ora so che non la finirà mai di prendermi in giro. “Ma che dico, non lo sei mai stato! Eri il Re della scuola, il Quoterback invidiato e ammirato, sei sempre stato quello che ha sempre e dico sempre avuto la ragazza più carina..” Aggiunge dopo con un sorriso complice.
“Ed Eve è la più bella donna” Mi sfugge questa frase, cosi natura e vera.
“Ahia, qui prevedo una cotta indicibile! Per fortuna che non la sopportavi!”
“No calma. Non possono essere così infantile!” Mi rimetto a sedere un po’ agitato. “E poi è stato un solo bacio, per quanto mi è stato possibile conoscerla, non è una frivola, ma infondo il bacio ha il peso di una piuma…” Dico leggermente teso.
“O anche lo spessore di un pugno chiuso nello stomaco…” Aggiunge serafico.
Cazzo quanto ha ragione. Sto completamente nel pallone.
“Da quando sciorini queste perle di saggezza?” Borbotto sulla difensiva.
“Da quando tu mi hai appena fatto capire che sei innamorato cotto, della donna che fino a due mesi fa dicevi di detestare!” Ricomincia a ghignare. Ma è possibile?
“Calma, è stato un bacio, siamo seri” Dico cercando di riportare me e mio fratello nella realtà.
“Si certo” Annuisce convinto. “Certissimo!” Aggiunge scoppiando a ridere, proprio non ce la fa.
“Ah sei impossibile Mike!” Dico spazientito alzandomi. Sono stanco morto, domandi è il compleanno di Antea, e devo fare il possibile per farlo andare bene.
“Ah aspetta Alex!” Si alza anche lui. “Fai un passo falso con Eve, comportati da stronzo come il tuo solito, e giuro che te ne pentirai!” Mi dice serio, dileguandosi in camera sua, lasciando me un povero idiota interdetto da questa minaccia.
Facendo un rapido calcolo, nell’arco di questa serata mi sono dato dell’idiota almeno venti volte. Non và assolutamente bene. Che tu sia maledetta, incantevole donna.
[Te e i tuoi gatti.]

Alexander Christian McDowell

lavoro, eve
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mercoledì, 24 ottobre 2007, 15:11

C'Est la Vie

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta...

Me ne torno a letto con un diavolo per capello. Non sono Omofobico, anzi, ho molti amici gay, e sono tutti adorabili. Logicamente in senso platonico. Ma non sopporto i travestiti. Contro natura,  contro la pubblica decenza. Non mi piacciono, per quanto Eve questo non può saperlo, questa sua vendetta è stata un colpo basso. Molto basso.
Mi stendo a letto cercando di non pensare a quell’orribile visione notturna.
Non appena riesco a prendere sonno, all’alba delle tre e venti, sento la serratura della camera scattare, mi metto a sedere sul letto, consapevole che se è di nuovo il tizio di prima, ci scappa il morto stasera. Ma non appena noto una ciocca di capelli rossi, il mio corpo reagisce automaticamente, apro la porta scorrevole della finestra, al richiudo al mio passaggio, e mi ritrovo nella stanza di Eve, lei è girata di spalle, rannicchiata su se stessa, ha una canottierina celeste, e dei pantaloncini corti, una parte di me protesta con veemenza, speravo che dormisse con quell’adorabile completino celeste.
“Eve” Mi siedo sul letto, e le poggio delicatamente la mano sulla spalla. “Eve svegliati” Dico leggermente più forte. “Eve dai..”
“Ma che c’è..” Mormora ancora assonnata mentre si gira, ha i capelli arruffati, e struccata rende ancora meglio. “Alex?” Chiede allarmata mettendosi a sedere, e automaticamente tirando su le coperte.
“La tua amica, quando mi ha detto che aveva la chiave generale dell’Albergo non mentiva!” Sibilo avvicinandomi al suo volto, come se potesse sentirmi dall’altra parte della stanza.
“Eh? Cosa? Ma che ore sono?” Chiede passandosi una mano sul viso, e guardandosi in giro confusa.
“Sono le tre e quaranta..” Sbuffo sonoramente. “E Madelene  è appena entrata nella mia camera”
“Cosa?” Stà per scoppiare a ridere quando le poso una mano sulla bocca e una dietro la nuca, per non farle fare rumore.
“Shhhh” Dico stizzito “Se quella sente che ci sono rumori, viene qui a controllare, e mi tocca scappare di terrazzo in terrazzo”  Scuoto la testa lasciando andare la testa di Eve, che annuisce mordendosi il labbro inferiore, sta facendo un enorme sforzo per non scoppiare a ridere.
“Io con te non ci dormo, quindi prendi gli attributi che non hai, e affrontala!” Dice categorica scoccandomi un occhiataccia intimidatoria.
“Dolcezza cosa ti fa credere che io voglia dormire con te e con i tuoi gatti?” Rispondo sibillino affacciandomi alla finestra, notando con sollievo che la rossa stà uscendo dalla mia stanza. Dio, o Dei, o chiunque ci sia lassù. Grazie.
“Mi vuoi spiegare cosa è questa storia dei gatti?” Sbuffa spazientita.
“Un’altra volta Baby, ora buonanotte e sogni d’oro” Le mando un bacio con la mano, e me ne torno nella mia camera da letto.

Mi stendo l’ennesima volta sul letto, non riesco a prendere sonno, ormai s’è perso alla seconda incursione notturna non desiderata. Mi alzo e prendo il portatile, esco nella terrazza, davanti a me la vista magnifica dell’oceano, lo accendo pregando di non svegliare nessuno con l’’irritante musichetta d’accensione.
Comincio a stilare i vari rapporti, sono 6 mesi che ho aperto l’agenzia pubblicitaria, e devo dire che nonostante i primi due mesi siano stati fiacchi, ora le cose cominciano ad andare bene. Scarico la posta, come al solito oltre alle mille mail di pubblicità ce ne è qualcuna d’interessante.

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From: AllysonShine@hotmail.com
To: LovelyBoy@hotmail.com
Subject: Come va alla conferenza?
Date:  19 Sept 2007 -  20:56:44

Sono sicura che controllerai anche questo indirizzo di posta. Ragazzo Adorabile. Dio non potevi scegliere mail più ingannevole. Te adorabile? Magari quando dormi.
Allora la brunetta che è con te? Ti ha già fatto perdere la testa, o devo dirtelo io?
Qui va tutto bene, la campagna con l’Adidas va più che bene, ieri Mylo ha conosciuto Snoop Dog, che è il testimonial di diamante, era contento come un bambino alla notte di natale.
Summer voleva venire con te alla conferenza, in veste di amante e non di segretaria. Alex che gli fai tu alle donne? Mi raccomando non fare il solito stronzo, si stronzo hai letto bene, è l’aggettivo che più ti si addice.

Ps:  Dane si è fatto biondo ossigenato. Ti allego una foto. Mi raccomando mandagli un messaggio, e digli che sta bene. Non prenderlo in giro. Altrimenti la Campagna dei fiori è spacciata. Alex. Non essere te stesso, mi raccomando.

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From:  LovelyBoy@hotmail.com
To: AllysonShine@hotmail.com
Subject: Sai che sei incredibilmente meschina?
Date:  20 Sept 2007 -  04:56:44

No dico io, con che coraggio dai dello stronzo, al tuo capo? Al sommo dio del tuo universo lavorativo? Eh? Eh?
Allyson, mi deludi cosi, dovresti osannarmi e stendermi il tappeto rosso. Ok, lo ammetto Eve è una donna attraente, con carattere e bacia decisamente bene. Ma è l’amante dei gatti, me la vedo troppo bene tra venti anni circondata da 17 gatti. Te no?
Non ho perso la testa, diciamo che è la prima donna interessante che incontro da quando mi sono lasciato con Valeria, quell’italiana un po’ matta.
Oh ma perché mai ne stò discutendo con te, MEGERA!
Mandato un sms a Dane, ha risposto “Grazie Lillà”. Spero che la campagna dei fiori non lo conduca all’ultimo stadio della pazzia. Povero uomo.
Ci vediamo lunedì, goditi queste 48 ore senza di me, che quando torno ti faccio scontare lo stronzo.
Si si, hai letto bene Baby. Preparati a una sessione di straordinari con il sottoscritto.

Con Affetto.
Il sommo dio del tuo universo.

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Continuo a lavorare senza sosta, solo per la brocca di caffè che alle sei mi portano in camera. Mi sono reso conto che con le varie pratiche sono indietro, e se continuo cosi mi toccherà realmente fare mille straordinari.  Tiro fuori dalla valigetta una pila di documenti, che devo controllare e firmare.  Grazie a dio Allyson è stata fantastica, mi ha sistemato tutto in ordine d’importanza e di scadenza. Senza quella donna sarei morto.
Mi passo una mano sul collo che comincia a farmi male, chiudo per un secondo gli occhi, e comincio a sentire la stanchezza di una notte completamente in bianco.
“Hai passato la notte in bianco?” la voce di Eve mi sorprende, riapro gli occhi e me la ritrovo davanti avvolta da una vestaglia non molto leggera.
“Ho perso il sonno e mi sono portato avanti con il lavoro” rispondo crocchiando l’osso del collo lentamente.
“Quindi questo sarebbe il tuo aspetto dopo aver passato una notte insonne a lavorare?” Mi chiede stupita, mi specchio sulla superficie lucida della brocca di caffè, e noto con piacere che non sono più di tanto scomposto.
“Evidentemente” Faccio le spallucce scollegando il portatile.
“Vi odio a vuoi uomini” Sibila lei contrariata, sedendosi sulla sedia davanti alla mia. Porta le gambe piegate al petto, e le cinge con le braccia. La osservo per qualche secondo, nonostante i capelli leggermente in disordine non è per niente male, appena sveglia. Ma non avrà mai questa soddisfazione da me. Neanche  tra cento anni.
“Certo te non saresti male, se non fosse che i tuoi capelli assomigliano a quelli di maga magò!” Commento tranquillamente girando il cucchiaino nella tazza di caffè.
“Sempre molto gentile McDowell” Celia lei scoccandomi un occhiata assassina.
“Sempre” Annuisco sorridendo. “Oggi ci aspetta una bella giornata sai?” Dico afferrando il depliant della fiera. “Però dalle sei alle otto abbiamo due ore libere, e se mi concedi la tua presenza, vorrei portati in un posto che sono sicuro ti piacerà da morire”
Lei non risponde subito, sicuramente sta valutando l’offerta, o semplicemente calcolando quante possibilità ci siano perchè io la faccia fuori. “Non ti voglio uccidere, diremmo ad Elizabeth che usciamo insieme, e che se torno da solo può denunciarmi per omicidio” Dico tranquillamente, finendo di bere il caffè.
“Oh ma non stavo valutando quello, stavo pensando a dove occultare il tuo di cadavere” Sorride sibillina fregandomi il depliant della conferenza.
“Ah ah” Annuisco serio “Spiritosa”
“Quanto te McDowell, quanto te…” Risponde annuendo, e chiudendo gli occhi a fessura.

*

“Eve facciamo tardi!” Dico uscendo dalla doccia con addosso solo il boxer, e un asciugamano che mi passo tra i capelli.
“Guarda che io sono pro…” Si blocca non appena si rende conto che sono praticamente mezzo nudo.
“Scusa”Aggiunge subito dopo abbassando lo sguardo.
“Non ti preoccupare” Faccio le spallucce, e mi giro per prendere i pantaloni, mi è sembrato che alzasse gli occhi per sbirciare, ma potrei sbagliarmi, dannazione ai suoi capelli lunghi. Finisco di vestirmi in cinque minuti, e lascio i capelli come sono mezzi umidi e spettinati. Non ho voglia di sistemarmeli, poi tanto dopo me li dovrei ribagnare.
“Alla buon ora! E poi dicono a noi donne che siamo vanesie!” Mi dice fintamente scocciata, mentre usciamo dalla stanza.
Arriviamo nella sala conferenze del ‘Re Sole’. Cominciamo a fare i saluti di rito, sempre le solite facce, riesco a intravedere la rossa amica di Eve, quella degli attentati notturni. Mi si gela il sangue nelle vene, e riesco a prendere per la vita Eve e dirigersi in due posti liberi, gli unici due. Ci sediamo velocemente, e prima che la mia compagna possa aprire bocca le spiego che il polipo rosso mi aveva avvistato.
“Ma si può sapere che ti ha fatto di male?” Infierisce lei divertita.
“Eve, per favore..” La supplico di non continuare in questa linea. Sono sicuro che d’ora in poi odierò ogni donna dai capelli rossi. Rimarrò traumatizzato da questa esperienza. Ne sono certo.
“ Alex, mi preoccupi!” Esclama allarmata, portandosi una mano alla bocca. “Te il latin-lover della compagnia, che sfugge a una procace donna dalla vermiglia chioma!”
“Devo ridere?” Chiedo inarcando il sopracciglio.
“Io fossi in te piangerei… Ma sono punti di vista!” E con fare comprensivo mi batte due pacche sulla spalla. Se non fosse che mi stà salvando dalla piovra, mi sarei già alzato mandandola a quel paese circa cinque volte. Ma appena arriva il salame ammuffito, la getto tra le sue braccia, e voglio vedere come se lo scolla quel vecchio maniaco.
Oh me la deve pagare anche per il travestito. Non sia mai che Alexander Christian Mcdowell si lasci sfuggire una vendetta. E dato che è un piatto va servito freddo, aspetterò il nostro rientro a NY.
“Gli amici tuoi, quelli gay, di ieri…” Li cerco con lo sguardo, ma non li trovo.
“Non ci sono oggi, vengono domani alla festa di chiusura conferenza! Non ci sono nemmeno al seminario del dopo cena” Mi precede nella risposta, senza che io gli abbia fatto la domanda. Sono queste cose che mi fanno pensare a volte. Se non fosse cosi maniacalmente attaccata al suo futuro con venti gatti, sarebbe una ragazza adorabile. Senz’altro molto affascinante, ma è di un’acidità a volte, che fa quasi impressione.


*

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tener viva in noi qualche piccola follia.
Marcel Proust

“Mi spieghi dove stiamo andando?” Chiede Eve non appena saliamo sulla macchina noleggiala all’albergo. Una Camaro vecchio stampo, blu metallizzata. Sorrido senza risponderle, e la sento sbuffare sonoramente, picchiettando le lunghe unghia sul vetro del finestrino.
“Dai è una sorpresa!” Gongolo io divertito, per farla rimanere sulle spine.  Mi manca un po’ la moto, quando sei abituato a sentire la velocità sulla pelle, la macchina per quanto bella sia, ti costringe a non spiegare le ali prendere il volo. Letteralmente parlando. Anche perché se solo provo ad accelerare più di tanto con questa vettura, mi ritrovo stile Flinstones a guidare con i piedi. È un auto del dopo guerra più o meno, credo che un blindato militare possa andare più veloce.
“Mi spaventi!” Commenta tranquilla Eve guardando fuori dal finestrino. “Per fortuna sanno che siamo usciti insieme, parecchie persone, quindi se uno torna senza l’altro, verrà sospettato di omicidio” Commenta divertita riferendosi alla discussione di questa mattina.
Nel giro di mezz’ora arriviamo all’osservatorio universitario di Miami. Qui osservano e allevano i delfini, fanno delle ricerche non invasive per poter prevenire delle malformazioni congenite, che altrimenti non si potrebbero curare.
Conosco il proprietario, ho fatto per lui la campagna pubblicitaria del 2002/2003.  Quando l’ho chiamato per questo favore, mi è stato ancora riconoscente. Alla fine mettere se stessi nel proprio lavoro ripaga no?
“Alex, mi hai portato in un Campus Universitario?” Chiede Eve inarcando il sopracciglio. “Non ti sembra di essere un po’ cresciuto?” Aggiunge ghignando, io non parlo, e le faccio cenno di seguirmi, la sento sbuffare prima che muova i primi passi. Entriamo nell’atrio, e la conduco ai piani inferiori dove tengono le vasche di acqua salata per i delfini.
“Alex” La voce squillante di un ragazzo ci accoglie non appena entriamo nella sala.
“Jason!” Lo saluto con una forte stretta di mano.
“Come stai carissimo?” Mi chiede sorridente, per poi girarsi verso Eve e farli un inchino.
“Jason ti presento Eve Philips”
“Eve questo è Jason Stiles”  Si stringono la mano reciprocamente, e si sorridono. Noto che Jason non stacca gli occhi di dosso a Eve, non lo biasimo, è una donna che fa il suo effetto.

“Guarda che se vuoi annegarmi, la muta da sub, non serve mica!” Dice raggiungendomi nella saletta, mi giro e devo dire che i miei occhi stanno cantando cori angelici.  È davvero una donna bellissima, la preferisco con il completo azzurro intimo, ma anche cosi non è male.
“A te ogni tonalità del blu e del celeste stà bene” Dico semplicemente, scendendo dal tavolo su cui ero seduto. Lei abbassa lo sguardo e sorride. Anche questo mi colpisce, non è come le altre, non si vanta e non ostenta la sua bellezza che stenderebbe chiunque.
“Allora, mi anneghi o hai deciso di farmi provare un abbigliamento inconsueto?” Rompe il silenzio di pensieri che era calato tra noi.
“Dai andiamo” La prendo per mano, e comincio a correre giu per il lungo corridoio, che ci porta alle vasche dei delfini. La sento protestare ridendo, soprattutto quando ho evitato per un pelo lo schianto contro un armadio.
“Eccoci!” Esclamo una volta aperta la porta scorrevole della sala delle vasche. C’è un riflesso azzurro su tutto il soffitto, e sulle pareti, merito dei faretti che riflettono la luce delle piscine. Devo dire che come atmosfera è più che perfetta.
“Wow” Esclama girandosi intorno, è sorridente, allora avevo capito bene che gli piacessero i delfini. L’avevo sentita parlare con Aly di una vacanza con non so quale visita all’acquario mancata. “I delfini..” Mormora avvicinandosi a una delle vasche, e si inchina allungando la mano verso un musetto grigio che è sbucato subito fuori dall’acqua. Lo accarezza e sembra essere totalmente presa da questa situazione.
“Abbiamo tutto il tempo del mondo” Dico sedendomi vicino a lei, però metto le gambe nell’acqua.
“Questa si che è una sorpresa!” Sorride dolcemente mettendosi al mio fianco.
“Che scherzi? Una volta annegata, lego il tuo corpo a Flipper, e ti faccio trascinare in mare aperto..”
“Flipper?” Chiede inarcando un sopracciglio. “Bella fantasia Mcdowell!” Mi dà una live spinta sul braccio. Io senza neanche pensarci due volte, mi giro, la prendo su stile principessa e la butto in acqua. Non appena torna su, anche i 5 delfini sulla vasca con noi festeggiano.
“Alex!” Urla portandosi all’indietro i capelli con entrambe le mani.
“Eve!” La prendo in giro, buttandomi anche io dentro la piscina.
“E se non sapevo nuotare?” Chiede schizzandomi con l’acqua.
“Voleva dire che non ero incriminato d’omicidio se annegavi..” Mi avvicino a uno dei delfini, e gli accarezzo dolcemente il muso, ed ecco che emette quella specie di suono gutturale di felicità, e muovendo le pinne laterali schizza Eve.
“Ah sei il solito impossibile! Flipper!” Scrolla la testa e ride.
“Vuoi vedere una cosa?” chiedo ignorando la sua frase.
“Si certo, implica la mia morte imminente?” Mi risponde a tono, portandosi le braccia al petto.
“No non per ora..” Faccio le spallucce e mi separo dal Delfino. “Flipper!” Lo chiamo, sapendo benissimo che non è il suo nome, ma per me ogni delfino è un Flipper. E poi dicono che la televisione rovina.. Tsè!
Batto le mani due volte fuori dall’acqua, poi con la destra alzata a mezz’aria faccio tre giri completi, e alla fine dell’ultimo giro il delfino si alza sulle pinne, e fa tre giri su se stesso.
“Ma come  hai fatto!” Esclama Eve piacevolmente stupita.
“Oh trucchi del mestiere, ogni volta che vengo a Miami passo qui” Sorrido. “Ora avvicinati a quella Delfina..” E le indico la delfina al suo fianco.
“Come fai a sapere che è una femmina?” Chiede incuriosita.
“La pinna superiore è più piccola, e il muso è più allungato” Rispondo tranquillamente. “Accarezzagli il muso, e poi il dorso, quando vedi che si accosta a te, tieni la presa ben salda sulla pinna, e fai un bel respiro!”
Fa tutto come gli è stato detto, e dopo qualche secondo la Delfina parte, e porta con se Eve, fanno un giro della vasca completo, e tornano qui. Non appena si ferma, Eve ci mette qualche secondo per riprendere fiato, e mi sorride.
“Bellissimo!” Esclama felice, continuando accarezzare l’animale.
“Vero? Sembra di volare sott’acqua, è una sensazione che ti ricorderai a vita!”
Amo la tranquillità, amo questo luogo qui. Credo che a Miami sia il mio posto preferito.

“Ops!” Dico uscendo dallo spogliatoio.  Osservo l’ora, e diciamo che l’ora di cena è passata da un pezzo.
“Ma quanto siamo stati nella vasca?!” Chiede Eve inarcando il sopracciglio.
“A Quanto pare troppo!” Rido grattandomi la testa. “Circa tre ore e tre quarti.. Sono le nove meno dieci..” Sbuffo sentendo il mio stomaco urlare vendetta.
“Ho fame!” Esclama tranquillamente, guardandosi intorno.
“Mi hai letto nel pensiero, ormai il buffet con le vecchie cariatidi è finito, ma so io dove portarti!” Dico prendendola l’ennesima volta per la mano, e trascinandola verso la macchina, non si lamenta neanche un po’, ha capito che è perfettamente inutile. So dove portarla, essendo in un abbigliamento non molto casual, faccio le cose in grande. Cosi non potrà mai dire che l’ho trattata male. Saliamo in macchina e prendo la tangenziale ovest, e dopo tre svolte arriviamo nella vecchia Miami, quella del canale maggiore.
“Ancora con la storia dell’annegamento?” Scherza divertita, scendendo dalla macchina. Ha un lungo vestito color perla, che mette in risalto la pelle abbronzata, ha un bracciale in caucciù e madreperla al polso, un regalo sicuramente delle sorelle.

Possibili Spasimanti?
Magari un veterinario, per i suoi gatti.
Sinceramente mi dà fastidio pensare che abbia degli spasimanti.
Non so perché. Non che ci voglia provare, non proprio, almeno un po’ ma non seriamente…

“Non proprio.” Le metto una mano dietro la schiena, per accompagnarla nel vicolo laterale della Piazza, è una bellissima zona, illuminata e tranquilla.
“Anima e Core” Legge con una pronuncia italiana perfetta, mi giro a fissarla stupito.
“I miei sono in Italia, qualche parola la so” Mi fa l’occhiolino, ed entra sorridendo.
Sono riuscito a far prenotare da Jason un bel posto, è sulla terrazza coperta, che dà sul Canale Maggiore.
“Sei una donna dalle mille sorprese” Dico divertito, facendola accomodare seduta di fronte a me.
“E lo scopri solo adesso? Mi deludi McDowell, con il tuo spirito d’osservazione ti facevo più sagace!” Commenta fingendosi altezzosa, sfogliando il menù.
“Oh lo sono non ti preoccupare” Annuisco fingendomi offeso.
Dopo trenta secondi scoppiamo entrambi a ridere, stare con Eve è come tornare alle superiori. Non facciamo altro che prenderci in giro, e soprattutto non è cosi male, oddio non voglio allargarmi, ma potrei dire con tranquillità che è quasi sopportabile. Quasi. I 17 gatti attendono sempre dietro l’angolo. Sono inquietanti quelle bestiole.

Alexander Christian McDowell

lavoro, conferenze, eve
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giovedì, 04 ottobre 2007, 20:46

La Conferenza... Help Me!

“Summer Dupree?” Chiedo alla ragazza seduta davanti al mio ufficio. Mini Tailleur, capelli liberi fino a metà schiena, e occhialetti sicuramente non da vista.
“Si sono io, lei è il Signor McDowell, vero?”Dice con fare sicuro porgendomi la mano. Io la stringo e annuisco sorridendo.
“Accomodati, posso darti del tu?” Chiedo più per retoricità che per altro.
“Certo, devi darmi del tu!” Conviene con me.
“Allora Summer, ho letto il tuo curriculum, notevole, molto!”
“Grazie” Sorride raggiante.
“Allora, te saprai bene, che nell’eventualità che tu venga presa nello staff, esisterà il lavoro prima di tutto?” Dico diretto, inutile fare lunghi giri di parole.
“Orari stressanti, giorni liberi solo per sentito dire, sempre reperibile, neanche fossi un cardio-chirurgo, e i clienti prima di tutto!” Dice semplicemente.
“Vedi che hai ben chiara l’ottica del tuo futuro lavoro!” Sospiro serafico ma divertito.
“Davvero?” Mi domanda stupita.
“Benvenuta a bordo Summer!” Annuisco sorridente.
“Oh grazie! Non te ne pentirai!” Cinguetta felice. Ecco quello che ci vuole, entusiasmo, gioia e brio.
Mi ricorda tanto me i primi tempi, se non fosse per la 3° di seno abbondante e il sedere a mandolino, e certamente per i capelli lunghi fino a metà schiena.
“Vai da Donovan, lui ti spiegherà tutto, è il grande capo oltre me!” La ragazza annuisce sempre sorridente, ed esce.
Io mi rilasso sulla poltrona, sono sempre più convinto che questa Summer sarà un ottimo acquisto, e poi è bello avere persone sorridenti e spigliate in giro per l’ufficio.
“È permesso?” sento una voce fin troppo familiare.
Come non detto.
Due smeraldi lucenti mi fissano cupi e seri.
“Avanti!” Dico con la vitalità di un moscerino in coma.
“McDowell..” Mi dice entrando ma io alzo la mano e le faccio cenno d’interrompersi.
“Alex” Aggiungo semplicemente. Sul suo volto appare un sorriso, di circostanza, ma sempre sorriso è. Sempre meglio di niente.
“Va bene..” Annuisce. “Alex” Marca bene il nome come se le fosse indigesto. Anche lei sicuramente deve essere un ottima amica di Antea, le cose vanno di bene in meglio.
“Dimmi” Della mia vasta gamma di sorrisi, ho deciso di sfoggiare quello che mi riesce meglio: l’arrogante divertito.
Scuote la testa, evidentemente ha appeso una mia foto nella sua mente, e ci stà giocando a freccette.
“Questo fine settimana hai impegni?” Perché ho come l’impressione che sia una domanda retorica?
“Dipende, vogliamo fuggire a Las Vegas?” Sfoggio un altro sorriso della mia gamma, quello malizioso.
Lei alza gli occhi al cielo, e scuote la testa impercettibilmente.
“Ti propongo di meglio!” Si ricompone e mi fissa con aria di sfida.
“Sentiamo..” La sollecito avvicinandomi alla scrivania con la sedia.
“Miami , Luxuria High Hotel” Mette le mani avanti come per dirmi di non fare commenti. “Sabato e Domenica, Convection di non so quale ditta!” Finisce di dire velocemente.
Evito i commenti sul nome del luogo, sarebbero scontati e banali, e io sono tutto fuorché scontato e banale.
“Posso rifiutare?” Chiedo con la vana speranza, molto vana e poco speranza.
“Direi proprio di no” E mi rivolge un sorriso che oserei definire sadico.
“Allora accetto” Dico abbattuto, il mio weekend in moto è sfumato, cancellato, depennato, sgretolato, distrutto, annientato, polverizzato. Niente Moto. Niet. Nada. Nisba.
“Anche perché Luise ha chiaramente detto che non avrebbe accettato rifiuti” Sorride compiaciuta.
“Avevo come il vago sospetto di ciò..” Convengo tra l’ironico e serio.
“Se in mattinata Sali in ufficio Luise ti dirà tutto quello che c’è da sapere.” Il suo tono è tornato inflessibile e professionale.
“Wow, desideri cosi tanto rivedermi?” Provo a scherzare. Anzi no ci provo e basta.
“Si certo, cosi tanto che ho scalpitato per venire qua a parlarti” Inarca il sopracciglio e mi parla con aria indifferente.
C’ho provato? Tentativo fallito.
Questa qui sarà la classica sessantenne, con venti gatti ancora zitella.
“Però vedo che ti stai intrattenendo, nonostante il tuo ‘dovere’ si sia concluso” La stuzzico un po’.
Fa per parlare, ma richiude subito la bocca, chiude due secondi gli occhi e li riapre. Zen. Questo è merito dello Zen, farà qualche corso.
“Giusto, è meglio che vada” Dice tranquilla alzandosi. “Ricordati che Luise non ama attendere” Mi informa prima di varcare la soia della porta.
E io rimango seduto alla mia scrivania, con  le labbra leggermente schiuse a fissare il punto dove pochi secondi fa c’era la Philips.
Potrei arrivare a pensare, per assurdo, e sottolineo, ribadisco, ed evidenzio per assurdo, che mi ha fregato.

***

"Volo 719" Ripeto leggermente a bassa voce. "Philips, te la guardi mai la tv?" Domando girando il volto verso la ragazza.
"Nonostante viva in una caverna senza riscaldamento nè elettricità sì, qualche volta la guardo..." Scherza guardando un attimo fuori dal finestrino e poi si gira a guardare me.
"Lost, la serie televisiva.. La segui?" Ignoro l'ironia, lei tanto nella caverna ha sempre i venti gatti che l'aspettano.
"Sì, la seguo! Le mie sorelle sono fanatiche della serie..." Mi risponde non molto tranquilla, ha lo sguardo leggermente perso.
"Non è il volo 815.. Ma.." Sorrido tranquillamente. "Pensa se precipitassimo in un paradiso tropicale come quello!"
Mi guarda male. Ma veramente male. Se gli sguardo potessero uccidere, ora sarei decapitato. "Se tu fossi Sawyer la cosa potrebbe essere invitante..." Commenta leggermente sovra pensiero. Sawyer. Ah! Il tizio che assomiglia a Jake, quello che logicamente piace ad Antea. "Ma io e te su un'isola deserta suona decisamente più come un inferno tropicale che un paradiso, non trovi?" Continua  mantenendo un tono vagamente scherzoso, ma secondo me stà pensando ai 101 modi per decapitarmi. Logicamente uno più doloroso dell’altro.
Io non riesco a capire perché, perché mi odia. Sono cosi adorabile io!
"Se tu fossi Kate, e avessi un carattere meno odioso del tuo, ti avrei già chiesto di uscire, senza attendere che un aereo precipiti!" Rispondo in un soffio.
"Non sono sempre così odiosa Alex! Ma tu riesci a tirar fuori il meglio di me..." Risponde cercando di mantenere la calma, odiosa, Lei? Quando mai. "In quanto ad arroganza comunque tu sei abbastanza vicino a Sawyer..." Continua poi con un sorriso. E devo ammettere che quando sorride non è poi cosi male. Senza contare il fatto che non è una brutta ragazza, anzi, peccato che il suo destino è già stato scritto: i venti gatti l’aspettano a casa.
“Signori tutto bene?” La voce dell’Hostess mi riporta sul pianeta terra, io mi giro e sorrido annuendo. “Le cinture le avete allacciate?” Domanda premurosa la biondina.
Mi giro verso Eve, che annuisce un po’ nervosa, stringendo con la mano il bracciolo della poltroncina, per poi tornare a rilassarsi.
Che abbia paura di volare?
Si! L'ho notato. Si è irrigidita, il sorriso di circostanza, il fare finta di niente. Ha paura di volare. Oggi è il mio giorno fortunato, la Philips ha paura di volare, e quali migliori argomenti se non le stragi e i disastri aerei, sono adatti per affrontare il decollo?
"Philips pensa a due possibili scenari: O quello di Lost, o quello di un dirottamento aereo, quale preferiresti?"
Mi guarda, non saprei definire come, ancora non ho studiato le sue mille sfumature degli sguardi assassini.  "Potresti evitare di parlare di stragi ancora prima di decollare?" Mi chiede, peccato che il suo tono abbia lo stesso quella punta di arroganza, che prima contestava a me. "Meglio un dirottamento comunque, magari ti prendono in ostaggio e io mi libero di te!" Risponde, sa mantenere abbastanza l’auto-controllo, se non fosse stato per quella defaiance di prima con la Hostess.
"Oh, se io vado all'inferno, Baby ti porto giù con me!" La provoco deliberatamente.
"Come sei carino..." Commenta rivolgendomi un sorriso compiaciuto
 "Miami sarà in nostro inferno allora..."Continua. "...sempre che ci arrivi vivo..." Aggiunge a voce più bassa.
"Sempre che ci arrivi viva te.." Ribatto inarcando il sopracciglio.
Mi fissa, non so dire se con odio o con astio, di certo non mi fissa con ammirazione o amorevolmente. La sua attenzione viene però attirata dall’aereo che comincia a muoversi, e cerca di sistemarsi meglio sul sedile.
"E' davvero rassicurante viaggiare con te lo sai? Un vero piacere, ricordami di ringraziare Luise quando torniamo a casa..."
"Mamma mia Eve hai 35 anni no?" Chiedo con nonchalance, sistemandomi comodamente. "Cerca di non frignare come se fossi una sedicenne"
"Punto primo mio caro cinquantenne di anni ne ho 28" Ribatte indispettita , prevedibili le donne. Come sempre. "Secondo...vai al diavolo..." Continuo senza saper bene cosa dire, alla fine è ricaduta nel banale. L’insulto clichet per antonomasia.  "Non ho chiesto io di fare questo viaggio con te, quindi cerca di stare zitto e non rompere più del dovuto!"
"Punto primo: Siamo decollati e te sei viva. Punto secondo: Pensi che io smani all'idea di questo Week-End?"
Guarda fuori dal finestrino e si accorgo che in effetti siamo decollati, come se non l’avessi appena detto io. E logicamente, come ben potevo immaginare, litigando con me, neanche se ne è accorta. Sono troppo un genio. Anzi no non sono un genio, ma proprio un G E N I O. Non solo la G maiuscola, ma proprio tutta la parola, e per enfatizzare il fatto ci mettiamo anche uno spazzietto tra una lettera e l’altra.
Sorrido notando la sua faccia sorpresa, piacevolmente sorpresa per una volta. "No, comunque. Non credo che tu smani all'idea di questo weekend, non ho questa presunzione. Potremmo anche cercare di renderlo vivibile comunque... se pensi di esserne capace..." Commenta alla fine senza risparmiarmi la frecciatina.
"Oh Philips quale grazia divina, un armistizio? No grazie, è troppo divertente prenderti in giro!" Mi rilasso completamente sullo schienale del sedile. "E poi vedi, sono un genio, non ti ho fatto nemmeno accorgere di essere decollati, un grazie dovrebbe essere d'obbligo.."
"Grazie per cosa? Per essere insopportabile, o sì Alex, grazie di cuore...non so davvero come farei senza di te..." Risponde ironica. "Magari potresti ringraziarmi tu visto che mi trovi tanto divertente..."  Continuo cercando di sistemare nervosamente il bracciolo del sedile. Se non fosse stata amica di Mike e Antea, se non fosse stata un’ottima collaboratrice di lavoro, mi sarei già divertito a portarla sull’orlo di una crisi di nervi, per questa sua assurda paura di volare.
"Philips hai una paura matta di volare, si nota lontano un miglio!" Inclino la testa verso la ragazza, e la guardo con un sorriso sornione.
"No!" Sbotta immediatamente girando la testa verso di me che la guardo sorridendo. "Un po'..." Ammette gesticolando. E devo dire che è veramente bella in questo momento, quella piccola ruga di tensione sull’angolo sinistro della bocca, e i suoi occhi sembrano brillare. Forse sono semplicemente lucidi. "...Ma questo non ti dà il diritto di infierire sulla cosa! E piantala di chiamarmi Philips!" Si lamenta con veemenza.
"Eve cara, siamo decollati.. Siamo sani e salvi, e atterremo sani e salvi, il nostro problema non sarà l'aereo, ma come sopravvivere a noi stessi." Annuisco convinto.
"E' la prima cosa intelligente che ti sento dire da quando ti conosco..."
Io Ancora di cose intelligenti non te le ho sentite dire.
Penso malignamente, ma questo colpo basso me lo risparmio.
Commenta, abbozzando un sorriso, un sorriso sinceramente divertito, appoggiando la testa al sedile. Allora non si è rifatta con il lifting! Riesce a sorridere! "E non preoccuparti l'albergo sarà grande non dovremmo per forza stare attaccati l'uno all'altra...non più del necessario..."
"Esatto il Luxuria è uno degli alberghi più prestigiosi di Miami, oltre 25 piani, e oltre 150 stanze. Figuriamoci se c'incontriamo. al massimo ci rivedremo qui sull'aereo."
"Esattamente... e anche la cena di stasera, saremo almeno una ventina di persone, potremmo non dover nemmeno parlarci..." Aggiunge "E l'albergo è enorme le nostre stanze saranno probabilmente agli antipodi..."
"Esatto.. Finalmente siamo d'accordo su qualcosa. Eve!" Marco il suo nome con un tono meno astioso del solito.
"Stiamo facendo dei passi avanti eh?" Sorride "Sembriamo quasi due persone civili, sono colpita Alex! Luise sarà fiera di noi, e la prossima volta che le vengono idee simili mi aspetto di vederti al mio fianco mentre la torturo per farle cambiare idea!" Ride.
Oddio. Stò diventando gentile? Con Miss Isterismo, senza crisi isteriche? Oddio.
"Certo, mandiamo da lei Sergey.." Ok, forse passo troppo tempo in quel condominio.
"Hey, non starai mica iniziando a dare corda ad Amanda anche tu vero? Antea basta e avanza, e anche Blaine a dirla tutta e chissà chi altro!" Mi guarda dritta negli occhi. Questa cosa mi piace in lei. Non abbassa mai lo sguardo, ed è sempre feria, ogni cosa che fa o dice. Non si lascia intimorire facilmente, "Non fare mai commenti del genere davanti a mia sorella o ti ritroverai appostato davanti a casa mia a spiare Sergey, la conosco, credimi!"
"Tua sorella è una forza della natura, sai?" Dico sorridente. "Ok, parteggia con Antea, come tutto il palazzo del resto, però devo dire che è simpatica!"
"Una forza della natura... Un bel modo per dire che è pazza ma direi che hai ragione!" Sorride portandosi dietro l’orecchio una ciocca di capelli ribelle. "E comunque sì parteggia per Antea ma direi che le stai simpatico... Ha cercato anche di difenderti davanti a tua sorella... Magari spera di tirarti dalla sua parte per la cospirazione russa... O forse pensa semplicemente che non sei così male come sembri, chissà..." Commenta leggermente sovra pensiero.
"Scusa come sembrerei?" Chiedo incuriosito
"Arrogante? Pieno di te? Presuntuoso?" Elenca con tono ironico, che di ironico ha solo quello, perché sinceramente, detta tra noi, ci azzeccato in tutto, e su tutta la linea.  "Ma magari è solo un'impressione...." Continua divertita. Scommetto che si diverte un casino a offendermi cosi gratuitamente.
"Eve ti piacciono i gatti?"
Ecco, questa è la mia domanda da un milione di dollari. Si gira a fissarmi inarcando il sopracciglio. "Scusa?" Mi chiede confusa. "Sì... direi di sì..."
Lo sapevo! Ho sempre ragione! Sono troppo un genio. Anzi no non sono un genio, ma proprio un G E N I O.
Attacco a ridere di gusto. "Oh niente, era una curiosità!" Cerco di tornare serio.
"Mi sono persa qualcosa di molto divertente?" Chiede "Per farti ridere così doveva essere davvero divertente..."
"Oh si non immagini quanto!" Dico sfoggiando un sorrisetto sadico.

“Eve… Vieni con me!” Dico alla prima turbolenza dell’aereo. Se tanto mi da tanto, lei preferirebbe morire piuttosto che farsi vedere terrorizzata.
“Di grazia, dove vuoi andare?” Chiede leggermente tagliente. Io mi avvicino a lei, posso sentire il suo profumo dolce, sa di fiori, in contrasto con la caramella al limone che stà mangiando. Appoggio il gomito sul bracciolo del sedile. Mi inclino verso il suo orecchio.
“Dicono che il sesso in alta quota, faccia passare ogni paura, anche quella del buio” Sussurro flebilmente, sfiorando con le labbra il suo orecchio.
Mi ritraggo lentamente, e la osservo, è come una statua di sale. Stà meditando sicuramente con che arma uccidermi. Si gira lentamente. Mi guarda allibita, che sia riuscito a farla tacere? Dubito di essere cosi fortunato.
“Vuoi per caso che apra quel portellone e ti butti giù di sotto?” Chiede dolcemente sorridendo, ma riesco a intuire lo scampanellio degli allarmi suonare tutto intorno. “O se vuoi ti lascio solo, la prossima volta con la signorina Donell!” Mi minaccia esibendo il più ammaliante degli sguardi. Si gode in pieno, la mia espressione terrorizzata. La Signorina Donell, è una donna di circa cinquanta anni, che a suon di botulino e operazioni estetiche crede di avere ancora trenta anni, ci prova spudoratamente con me, e sono più le volte che le sue mani sono sul mio sedere, che al loro posto. Orrore.
“Megera” Soffio io girandomi dall’altra parte offeso. La sento sghignazzare debolmente. E ho solo una cosa da dire: vendetta. Eve passeremo tre giorni insieme, aspettati di tutto.

Eve ha incontrato una vecchia amica del college, io ho tutto il tempo per andare alla Hall, e cominciare la prima parte del piano: ‘Vendichiamoci di Eve’.
“Buona Sera, benvenuto all’hotel Luxuria” La ragazza dietro al bancone mi sorride, un sorriso tirato e finto, logicamente sta maledicendo tutti questi nuovi arrivi fuori orario, passare otto ore su dei tacchi da dodici centimentri, a sorridere e accondiscendere a ogni richiesta dei clienti deve essere snervante. Mostro il mio sorriso più amabile, quello che farebbe sciogliere anche un Ice-berg.
“Se ti dico 100 dollari per un favore?” Mi sporgo in avanti, appoggiando il gomito al bancone della Hall, e accavallo le gambe all’altezza della caviglia.
“Mi verrebbe da pensare dove stà la fregatura…” Risponde lei sospettosa, ma incuriosita dall’offerta.
“Nessuna fregatura, quando arriverà quella donna bruna, con due gambe da mozzare il fiato, dovrai fingere che ci sia rimasta solo una Suite, e che dovremmo condividerla..” Le spiego tranquillamente, pregustandomi la reazione di Eve a tutto ciò.
“E per questo mi daresti 100 dollari?” Chiede stupita.
Annuisco semplicemente, e osservo Eve parlare con quella donna. Devo ammettere che è dannatamente bella, stà giocando con il lobo sinistro, segno evidente, almeno per me, che è nervosa. I suoi occhi fissano senza mai interruzione quelli dell’altra donna rossa, che invece cerca di evitare quello sguardo smeraldino. Capisco bene cosa possa provare l’altra donna, infondo Eve incute soggezione, è incredibilmente bella e intelligente, sarcastica e tagliente sa come mettere bene le cose in chiaro sempre. I suoi occhi sono lame pronte a ferirti nel profondo. Da quanto Antea mi ha fatto quella sfuriata non riesco a pensare ad altro. Lei è sempre stata un fulmine a capire queste cose, e non sarebbe la prima volta che lo intuisse prima del sottoscritto.
Mi dirigo verso Eve, non è riuscita a sganciare la tizia, e magari le serve un aiuto.
“Cara eccoti, ci stanno aspettando” Sorrido cingendole la vita. La sento irrigidirsi un secondo, per poi rilassarsi sorridendo.
“Alex ti presento Madelene” Mi volto a osservare l’altra donna, avrà l’età di Eve ma è decisamente brutta, anzi direi sgraziata, l’ombretto bianco e celeste, insieme all’eye-liner nero la fanno sembrare una di quelle che la notte lavora lungo le strade. Gli abiti esageratamente pacchiani e vistosi la invecchiano, per non parlare della sua voce: stridula e petulante.
“Piacere Madelene, ma ora ci dovrai scusare ci aspettano alla Hall.” Sorrido stringendo la mano. Per poi rapire Eve, e dirigerci finalmente alla Hall.
La ragazza, Elizabeth ci accoglie con un caloroso saluto, molto più cordiale e invitante di prima. Forse con quei cento dollari promessi ci comprerà un paio di scarpe.
“Buonasera benvenuti al Luxuria, se potete dirmi i nomi vi sistemo subito nelle stanze”
“Eve Philips e Alexander McDowell” Dico candidamente, accorgendomi di non aver ancora tolto la mano dalla schiena di Eve. Lo faccio lentamente, per non sembrare un rifiuto netto. Ora mi aspetta credo, lo spettacolo più bello di tutta la mia vita. Eve che realizza di dover dormire con me sullo stesso letto.

Alexander Christian McDowell

conferenze, eve , i gatti
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giovedì, 20 settembre 2007, 09:53

Scatole.
Scatole.
Ancora scatole.
La mia vita rinchiusa in delle scatole.
La mia vita, sempre in movimento, sempre frenetica, sempre in giro ha deciso di fermarsi. La giostra si è fermata, e io devo scendere.
L’oceano cristallino dei Caraibi, la sabbia bianca del Marocco, il glaciale freddo di Mosca, l’esaltante carnevale di Rio. Luoghi persone, viaggi incontri divertimenti. La giostra si è fermata e io sono sceso.
Di mia volontà? Esattamente, e qui ci stà l’imbroglio, non è assolutamente mettere le radici, sono nomade per natura, lo sono sempre stato. Ma forse il Luna Park, con luci e colori sempre nuovi non ha più bisogno di me, o forse io non ho più bisogno di lui.
New York, amata e odiata, sono qua. Di nuovo pronto a sentire su me il peso della sedentarietà. Anche quando ho studiato a Yale, non rimanevo per più di sei mesi in un alloggio, ho fatto il diavolo a quattro. E ora? Che succederà? Impazzirò sicuramente.
Ho visto mio fratello Mike a Washington questo fine settimana, mi ha portato le chiavi di casa, ma io avevo chiesto uno scudo difensivo per proteggermi da Antea.
Mi ha chiesto di rientrare con lui, per fare una bella sorpresa alla nostra sorellina, certo la sorpresa ci sarebbe stata, e anche grande, ma lei sarebbe morta d’infarto o avrebbe ucciso me, molto più probabilmente.
La nostra famiglia è unita, incredibilmente unita. Siamo cinque maschi e una ragazza, e lei la piccola Antea è una delle creature al mondo che adoro di più, fino all’incidente di Fedreric, potevo dire, e dare per certo che ero il suo fratello preferito, e lei era la mia piccola gemma.
Ma ora le cose sono cambiate anche troppo.
“Alex, dai, qui in ufficio abbiamo finito” La mano di Allyson mi riporta sulla terra.
“Aly sicura?” Chiedo speranzoso, ci dormirei pur di non rientrare a casa.
“Smettila di fare il codardo, non puoi abitare in ufficio” Ride sedendosi sul tavolo davanti a me, osservo le sue gambe, i suoi jeans sono sempre strani, hanno sempre decorazioni diverse, e spesso le crea da sole queste decorazioni.
“Non sono codardo” Ribatto stancamente, appoggiandomi sullo schienale della sedia.
“Sei arrivato a New York stà mattina alle sei, sono le sette di sera, e non sei passato per casa” Perché deve sempre ricordarmi tutto? Perché la detesto quando ha dannatamente ragione?
“E va bene, per oggi basta cosi” Sospiro un po’ teso, abbiamo ricevuto l’incarico della campagna pubblicitaria dela Runaway, odio le riviste di moda, sono complicate da gestire, e non puoi fare programmi a lungo termine, cambia tutto da un giorno a quell’altro. Però mi piacciono le sfide, e voglio, anzi sono sicuro che riuscirò a portare Runaway in alto, più in alto di quanto si possano aspettare.
“Ecco bravo, tanto gli altri arrivano tutti in settimana, e hai ben sette giorni per mettere in ordine la tua vita” Mi dà una pacca sulla spalla, e scende con un piccolo salto.
“Uno: non voglio mettere ordine della mia vita, mi piace così com’è. Due: sei troppo saggia per i miei gusti” La prendo in giro, mentre infilo la giacca, e chiudo le luci del mio ufficio.
“Senti ma, perché mi hai dato l’ufficio verde?” Allyson stà controllando che tutto sia a posto nel resto del piano.
“Perché si, ti si addice il verde!” Faccio le spallucce, e chiamo l’ascensore.
“Ah ecco, se lo dici te” Entriamo in ascensore, e ci salutiamo a piano terra, perché ho parcheggiato la moto proprio davanti al palazzo, Aly ha la macchina nei garage.

***

Sono le otto passate, e forse è ora che rientri a casa. Anche se la prospettiva di fare un bel viaggio in moto è molto più allettante. Non che abbia paura di tornare a casa, ma è che non mi và sentire quella tensione che ti entra perfino nelle ossa, quelle situazioni che sono scomode terribilmente scomode. E sinceramente le situazioni scomode non le ho mai digerite.
Parcheggio la moto proprio affianco a quella dei miei fratelli, è strano come le unioni di famiglia si manifestano sotto i più svariati aspetti.
“Alexander che piacere rivederla” La voce di Jim mi fa girare verso la portineria, stà chiudendo.
“Jim, buona sera” Mi avvicino al bancone.
“Ho saputo che tornerà ad abitare qui, signore”
“Si” Sospiro. “Casa dolce casa no?”  M’incammino verso gli ascensori appena Jim sparisce dietro al bancone per fare non so cosa.
Primo Piano: Ne mancano undici.
Secondo Piano: Ho 30, anzi no, precisiamo, 29 anni. Non posso avere paura di una ragazza di 24.
Terzo Piano: Io non ho fatto niente di male.
Quarto Piano: Sarà contenta di vedermi, sono anni che non ci vediamo.
Quinto Piano: Magari c’è qualche altro appartamento libero. Magari dall’altra parte del parco.
Sesto Piano: Oddio, solo ora mi rendo conto di quello che faccio. Routine. Normalità. Aiuto.
Settimo Piano: Le carte sono in tavola, non puoi alzarti e andare via.
Ottavo Piano: L’arrivo di Amber distrarrà le attenzioni dalla mia presenza in casa.
Nono Piano: Devo riuscire a trovare l’aggancio giusto per Runaway, per un inizio strabiliante.
Decimo Piano: Mi dovrò informare di moda. Non può andare peggio di così.
Undicesimo Piano: Perché?
Dodicesimo Piano: Arrivato. Grazie a Dio, pensavo di dover salire verso il paradiso, altro che. Troppi piani!

La vita è priva di una configurazione ben definita, le sue catastrofi colpiscono in modo sbagliato le persone sbagliate. C’è un che di grottesco nelle sue commedie, e le sue tragedie finiscono in farsa. Chi l’avvicina ne rimane sempre ferito. (Il critico come Artista – Oscar  Wilde)

“Sono a casa” Dico rientrando, non che mi aspetti che mi si venga incontro saltellando e gioendo. Con la tensione che ci sarà qui, è già tanto che non vengo accolto da una gang di malavitosi pronti a tutto per cento dollari.
“Noi siamo in cucina!” La voce squillante di Mike mi fa sorridere, lui è sempre cosi gioviale e ottimista, l’esatto opposto mio.
“Buona sera” Cerco di sorride arrotolandomi la manica della camicia.
“Ciao” Antea neanche alza lo sguardo, stà tagliando una zucchina, e presumo che quella zucchina abbia il mio volto notando la foga e la violenza con cui stà riducendo quel povero ortaggio.
Mi devo ricordare di non farla incazzare mentre maneggia i coltelli, è dannatamente e pericolosamente brava.
“Allora, com’è andato all’ufficio? Pensavo che iniziassi almeno domani!” Mike mi parla mentre controlla qualcosa in forno, non sono abituato a vederli cosi uniti, fino a qualche anno fa ogni pretesto era giusto per litigare.
Buffa la vita, ora sarò io il bersaglio mobile della mia sorellina.
“Andato bene, Allyson è venuta con me, e sono arrivati tutti i mobili per gli interni” Allento anche il nodo alla camicia, e mi siedo su uno degli sgabelli. Lungi da me chiedere se vogliono una mano in cucina, sicuramente avrebbero qualcosa da fare, e io, giustamente la dovrei fare. Che cosa scomoda!
“Aly?” Antea mi guarda per la prima volta da quando sono rientrato, annuisco. “Invitala a cena, la voglio rivedere” Libera provocazione, la prima della serata. Lei odia me, e ama il mondo che mi circonda. Non è cambiata.
“In settimana glie lo dico” Rispondo pacato mentre giocherello con una mela, presa a caso da cesto della frutta davanti a me. “Sapete dell’arrivo di Amber?” Cominciamo a deviare ogni possibile argomento che mi riguardi personalmente.
“Oh, certo”  Il rumore del coltello secco mi ha fatto, lo devo ammettere, prendere un colpo secco.
“Problemi?” Chiedo non per provocarla.
“Ah beh.. Dimmi te Mike rientra Ieri con una lettera e una notizia. Il tuo arrivo qui, e l’arrivo di una nuova sorellina, la famosa Amber. Al diavolo lei e te!”
Più chiara e coincisa di cosi, non poteva essere.
Detto ciò esce dalla cucina, senza sbattere la porta, semplicemente perchè non abbiamo porte da sbattere in cucina.
Poi sento il rumore dei suoi tacchi tornare in cucina mi volto, e la vedo che ci osserva. “Buon appetito!” Che sembra tanto voler significare: ‘Strozzatevi in santa pace, ma non sporcate’ “Esco con Jake!” Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Ecco che sbatte la porta di casa, come la conosco bene. Fin troppo.

Non posso fare a meno di detestare i miei parenti. È così triste dover sopportare chi ha i nostri stessi difetti. (Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde)

Irascibile. Impulsiva. Vendicativa. Le mie tre caratteristiche che si rispecchiano in Antea.
Dolce. Sognatrice. Combattiva. Queste peculiarità sono di Mike, ma si celano anche nelle sfumature più svariate in lei.
Spericolata. Ansiosa. Indulgente. Creativa. Qui ci possono essere rispecchiati i gemelli in pieno. E poi ha lo sguardo e la bocca di Fedreric, e forse questa è la cosa che più mi colpisce.
“Jake?” Domando inarcando il sopracciglio.
“Ti ricordi il mio migliore amico?” Mike si è messo a cuocere la zucchina insieme a non so cosa nella padella.
“Si quello che abita qui a fianco, no?” Domando cercando di ricordare la fisionomia, alto, biondo con gli occhi chiari.
“Esattamente.. Stanno insieme, ormai da quasi un mese, ma si frequentano ormai da un anno” Sorride, strano, tutti noi fratelli non abbiamo mai sopportato i fidanzanti di Antea specialmente William. Quel gran… “È un tipo ok, Jake.. Sono sicuro che non la farà soffrire”
“Spero, altrimenti devo ucciderlo” Ci mettiamo a ridere entrambi.

***

“Vado io” Dico semplicemente alzandomi dal divano e dirigendomi verso la porta.
Apro e vedo una ragazzina bionda sorridente che mi fissa in silenzio. Inclina la testa a destra e a sinistra, poi di nuovo a destra e di nuovo a sinistra. Riduce gli occhi a due fessure e annuisce.
“Ah! Le corna e la coda dove sono?” Chiede in perfetto stile poliziesco. Poi mi osserva facendo un passo avanti. “Il fumo nero, e i denti da squalo?” Si è portata una mano al mento massaggiandolo.
“Amica di Antea, non è vero?” Domando sorridendo.
“Si Amica di Antea, Senza rancore eh!” Sorride facendo le spallucce ed entra passando alla mia sinistra.
“Accomodati pure, fai come se fossi a casa tua” Dico ironico chiudendo la porta alle mie spalle.
“Sono a casa mia” Ribatte lei tranquillamente, posando i cd sul tavolino in sala.
“Ah ecco, forse sono io qui l’intruso” Rispondo accigliato.
“Dai, sei più sveglio di quanto pensi Antea” Ride, e io non posso fare altro che ridere con lei, ha una risata contagiosa.
“Mandy!” La voce squillante di Antera riempie la stanza.
“Ant!” Si porse in avanti prese i cd tra le mani e me li mostrò, anzi me li sventolò con gesti ampi.
“Grazie!Grazie!Grazie!” Dice sorridente, e poi si accorge della mia presenza e il sorriso gli si smorza.
“Ho conosciuto Alex” Amanda, una sedicenne, massimo una diciottenne potrebbe essere.
“Che fortuna” Risponde mia sorella sarcastica. Ci risiamo.
“Non è male” Fa le spallucce.
“Non lo conosci” Ribatte lei prontamente.
“Tu mi conosci?” Chiedo a brucia pelo dirigendomi in cucina.
“Si dia il caso che sono tua sorella” Sento la sua voce seguirmi, a pro il frigo e tiro fuori una birra ghiacciata.
“Che c’entra? Sono anni che non ci sentiamo” Faccio le spallucce e poso la bottiglietta di birra sul tavolo cercando lo stappa bottiglie.
“Secondo te ci sarà un motivo?” Mi guardo intorno spaesato, sono in questa casa da due giorni e non c’è una cosa messa al suo posto. Sbatto nervosamente un cassetto.
Mi giro verso Antea, pronto a chiederle dove cavolo la sua mente bacata, e quella di mio fratello, avrebbero potuto mettere un cavatappi. Ma vedo la biondi passarmi vicino, tra me e il tavolo della cucina, si sporge verso lo sportello in alto a sinistra, lo richiude, e mi sventola davanti l’oggetto del mio desiderio. Mi sorride e fa le spallucce come per dirmi ‘basta cercare’.
“Si il motivo c’è ed è tutto nella tua mente bacata!” Dico secco stappando la birra, con la coda dell’occhio vedo il folletto biondo cercare qualcosa in giro per la cucina ma non ci faccio più di tanto caso.
“Non osare a tirare in ballo le menti bacate!” Sibila lei con il fuoco negli occhi.
“Senti Antea non è colpa mia se hai la memoria di un elefante, per di più danneggiata!” Dio che esasperazione, facevo prima a trovarmi un altro appartamento.
“Non è colpa mia, se te sei un egocentrico stronzo!” Scuote la testa incredula.
“Tu sei completamente fuori Antea, ma come il terrazzo!Sei senza speranza!” Poso la birra con un gesto secco sul tavolo, ho l’acido allo stomaco per il nervoso.
“Oh!” Annui con sguardo omicida. “Certo” Alza le mani come per dire ‘perché non l’ho pensato prima’.
Ci guardiamo male, anzi no è dire poco, ci guardiamo in cagnesco, e nel silenzio sentiamo una vocina bassa sussurrare qualcosa, ci giriamo in contemporanea verso la ragazzina bionda, quella che assomiglia un folletto, stà scrivendo e farfugliando qualcosa. Poi come se fosse stata strappata dai suoi pensieri ci guarda. “Beh? Avete finito?” Chiede stupita.
“Finito cosa scusa?” Domando inarcando il sopracciglio.
“Di discutere!”
Ovvio no?
“E a te che interessa?”
“Stò segnando i punti, scusa eh!”
Certo no? Stà segnando i punti!
La guardiamo tutti e due stupiti, e lei alza il foglio bianco diviso in due, su una metà c’è scritto ‘Alex il Diavolo’, sull’altra ‘Antea Superstar’. Ho già capito da che parte stà.
“Tu alex sei in vantaggio di 5 a 3” Mi spiega mostrandomi le battute. “Te Antea.. Mi hai deluso!” Annuisce seria e con una specie di rammarico nello sguardo, è difficile non scoppiare a ridere. “Mi aspettavo più da te”  Le dà una pacca d’incoraggiamento sulla spalla. “Farai meglio la prossima volta!” Appende con una calamita il foglio sul frigo.

Alexander Christian McDowell

famiglia, lavoro, new york
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